Un "albo" per prostitute-libere professioniste (con obbligo di fattura): la proposta in Veneto

Ispirandosi al modello della Svizzera, la Regione ha iniziato a prendere in esame la proposta di legge per regolarizzare la prostituzione del consigliere Antonio Guadagnini. Anche in Senato è stata presentata una proposta di legge su questo tema

foto di repertorio ANSA/ANGELO CARCONI

Si torna a parlare di riaprire le case chiuse e regolamentare la prostituzione. Vecchio cavallo di battaglia di Matteo Salvini, in Senato è stato presentato dal senatore leghista Gianfranco Rufa un disegno di legge su questo tema e Antonio Guadagnini, consigliere regionale del gruppo politico Siamo Veneto, nelle scorse ore ha presentato un progetto di legge regionale per la "disciplina dell'esercizio della prostituzione", che verrà oggi discussa dalla commissione preposta per poi approdare in Consiglio.

Ispirandosi al modello della Svizzera, dove la prostituzione è una professione legalmente riconosciuta già dal 1942, la proposta di Guadagnanini apre a un vero e proprio albo delle prostitute, a cui le sex workers dovranno iscriversi diventando così libere professioniste a tutti gli effetti, con l'obbligo poi di emettere fattura e tutelare la riservatezza dei clienti. L'iscrizione all'alba sarà obbligatoria e tra le finalità del progetto c'è anche la riapertura delle case chiuse come luogo tutelato dove esercitare la professione. 

Un albo per le prostitute-libere professioniste (con obbligo di fattura)

"Oltre a legalizzare la prostituzione il progetto di legge prevede delle modifiche al codice penale inasprendo le norme esistenti tra cui l' ergastolo per chi sfrutta la prostituzione minorile con multe fino a 500.000 euro e 15 anni di reclusione e fino a 100.000€ di multa per chi istiga e costringe alla prostituzione", specifica Guadagnini, che spiega poi la ratio del suo provvedimento. 

"Era il 20 settembre 1958 quando venne istituita la legge che chiuse definitivamente le 'case di tolleranza' nei fatti bandendo la prostituzione. Nonostante questo, oggi lavorano in Italia oltre 70.000 donne e quasi la metà immigrate. Di queste molte sono minorenni e altre 2000 sfruttate e alla mercé degli schiavisti. Il 65% di loro lavora in strada senza alcuna forma di protezione. Sono numeri che ci devono far riflettere di come questa situazione non sia più accettabile", dice Guadagnini, ricordando poi come la "Corte di Cassazione ha dichiarato la prostituta una "libera professionista" con il diritto di ricevere giusto compenso e dovrebbe e di emettere fattura con partita IVA. E la stessa Corte in un'altra sentenza ha dichiarato come la prostituzione tra adulti deve essere soggetta a tassazione poiché attività lecita. Ma ad oggi queste sentenze sono state totalmente disattese". Il giro d’affari, afferma Guadagnini, "è stimato in 25 miliardi di euro, con 9 milioni di clienti all'anno. Ciò significa che se questi 25 miliardi venissero fatturati, ci sarebbero introiti fiscali miliardari per lo Stato. Un libero professionista subisce una pressione fiscale per più di metà del suo reddito". 

Una proposta simile a quella del senatore Rufa, il cui ddl risponderebbe a un'esigenza di "decoro civile e morale" oltre ad essere "un gesto di civiltà nei confronti delle prostitute che si trovano per strada, per il decoro e l'immagine delle stesse strade". Come Guadagnini, anche Rufa sottolinea poi l'aspetto economico del provvedimento, ponendo l'accendo anche sugli "introiti" derivanti dalla "tasssazione" delle prostitute regolarizzate. 

La proposta della Lega per "disciplinare la prostituzione"

La pdl di Rufa prevede una multa da mille a diecimila euro per chiunque eserciti la prostituzione in luogo pubblico e per chiunque ricorra alle prestazioni sessuali delle prostitute che esercitano in strada, insieme a sanzioni per chi compie atti sessuali con un minore in cambio di denaro e per lo sfruttamento della prostituzione. Sono previsti inoltre anche interventi di "carattere preventivo e sanitario" per chi esercita la prostituzione. 

Per quanto riguarda la parte fiscale, i redditi derivanti dall'esercizio della prostituzione diventerebbero "soggetti a un'imposta sostitutiva delle imposte sui redditi determinata con decreto del ministro dell'Economia e delle finanze, da emanare entro due mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge". 

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