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Domenica, 5 Dicembre 2021
cambiamento climatico

Il Mediterraneo si scalda: arrivano pesci e alghe "aliene"

Il cambiamento climatico provoca danni anche a 40 metri sotto il pelo dell’acqua. "Stiamo perdendo le comunità marine locali a vantaggio di specie invasive opportuniste di origine tropicale", è l'allarme degli esperti

Né in superficie né in profondità: il cambiamento climatico non risparmia alcun ecosistema e riesce a provocare danni alla biodiversità del Mediterraneo anche a 40 metri sotto il pelo dell’acqua. L’aumento delle temperature uccide le nostrane gorgonie, alghe rosse e madrepore per cedere anfratti e scogliere a specie esotiche come pesci paggagallo e caulerpe, alghe tropicali che trovano un passaggio con le acque di zavorra delle navi commerciali. Porta d’accesso per questi alieni del mare è a sud, alla foce del Canale di Suez.

Il verdetto è confermato dalla prima delle nove stazioni di misurazione delle temperature marine del Mar Mediterraneo, quella sulla costa nord-occidentale dell’Isola d’Elba. Un avamposto che può contare su oltre vent’anni di dati raccolti e che, mentre attende le informazioni rilevate dalle “postazioni sorelle” disseminate lungo le coste della Penisola, lancia l’allarme su quanto accaduto quest’estate. “Tra i 20 e i 40 metri di profondità – spiega a Today Monica Montefalcone, ecologa e ricercatrice del Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita (DiSTAV) dell’Università di Genova – i nostri termometri hanno rilevato un aumento di temperatura che in luglio e agosto ha superato il grado e mezzo rispetto all’estate del 2020”. Un mare caldo che ha spinto le acque abissali a una media di 18 gradi centigradi, senza possibilità di appello per gli abitanti dei fondali e delle rocce. “Solo le gorgonie rosse che abitano le acque dell’Elba, già vulnerabili di estinzione secondo la Lista Rossa IUCN, hanno mostrato segni di necrosi nel 20% dei casi. Il doppio dell’anno precedente. Stesso impatto ha causato sbiancamento e mortalità delle alghe rosse corallinacee mentre una vera e propria moria ha colpito il 60% del madreporario. Stiamo perdendo le comunità marine locali a vantaggio di specie invasive opportuniste di origine tropicale”.

Il Mediterraneo aumenta di un grado e mezzo: arrivano gli alieni dal canale di Suez

Il biglietto d’ingresso per caulerpe, pesci pappagallo e vermocane è staccato per lo più in Egitto, dove il Canale di Suez porta le acque dell’Oceano Indiano a tuffarsi nel bacino del Mediterraneo. “Ci sarebbe anche lo Stretto di Gibilterra – interviene l’ecologa che ricopre anche il ruolo di responsabile scientifica del progetto “Mare Caldo” di Greenpeace – ma essendo questo un passaggio naturale, lascia entrare specie temperate dell’Atlantico più affini alle nostre comunità marine rispetto a quelle termofile tropicali”. E questo significa che con la costruzione del Canale mercantile di Suez, è stato di fatto aperto un passaggio che la natura non aveva previsto. “Ma non dobbiamo disperare”, conclude la ricercatrice genovese. “I dati storici ottenuti finora ci hanno chiaramente indicato che dove le attività umane esercitano una pressione minore sulle acque, la nostra biodiversità resiste meglio all’invasione aliena. Tenere sotto controllo la pesca eccessiva, il traffico marino e le estrazioni minerarie può aiutarci sul breve periodo a mitigare un impatto ormai inarrestabile”. Inarrestabile, a meno che le politiche globali di riduzione delle emissioni di gas serra non riescano a risolvere il problema alla radice.

Crediti foto: "Lorenzo Moscia - progetto "Mare Caldo"

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