Mercoledì, 23 Giugno 2021
La lezione del Covid

Aids, la pandemia dimenticata

40 anni fa era ancora il "cancro dei gay", ora non ha un vaccino ma si cura. In Italia sono oltre 100mila i sieropositivi, oltre 2mila le nuove diagnosi ma troppo spesso tardive. Ora la proposta: "Il test per l'Hiv con il tampone per il Covid"

Sono oltre 100mila le persone che in Italia vivono con una diagnosi di positività al virus dell'Hiv e in larga maggioranza lavorano, sono socialmente inserite e affrontano la malattia cronica da cui sono affette con coraggio, sopportando lo stigma ingiustificato di cui sono ancora oggetto. Alla vigilia del 1 dicembre, giornata mondiale di lotta all'Aids, cresce l'appello affinché il mondo affronti allo stesso modo del Covid-19 la pandemia dimenticata dell'Aids. 

Sono passati 40 anni da quando la comunità scientifica mondiale ha preso coscienza della sindrome da immunodeficienza acquisita pur essendo presente sottotraccia nel mondo occidentale almeno dalla fine degli anni '70 proveniente dall'Africa, dove è probabilmente passata dalle scimmie all'uomo negli anni '50.

Oltre 35 milioni le vittime di una strage che ha infuriato soprattutto nel primo quindicennio, con le morti celebri tra gli altri di Rock Hudson (1985, la prima star uccisa dal virus) e Freddy Mercury (1991). È la fine del 1980 quando Michael Gottlieb, ricercatore dell'Università della California, si imbatte nel caso di un giovane paziente che soffre di un raro tipo di polmonite dovuta a Pneumocystis carinii, un protozoo che solitamente colpisce solo pazienti con un sistema immunitario indebolito. Nei mesi successivi, Gottlieb scopre altri tre casi di pazienti, tutti omosessuali attivi, con un basso livello di linfociti T. Sorge il sospetto che si tratti di qualcosa di nuovo, un virus molto severo che si trasmette in qualche modo, sembra, tra i gay. I numeri crescono, e nel 1981 i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) segnalano sul loro bollettino epidemiologico un aumento improvviso e inspiegabile di casi di polmonite da Pneumocystis carinii in giovani omosessuali. Successivamente vengono segnalati ai Cdc nuovi casi di pazienti che soffrono di un raro tumore dei vasi sanguigni, il sarcoma di Kaposi. Con la pubblicazione di questi dati, si fa lentamente strada la consapevolezza di essere di fronte a una nuova malattia. Così il New York Times lancia un titolo allarmato: "Raro cancro osservato in 41 omosessuali". 

Alla fine del 1981 la malattia non ha ancora un nome ma sulla carta stampata si cominciano a leggere le definizioni più disparate: The Lancet parla di "gay compromise sindrome", mentre sui quotidiani nazionali di diversi Paesi si leggono espressioni come "immunodeficienza gay-correlata (Grid)", "cancro dei gay", "disfunzione immunitaria acquisita".

Solo nel 1983 all'Istituto Pasteur di Parigi il virologo francese Luc Montagnier (che vincerà il Nobel) riesce ad isolare il virus responsabile della trasmissione della malattia, l'Hiv. Seguono dieci anni terribili, tra i primi '80 e la metà dei '90, quando non ci sono cure, e la diagnosi di malattia conclamata coincide pressoché totalmente con una condanna a morte. Solo grazie alle nuove terapie antiretrovirali trasformano la malattia da mortale in cronica: oggi un malato che a fine anni '90 doveva assumere 28 differenti farmaci, ne necessita "solo" di tre.

Ancora niente da fare per il vaccino: colpa di un virus subdolo, in continua mutazione, del quale per decenni non si sono riusciti a individuare nemmeno gli antigeni, ossia quelle parti del virus che induce il sistema immunitario a sviluppare gli anticorpi neutralizzanti.

Nel 2019 segnalate 2.531 nuove diagnosi di Aids in Italia

In Italia, come rilevato dall'Istituto superiore di sanità, dal 2012 le nuove diagnosi sono in calo, con una serpeggiante e pericolosissima sottovalutazione del rischio: 2/3 dei maschi eterosessuali e oltre la metà delle femmine con nuova diagnosi HIV nel 2019 erano stati diagnosticati in fase avanzata di malattia e ignoravano di essere positive già da molto tempo.

Al contempo il numero di decessi in persone con Aids negli ultimi anni è rimasto stabile intorno a 500 casi per anno.

"Serve un contrasto reale al virus dell'Hiv e l'esperienza che abbiamo avuto con il coronavirus Sars-CoV-2 può insegnare come agire".  Parola di Rosaria Iardino, storica attivista per i diritti delle persone con Hiv, oggi presidente della Fondazione The Bridge. "Bisogna far emergere il sommerso. Vorrei vedere la gente in fila per fare il test dell'Hiv, come oggi si fanno le code per i tamponi. E questo si può ottenere solo se tutti, le istituzioni nazionali e le città, si mettono in gioco per ridurre lo stigma e sensibilizzare sull'importanza della diagnosi precoce".

"Basta guardare a un dato su tutti. Siamo a 40 anni da quando la malattia è emersa e ancora c'è. È paradossale, se guardiamo il caso del coronavirus Sars-CoV-2. La lezione è che un virus o viene affrontato seriamente o rimane e circola nella società. Quello che viene da Covid-19 è un monito, così va letto: se avessimo fatto tutto quello che giustamente si è fatto per affrontare l'emergenza coronavirus, probabilmente oggi non parleremmo più di Hiv".

"Di questo, sottolinea Iardino "sono abbastanza convinta, come sono convinta che un altro grande tema da affrontare è appunto quello della diagnosi precoce e della prevenzione"

"Oggi ci sono terapie per l'Hiv, hai le stesse aspettative di vita di una persona senza il virus, eppure c'è chi arriva a scoprire l'infezione quando è già in Aids conclamata. Non si ha idea di quante persone vivano questa esperienza. E la situazione, con la pandemia che ha interrotto i servizi e la possibilità di diagnosi precoce, peggiorerà. Bisogna prendere i dati delle diagnosi tardive del 2019 e moltiplicarli. Come per tutte le patologie, l'effetto lo vedremo l'anno prossimo anche per l'Hiv".  

C'è una cosa che fa molto pensare e la sottolinea all'Adnkronos Salute Maria Rita Gismondo, direttrice del Laboratorio di Microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell'ospedale Sacco di Milano, tra i centri di riferimento che hanno scritto la storia della lotta all'Hiv in Italia: "Nel nostro Paese l'anno scorso abbiamo avuto ancora 2.531 nuove diagnosi di infezione da Hiv, e nell'84,5% sono infezioni avvenute attraverso rapporti sessuali non protetti".

"Test Hiv insieme ai tamponi Covid"

Proprio nell'ottica di incrementare la prevenzione il Portavoce del neonato Partito Gay Fabrizio Marrazzo ha avanzato l'ipotesi che il Governo utilizzi i centri per i tamponi Covid per testare anche l'HIV in contemporanea "gratuitamente ed in modo anonimo".

"Servono campagne di prevenzioni ed informazione tutto l'anno, partendo dalla scuola oltre a ulteriori centri di testing gratuiti ed anonimi diffusi sul territorio. Purtroppo, ad oggi tutte le iniziative contro l'Hiv sono state lasciate ai singoli ospedali ed alle associazioni di volontariato, che senza un sostegno serio da parte dello stato fanno quello che possono. Per questo rinnoviamo l'appello al ministro Speranza, al fine che il Governo si doti di un piano serio e diffuso sul territorio per la prevenzione, l'informazione, testing e sostegno contro l'Hiv"

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