Giovedì, 4 Marzo 2021

In Piemonte aborto farmacologico solo in ospedale (con gli sportelli dei provita)

La circolare della Regione inviata ad Aso e Asl affida però le modalità del ricovero alla scelta del medico e della direzione sanitaria

La Regione Piemonte ha inviato una circolare ad Asl e Aso stabilendo il divieto di aborto farmacologico nei consultori e riservandone l'attuazione solo in ambito ospedaliero. Le modalità del ricovero sono affidate alla scelta del medico e della direzione sanitaria.

Dopo l'emanazione da parte del ministero della Salute di nuove linee di indirizzo lo scorso agosto, la Regione Piemonte aveva avviato una verifica di carattere giuridico sulla compatibilità di tale linee con la legge 194 che disciplina l'interruzione volontaria di gravidanza. "Alla luce dei nodi critici emersi dagli approfondimenti – si legge in una nota - la Regione ha voluto confrontarsi, in questi giorni, con esponenti delle diverse realtà sanitarie e sociali, tra le quali la Federazione Federvi.PA. e il dott. Silvio Viale, responsabile del Servizio Unificato IVG dell’Ospedale Sant’Anna di Torino, con i quali è stata condivisa l’opportunità di emanare una circolare di chiarimento e indirizzo destinata ad ASO e ASL piemontesi".

Questi i contenuti della circolare secondo la nota:

•    il divieto di aborto farmacologico direttamente nei consultori piemontesi, riservando l’attuazione dell’interruzione di gravidanza - anche farmacologica - alle strutture tassativamente elencate nell’art. 8 della legge 194, ovvero in ambito ospedaliero; 

•    in attuazione dell’art. 2 lett. d della Legge 194, l’attivazione di sportelli informativi all’interno degli ospedali piemontesi, consentita ad idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita (a titolo esemplificativo: il Progetto Gemma avviato da Movimento per la vita e Centri di aiuto alla vita (CAV) con aiuto economico mediante adozione prenatale a distanza, il servizio telefonico SOS Vita, etc);

•    per quanto riguarda l'aborto farmacologico le modalità di ricovero sono valutate dal medico e dalla direzione sanitaria.

"Tali indirizzi - sottolineano il presidente del Piemonte, Alberto Cirio, e gli assessori a Sanità e Affari legali, Luigi Icardi e Maurizio Marrone - rispondono alla volontà, unanimemente condivisa dalla Giunta regionale e dai presidenti dei gruppi consiliari di maggioranza, di garantire il pieno rispetto di tutte quelle disposizioni della legge nazionale 194 poste a garanzia della piena libertà di scelta della donna se interrompere volontariamente la gravidanza o se proseguirla superando le cause che potrebbero indurre all'interruzione con la tutela sociale della maternità e del perseguimento di pratiche abortive rispettose dell'integrità fisica e psichica della donna, della sua dignità personale e meno rischiose per l'interruzione della gravidanza".

Silvio Viale, ginecologo e pioniere in Italia della sperimentazione della pillola abortiva ru486 al Sant'Anna di Torino, ha commentato su Facebook la circolare.

1. Via libera al Day Hospital in tutti gli ospedali (al S.Anna già lo facevamo) e questo è importante.

2. Il divieto per i consultori è pleonastico, visto che non si facevano e non si sarebbero fatti. Peraltro, una circolare non supera la legge 194, che già permetteva gli aborti chirurgici nei consultori, anche se non sono mai stati fatti.

3. Nulla in contrario che associazioni pro-lige e pro-choice abbiano sede negli ospedali, come nunerose altre assiociazioni sanitarie, purché non diventi terreno di propaganda. Io, che applico la 194, non faccio propaganda abortista e sarebbe intollerabile una testa di ponte per la propaganda anti-abortista. La facciano sul marciapiede. La circolare riorende la delibera di Cota di dieci anni fa, rimasta negli armadi. Non pensino di molestare le donne.

In Piemonte aborto farmacologico solo in ospedale, le reazioni alla circolare della Regione

La circolare della Regione Piemonte ha suscitato diverse critiche. Per Anna Rossomando, vicepresidente del Senato e senatrice Pd, rappresenta "un passo indietro sul fronte della maternità consapevole e della tutela della salute delle donne e crea una disparità rispetto ad altre regioni italiane". Per Rossomando i consultori finiscono così "depotenziati in nome di una battaglia ideologica ed elettorale, condotta sulla pelle delle donne". L'esponente dem critica inoltre "la presenza di sportelli di associazioni pro vita negli ospedali. Quale sia la funzione di questi sportelli risulta incomprensibile e sembra più che altro una bandiera politica voluta dall'assessore Marrone. Per questi motivi ci batteremo per la modifica dell'atto della Regione Piemonte".

"È inaccettabile la presa di posizione della Regione Piemonte sull'aborto farmacologico", dicono in una nota congiunta le senatrici piemontesi del Movimento 5 Stelle Elisa Pirro e Susy Matrisciano. "Rifiutarsi di seguire delle linee guida ministeriali, frutto di un parere dato dal Consiglio superiore di sanità su basi scientifiche per seguire delle posizioni ideologiche è gravissimo. L'applicazione della Legge 194 non è in discussione. È invece in discussione pensare di opporsi ai passi avanti della medicina che, nel caso specifico, tendono una mano alle donne che vivono un dramma della vita come scegliere di ricorrere a un'interruzione volontaria di gravidanza. Bisogna distinguere tra scienza e ideologia e la Regione Piemonte dimostra di non farlo".

Diverso il parere di Forza Italia. "Condividiamo la decisione della Regione Piemonte che prevede l'aborto farmacologico solo in ospedale. Abbiamo più volte ribadito quanto sia importante monitorare l'utilizzo di questo farmaco per le ripercussioni anche psicologiche che può dare sulla donna", afferma Maria Rizzotti, vicecapogruppo di Forza Italia al Senato. "È necessario infatti garantire la sicurezza di chi si sottopone a un'interruzione volontaria di gravidanza secondo quanto stabilisce la legge 194. Per questo è fondamentale effettuarla sotto stretto controllo medico che può essere garantito esclusivamente nelle strutture ospedaliere, dove si possono gestire eventuali effetti collaterali".

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