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Lunedì, 27 Maggio 2024
Era il simbolo dell'Abruzzo

Uccisa l'orsa Amarena, a sparare un uomo di 56 anni: "L'ho fatto per paura"

L'arma era regolarmente detenuta. Secondo quanto ricostruito, il plantigrado sarebbe entrato nel giardino dell'uomo che poi ha aperto il fuoco. Il Parco Nazionale d'Abruzzo: "Fatto gravissimo, non aveva mai creato problemi". E ora gli animalisti chiedono di inasprire le pene

È stato un uomo di 56 anni a sparare e uccidere l'orsa Amarena, morta nella tarda serata di giovedì 31 agosto a San Benedetto dei Marsi (L'Aquila). L'uomo è stato individuato dai carabinieri di Avezzano, insieme a quelli della specialità forestale del gruppo dell'Aquila. 

I militari, arrivati sul posto, hanno sequestrato il corpo dell'animale preso poi in consegna dal servizio veterinario del Parco Nazionale d'Abruzzo. Sequestrata anche l'arma incriminata, il bossolo espulso e altre armi possedute dal presunto responsabile. Il 56enne, indagato dalla procura di Avezzano, dovrà rispondere del delitto di uccisione di animali e della contravvenzione di abbattimento di un esemplare di orso. Ora rischia da 4 mesi a due anni di reclusione, secondo quanto previsto dall'articolo 544 bis del codice penale che punisce chiunque "per crudeltà o senza necessità cagiona la morte di un animale". 

L'uomo avrebbe sparato con un fucile regolarmente detenuto dopo aver notato la presenza del plantigrado all'interno del giardino di casa. "Ho sparato per paura ma non volevo uccidere" avrebbe raccontato ai carabinieri. "L'ho trovata dentro la mia proprietà è stato un atto impulsivo, istintivo". La dinamica di quanto accaduto però è ancora in larga parte ignota. Il post del Parco Nazionale d'Abruzzo

Così muore il simbolo del Parco Nazionale d'Abruzzo

L'orsa Amarena, vero e proprio simbolo del Parco Nazionale d'Abruzzo e di tutta la regione, era in compagnia dei suoi due cuccioli che ora risultano dispersi. Solo pochi giorni fa era stata avvistata nel centro abitato di San Sebastiano dei Marsi proprio in compagnia dei piccoli. Ad oggi, spiegano dal Wwf, i cuccioli "non ancora autosufficienti" e il loro destino è "a forte rischio" dal momento che dovrebbero restare circa un anno e mezzo con la madre. Per questo il Parco si è già attivato per la loro ricerca ma non sarà facile ottenere risultati.

Amarena era un'orsa che non aveva mai manifestato alcun segnale di aggressività. Il suo destino si incrocia con quello del piccolo Juan Carrito, star dei social e figlio della stessa Amarena, investito e ucciso lo scorso gennaio sulla statale 17 nel territorio comunale di Castel di Sangro.  La morte di Amarena ha scosso particolarmente la comunità di Villalago che negli anni è stata modello di accoglienza per l'orsa e i suoi cuccioli, come ricorda l'amministrazione comunale. "La comunità di Villalago ti aveva accolto e protetto, te ed i tuoi cuccioli, potendo con rispetto ammirare lo spettacolo della natura", scrivono dal comune condannando il vile gesto.

"Non aveva mai creato problemi all'uomo"

La notizia della morte dell'orsa ha colpito profondamente l'opinione pubblica. Dal Parco Nazionale d'Abruzzo parlano di un "fatto gravissimo, che arreca un danno enorme alla popolazione che conta una sessantina di esemplari, colpendo una delle femmine più prolifiche della storia del Parco" si legge nel post pubblicato dal Parco sui social. "Ovviamente non esistono motivazioni di nessuna ragione per giustificare l'episodio visto che Amarena, pur arrecando danni ad attività agricole e zootecniche, sempre e comunque indennizzati dal Parco anche fuori dai confini dell'area contigua, non aveva mai creato alcun tipo di problema all'uomo".

Per il presidente della regione Abruzzo, Marco Marsilio, quello di cui è rimasta vittima Amarena è stato "un gesto incomprensibile" che provoca "dolore e rabbia". "In tutti questi anni - ha detto Marsilio - le comunità fuori e dentro ai parchi hanno sempre dimostrato di saper convivere con gli orsi senza mai interferire con le loro abitudini. Mai un orso ha rappresentato in Abruzzo un qualunque pericolo per l'uomo, neanche quando si è trovato a frequentare i centri abitati. L'atto violento compiuto nei confronti del plantigrado non ha alcuna giustificazione".

Il Wwf: ora pene più severe

 Dal 2010 ad oggi 15 orsi sono stati uccisi nel centro Italia, di cui tre nel territorio dei parchi dell'Abruzzo. La stessa sorte di Amarena toccò il 12 settembre 2014 ad un altro orso bruno marsicano nel territorio comunale di Pettorano sul Gizio. L'autore dell'episodio è stato poi condannato nel 2021 dalla Corte di Cassazione al pagamento delle statuzioni civili. E sono in tanti, oggi, a chiedere pene più severe per chi si macchia di reati di questo tipo. "È necessario che le indagini di magistratura e forze dell’ordine accertino rapidamente come si sono svolti i fatti" dicono dal Wwf. "Nel nostro Paese, purtroppo, le leggi non sono idonee a punire in maniera adeguata i responsabili di gesti tanto efferati, e anche quelle esistenti non vengono quasi mai applicate rigorosamente". 

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