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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Facciamo chiarezza

Perché il numero 3.783 è diventato una bandiera dei no-green pass

Molti attivisti sostengono che sia il dato reale sui decessi causati dal virus, ma non è così. Tutto nasce da un "equivoco"

Il Covid è meno letale di una banale influenza? Sembrerebbe di sì a leggere alcuni dei cartelli esposti nelle manifestazioni contro il certificato verde che si sono svolte nel fine settimana in varie città italiane. 

C'è un numero in particolare che negli ultimi giorni è diventato popolare tra gli attivisti no-vax e no-green pass: 3.783. Sarebbe questo il numero reale dei morti registrato dall'inizio dell'emergenza ad oggi, appena il 2,9% degli oltre 130mila decessi segnalati nei bollettini del ministero della Salute. 

Se ne dovrebbe dedurre che in un anno e mezzo il virus ha ucciso meno persone dell'influenza (responsabile secondo l'Istituto superiore di sanità di circa 8mila decessi all'anno) e che dunque l'emergenza pandemica è stata enormemente ingigantita, in Italia come nel resto del mondo. Purtroppo si tratta di una fake-news. 

proteste no-green pass roma ansa-2

L'equivoco, chiamiamolo così, nasce da un editoriale pubblicato sul quotidiano "Il Tempo" lo scorso 21 ottobre  a firma del direttore Franco Bechis. Nell'articolo, intitolato "Gran pasticcio nel rapporto sui decessi. Per l'Iss gran parte dei morti non li ha causati il Covid", Bechis cita l'ultimo rapporto dell'Istituto superiore di sanità e afferma che "secondo il campione statistico di cartelle cliniche raccolte dall'istituto solo il 2,9% dei decessi registrati dalla fine del mese di febbraio 2020 sarebbe dovuto al Covid 19". 

E dunque, dice Bechis, solo 3.783 morti "sarebbero dovuti alla potenza del virus in sé" dal momento che tutti gli altri avevano "da una a cinque malattie che secondo l'Iss dunque lasciavano già loro poca speranza". 

Cosa dicono i dati dell'Iss sui decessi da Covid

Ma davvero il Covid è così innocuo? Lo stesso Bechis in un altro passaggio dice di avere qualche dubbio su quanto verrebbe affermato nel rapporto. Usiamo il condizionale non a caso. Nel report in effetti non c'è traccia dell'affermazione secondo cui "gran parte dei morti non li ha causati il Covid".

L'istituto superiore di sanità si limita in realtà a riportare i dati sul numero di patologie osservate tra i pazienti deceduti. Si tratta di una stima, si legge nel documento, ottenuta "da 7.910 deceduti per i quali è stato possibile analizzare le cartelle cliniche". Di questi "230 pazienti (2,9% del campione) presentavano 0 patologie, 902 (11,4%) presentavano 1 patologia, 1.424 (18,0%) presentavano 2 patologie e 5.354 (67,7%) presentavano 3 o più patologie". 

Già da tempo l'Iss ha chiarito che la positività al tampone "non è sufficiente per considerare il decesso come dovuto al COVID-19", ma è necessaria la presenza di altre condizioni. E vale a dire:

  • Presenza di un quadro clinico e strumentale suggestivo di COVID-19;
  • Assenza di una chiara causa di morte diversa dal COVID-19;
  • Assenza di periodo di recupero clinico completo tra la malattia e il decesso;

Le patologie dei pazienti deceduti

È vero dunque che la gran parte dei pazienti presentava patologie preesistenti, ma non è affatto corretto sostenere che queste persone sarebbero decedute se non avessero incontrato il virus. Il fatto che l'età media dei decessi sia piuttosto elevata (80 anni) rende in un certo senso fisiologico che molti pazienti avessero già dei "malanni" tipici dell'età avanzata: si va dalla pressione alta (nel 65,8% dei casi) alla fibrillazione atriale (24,8%), dalla demenza (23,5) all'obesità (11,5). 

rapporto iss 1-3

Oltre a problemi cardiaci o legati alla circolazione del sangue, tra le patologie pregresse ricorrenti trovano posto anche malattie autoimmuni (4,6 %), ictus (11,5%), o la presenza di un cancro negli ultimi cinque anni (16,3%). 

Decessi Covid per fascia di età-2

Alcune di queste patologie possono essere curate o comunque tenute sotto controllo con uno stile di vita sano. Di contro l'Istituto superiore di sanità fa presente che il 93,6% dei pazienti Covid poi deceduti hanno sofferto di insufficienza respiratoria, di gran lunga la complicanza più comune dovuta all'infezione seguita da danno renale acuto (24,9%), sovrainfezione (20,1%) e danno miocardico acuto (10,2%). Sintomi che hanno complicato il quadro clinico di questi pazienti, già di per sé fragili, fino a provocarne il decesso. Che viene attribuito al Covid proprio in virtù della sintomatologia dei pazienti e in assenza di altre cause. 

rapporto iss 2-2

Il fatto che la stragrande maggioranza dei decessi si siano verificati tra persone anziane e con una o più malattie pregresse era peraltro già noto. Già nel 2020 l'Iss aveva pubblicato vari report sulle "caratteristiche dei pazienti deceduti" e i dati risultavano in linea con quelli di oggi. Non si tratta dunque di una rivelazione dell'ultima ora o di un segreto custodito gelosamente dall'Istituto superiore di sanità. 

I numeri sull'eccesso di mortalità: in un anno e mezzo 130mila morti in più

Se poi qualcuno avesse ancora dei dubbi può dare un'occhiata al rapporto Istat-Iss sull'eccesso di mortalità registrato in Italia da quando il Sars-Cov-2 è presente nel Paese. Nel 2020 si sono contati in totale 100.526 decessi in più rispetto alla media 2015-2019, mentre da gennaio a giugno 2021 le vittime in eccesso rispetto agli anni pre-Covid sono state 29mila. Insomma, da gennaio del 2020 al giugno del 2021 abbiamo avuto circa 130mila morti in più, una stima in linea con i numeri comunicati dal ministero della Salute.

Né va dimenticato che oltre ad uccidere l'epidemia di coronavirus ha messo in seria difficoltà gli ospedali. Le misure di contenimento introdotte dalle autorità sanitarie di tutto il mondo vanno lette anche anche in quest'ottica: come il tentativo di contenere una malattia che può essere pericolosa anche per chi non è fragile e che è in grado di mandare in tilt il sistema sanitario.

Infine andrebbe spesa anche qualche parola sul long-Covid. Secondo  un recente studio pubblicato sulla rivista medica Jama Network Open, gli strascichi della malattia riguarderebbero il 14% delle persone che si infettano. Non proprio una percentuale irrisoria. D'altra parte dopo un anno e mezzo di pandemia una cosa la possiamo dire con certezza: il Covid non ha nulla a che vedere con una semplice influenza. 

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