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Sabato, 13 Aprile 2024
Attualità Armenia

Armenia e Azerbaijan verso un accordo di pace. E dietro c’è Biden

Colloqui lontani dalla stampa per i ministri degli Esteri, che discutono sulla contesa del Nagorno-Karabakh. Mancherebbero ancora dettagli critici, ma gli Usa mediano con ottimismo

Progressi tangibili ma ancora nessun accordo definitivo tra Armenia e Azerbaigian. Le fonti diplomatiche parlano di un avvicinamento tra i due Paesi, scontratisi già in due guerre sull'enclave contesa del Nagorno-Karabakh. Come riporta la tv bubblica belga Rtbf, i governi si sono confrontati in quattro giorni di intensi colloqui dietro i quali c'è la mediazione degli Stati Uniti. "Le due parti hanno affrontato alcune questioni molto difficili negli ultimi giorni e hanno fatto progressi tangibili verso un accordo di pace duraturo", ha dichiarato il capo della diplomazia statunitense Antony Blinken al termine dei colloqui.

Non sono stati diffusi dettagli a proposito dei punti critici o dei progressi quotidiani dei colloqui, svoltisi lontano dalla stampa in un centro conferenze. "Spero che sentano, e credo che lo sentano, che un accordo è in vista, a portata di mano", ha aggiunto Blinken, sottolineando che "il ritmo dei negoziati e le basi poste" rendono possibile la conclusione di un accordo di pace più avanti. Il precedente accordo, risalente al 2020, aveva visto come garante la Russia

Accuse di pulizia etnica

Solo pochi mesi fa, nel gennaio 2023, il primo ministro armeno Nikol Pashinyan aveva dichiarato che l'Azerbaigian conduce una "politica palese di pulizia etnica", obbligando gli armeni che vivono nella regione separatista del Nagorno Karabakh ad andarsene. Gli azeri avevano bloccato una strada strategica che collega l'Armenia all'enclave, bloccando il corridoio di Latcin e sostenendo di voler tutelare l'ambiente contro le mine illegali. A causa del blocco, secondo Yerevan, nella regione montagnosa di circa 120mila abitanti erano iniziati a scarseggiare cibo, medicine e carburante.

"Questa è ovviamente una politica palese di pulizia etnica. E devo dire che se fino ad ora la comunità internazionale è stata scettica in merito alle nostre preoccupazioni riguardanti le intenzioni dell'Azerbaigian di sottomettere gli armeni del Nagorno Karabakh alla pulizia etnica, ora vediamo che questa percezione si rafforza lentamente ma costantemente nella comunità internazionale", aveva affermato Pashinyan.

In Aprile di quest'anno l'Azerbaigian ha iniziato operazioni militari, da loro definite "locali", nella regione. A quel punto Mosca ha accusato il paese di aver violato il cessate il fuoco, ma nessuna azione concreta è stata intrapresa. L'Armenia si è quindi organizzata di conseguenza, con un incremento della tensione che rischia di sfociare in un nuovo conflitto. A ,questa situazione l'Europa, Italia inclusa guarda con grande interesse visto che un'altra guerra potrebbe scoppiare a due passi dal secondo gasdotto che serve il vecchio continente.

Progressi e divergenze

Al termine dei colloqui i ministeri degli Esteri azero e armeno hanno parlato di "progressi", ma hanno affermato che "le posizioni su questioni chiave rimangono divergenti", esprimendosi in dichiarazioni separate ma identiche. "Le parti concordano di continuare le discussioni", hanno aggiunto. Nella sua dichiarazione, Blinken ha affermato che entrambe le parti hanno "concordato in linea di principio alcuni termini" e hanno "una migliore comprensione delle rispettive posizioni". Il diplomatico Usa ha sottolineato anche di aver proposto che "i ministri tornino nelle loro capitali per condividere con i loro governi la prospettiva che con un po' più di buona volontà, flessibilità e compromesso, un accordo è a portata di mano".

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