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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Animali

Stop alla triturazione dei pulcini maschi: la Camera vieta la pratica dal 2027

A partire dal 31 dicembre del 2026, in Italia non si potranno più uccidere i pulcini maschi figli delle galline ovaiole d’allevamento. L’emendamento è stato approvato stamattina alla Camera e ora è atteso l’ok definitivo al Senato, previsto per l'inizio del 2022

Se nasce un pulcino maschio da una gallina d’allevamento industriale, non è utile né per produrre uova né per diventare un pollo da carne. E’ per questo che ogni anno, circa 40 milioni di piccoli schiusi da meno di 24 ore vengono posizionati su un nastro e trasportati fino al maceratore per essere triturati. Smaltendo quello che a tutti gli effetti è considerato uno scarto di produzione, che genera costi e riduce i profitti. Ma l’Aula della Camera dei Deputati questa mattina ha tracciato l’orizzonte temporale entro il quale questa pratica dovrà terminare. Con 359 favorevoli, 1 contrario e 32 astenuti, ha approvato un emendamento che entro il 31 dicembre del 2026 vieta l'abbattimento selettivo dei pulcini di linea maschile delle galline d’allevamento, appartenenti alla specie Gallus gallus domesticus. La misura è stata presentata dall’on. Francesca Galizia, capogruppo del M5S in Commissione Politiche Europe, e attende solo l’approvazione definitiva del Senato prevista per l’inizio del 2022. In realtà, si è trattato del recepimento di una direttiva comunitaria già attiva in Francia e Germania, dove lo stop è previsto per la fine di quest’anno e per la fine del prossimo. 

Una vittoria salutata immediatamente da Animal Equality che “già nel 2020 - rivendica  Alice Trombetta, direttrice esecutiva dell’associazione animalista - aveva lanciato una campagna firmata da oltre 100mila persone grazie alla quale l’associazione di categoria di produttori di uova Assoavi si era dichiarata favorevole all’introduzione di tecnologie in-ovo sexing in grado di evitare l’abbattimento dei pulcini maschi”. Ovvero, l’Italia dovrà favorire una tecnologia in grado di stabilire il sesso del pulcino prima della schiusa, in modo da poter eliminare l’uovo senza dover abbattere l’animale già nato. Una disponibilità che l’industria aveva manifestato già dallo scorso anno, attraverso le parole del presidente di Assoavi, Gian Luca Bagnara. Che dichiarò: “Ci stiamo impegnando per incentivare l’introduzione in Italia di queste tecnologie, sostenendo attivamente la sensibilizzazione sul tema tra i nostri associati e lavorando attivamente con le aziende che le producono per averle quanto prima disponibili anche per produttori italiani di uova, non appena saranno commercialmente disponibili, applicabili ed economicamente sostenibili”. Una linea preceduta anche da Coop Italia, che fu la prima ad aderire alla campagna. Un passo avanti per l’industria zootecnica anche se tecnicamente, si sta trattando di affinare tecnologie che non risolvono le contraddizioni dell’allevamento intensivo.

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