Giovedì, 17 Giugno 2021
Chiara Cecchini

Opinioni

Chiara Cecchini

Giornalista Today

Abolire l'aborto per cinque anni per fermare la bassa natalità? E poi che altro?

Ancora una volta quello che si è fatto uscire dalla porta si cerca di farlo rientrare dalla finestra. L'ennesimo attacco alla legge 194/78 arriva dalle colonne del quotidiano cattolico Avvenire, con una "provocazione" di Lella Golfo, ex deputata Pdl e presidente della fondazione Marisa Bellisario (nata per ricordare la prima donna manager italiana e "promuovere le capacità e professionalità femminili, nella convinzione che esistano potenzialità inespresse e allo stesso tempo che la volontà di emergere delle donne si scontri contro troppi ostacoli"). L'idea di Golfo è di vietare l’aborto per cinque anni, tranne in casi di "gravi malformazioni del feto o di violenza nei confronti della futura madre" e "dare alle coppie che pensano di ricorrervi non una mancia ma un lavoro e una casa". Marco Tarquinio, direttore del quotidiano della Cei, ha risposto accogliendo "ben volentieri la sua riflessione e la sua laica provocazione". Il problema è se "provocazioni" come questa, che magari in questo caso lo è davvero visto quanto è paradossale, diventano sempre più frequenti e vengono prese sul serio. Il grimaldello usato, ancora una volta, è quello della bassa natalità. Ci aveva già pensato qualche anno fa una proposta di legge presentata alla Camera dalla Lega. E se ne ritorna a parlare spesso. 

Secondo Golfo "la natalità è la nuova questione sociale universale e riguarda tutti, anche chi i figli - liberamente - non li ha voluti. Perché riguarda il futuro. Se non riusciremo a rendere più sostenibile l’equilibrio intergenerazionale cosa accadrà tra una decina d’anni? Banalmente, chi pagherà le pensioni? Chi sosterrà la produttività e il Pil? Chi creerà innovazione? Chi costruirà un'economia green e sostenibile? Potremo ancora permetterci una rete di servizi sociali e la sanità sarà ancora gratuita se crolla il numero dei lavoratori?". Per l’ex deputata Pdl "se pure esiste una relazione diretta tra numero di nascite e crescita economica è vero che anche in società che crescono più della nostra, la natalità è in calo. Questo indica come il problema sia più profondo e abbia a che fare con la mancanza di sicurezza e stabilità. Con un deficit di speranza. Non credo sia un caso che dopo tanti anni si ricominci a parlare di aborto e crescano gli Stati che stringono le maglie: la cattolica Polonia ma ora anche la patria del liberalismo, l’America. Perché quando è la sfiducia, il pessimismo e non una libera scelta di vita a decidere per una coppia, allora lo Stato può e deve intervenire". Da qui la proposta: "Si potrebbe pensare a sospendere la legge 194, vietando l’aborto per cinque anni - tranne gravi casi di malformazione del feto o di violenza nei confronti della futura madre - e dare, invece, alle coppie che pensano di ricorrervi non una mancia ma un lavoro e una casa? È certamente una provocazione. Ma forse può servire a farci riflettere su dove stiamo andando e su quale direzione vogliamo prendere. Perché i figli non devono essere né un dovere né un lusso, ma una vera libertà. E la libertà vince sempre".

"I figli non devono essere né un dovere né un lusso, ma una vera libertà. E la libertà vince sempre", dice Golfo, che però nella sua "provocazione" sembra dimenticare la libertà delle donne di decidere per sé, dando quasi per scontato che chi sceglie di abortire lo faccia per "sfiducia e pessimismo" e non per libera scelta, che come tale non dovrebbe richiedere giustificazioni e non dovrebbe essere condizionata dal sentirsi rinfacciare la bassa natalità. "I problemi sono altri", come direbbe qualcuno. L'ultimo report Istat su natalità e fecondità rilevava ad esempio che "tra le cause del calo dei primi figli vi è la prolungata permanenza dei giovani nella famiglia di origine, a sua volta dovuta a molteplici fattori: il protrarsi dei tempi della formazione, le difficoltà che incontrano i giovani nell’ingresso nel mondo del lavoro e la diffusa instabilità del lavoro stesso, le difficoltà di accesso al mercato delle abitazioni, una tendenza di lungo periodo di bassa crescita economica, oltre ad altri possibili fattori di natura culturale. L’effetto di questi fattori è stato amplificato negli ultimi anni da una forte instabilità economica e da persistenti difficoltà di carattere occupazionale e reddituale, che hanno spinto sempre più giovani a ritardare le tappe della transizione verso la vita adulta rispetto alle generazioni precedenti". Per risolvere questa situazione, l'unica proposta che viene in mente è vietare l’aborto per cinque anni e dare alle coppie una casa e un lavoro (che per Golfo non "una mancia" ma nei fatti lo sembra tanto)? E se questi cinque anni poi non bastano? Facciamo pure dieci, allora. E a questo punto perché non vietarlo di nuovo? Perché non renderlo nuovamente illegale, con tutto quel che ne consegue? 

Tra l’altro, parlando di libertà, Golfo cita la "cattolica Polonia" e "la patria del liberalismo, l'America". In Polonia è entrata in vigore da pochi mesi una legge sull’aborto tra le più restrittive in Europa che in pratica impedisce alle donne di abortire, accolta tra fortissime proteste in tutto il Paese e criticata da diverse istituzioni europee. Negli Usa diversi governatori repubblicani stanno da tempo cercando di limitare l'accesso all’interruzione volontaria di gravidanza nei loro stati. Il caso più recente è quello del Texas, dove il governatore Gregg Abbott ha firmato una legge che vieta di farvi ricorso dopo sei settimane di gestazione (con pochissime eccezioni, e le gravidanze dovute a stupro o incesto non rientrano tra queste): in sei settimane molte donne non si accorgono nemmeno di essere incinte. Forse non proprio gli esempi migliori da citare…

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