"Ora gli italiani hanno il diritto di essere aiutati a morire"

Intervista a Marco Cappato dopo la sentenza che delimita i nuovi confini normativi del "fine vita": il percorso per una legge sull'eutanasia è ancora lungo ma c'è un precedente importante sulla sospensione dei trattamenti di sostegno vitale

L'esponente radicale Marco Cappato promotore della legge per l'Eutanasia Legale

"I giudici hanno stabilito con chiarezza il diritto di essere aiutati a morire". Lo spiega a Today.it Marco Cappato, esponente dei Radicali e dell'Associazione Luca Coscioni e promotore della campagna per l'Eutanasia legale, commentando le motivazioni della sentenza del Processo Trentini pronunciata dai giudici della corte d'Assise di Massa che lo scorso 27 luglio hanno assolto lo stesso Cappato e Mina Welby dall’accusa di istigazione e aiuto al suicidio. La vicenda nasce dall'aiuto al suidicio assistito offerto a Davide Trentini, malato di sclerosi multipla dal 1993 e accompagnato a morire dai due esponenti radicali il 13 aprile 2017 in una clinica di Basilea.

"Ora gli italiani hanno il diritto di essere aiutati a morire": l'intervista a Marco Cappato

Il testo dei giudici è importante e costituirà un precedente in campo giurisprudenziale mentre il legislatore si trova ancora soppesare politicamente l'adozione di un quadro normativo chiarificatore nonostante siano passati 7 anni dal deposito della proposta di iniziativa popolare per l'Eutanasia Legale e nel frattempo tribunali e giudici si siano più volte espressi a favore del diritto dei pazienti che chiedono la sospensione delle cure.

Il testo depositato dai giudici della Corte d'Assise di Massa inquadra infatti come i trattamenti di sostegno vitale non siano solo quelli che consentono l'idratazione e la ventilazione artificiali dei pazienti. "Non solo le macchine che tengono in vita i pazienti - spiega Cappato - ma la sentenza stabilisce un precendente importante poiché include anche la sospensione dei trattamenti che non provocano una morte rapida, e la possibile applicazione ora si può estendere a molte patologie". 

I giudici hanno infatti riconosciuto la non punibilità degli imputati prendendo come riferimento normativo il caso di Fabiano Antoniani, Dj Fabo, e la legge sul "testamento biologico" che consente di rifiutare i trattamenti sanitari. Per i giudici "è da intendersi a qualsiasi tipo di trattamento sanitario, sia esso realizzato con terapie farmaceutiche o con l’assistenza di personale medico o paramedico o con l’ausilio di macchinari medici".

Deve intendersi qualsiasi trattamento sanitario interrompendo il quale si verificherebbe la morte del malato anche in maniera non rapida, come si legge a pag. 31 della sentenza. 

Questa era infatti la situazione di Trentini, sottoposto a una serie di trattamenti sanitari la cui interruzione avrebbe certamente portato al decesso, ma non nell’immediato. 

"Io, malato terminale a 31 anni, vi racconto il senso della vita"

"Se il permesso di lasciarsi morire - spiega ancora Cappato - è un principio che era già stato sancito dai giudici costituzionali, ora deve essere esplicitato anche dalla legge che sia possibile aiutare a morire le persone che non possono farlo con i propri mezzi". 

Proprio per questo l'associazione Luca Coscioni di cui Cappato è tesoriere, scenderà in piazza il 13 settembre per raccogliere le firme a sostegno della legge di iniziativa popolare che porterebbe l'eutanasia in una cornice normativa anche in Italia. "Il testo sul fine vita aspetta da 7 anni di essere considerato dal Parlamento e noi scenderemo in piazza per chiedere tempi certi per le persone che ne hanno diritto". 

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Nel frattempo continuano le azioni di disubbidienza civile portate avanti dall'associazione che aiuta con assistenza legale e anche solo informativa chi chiede un aiuto per alleviare le proprie sofferenze. "Riceviamo 3 / 4 richieste al giorno" spiega Cappato raccontando come tra chi si rivolge all'associazione in alcuni casi stia attraversano anche solo un momento di sconforto derivante da patologie particolarmente aggressive. "A loro diamo conforto invitando a proseguire con terapie che possano aiutarli a superare i problemi di salute".

Gli negano l'eutanasia e annuncia lo stop alle cure: "Morirò in diretta su Facebook" 

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