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Lunedì, 6 Febbraio 2023
La polemica

Bassetti non ci sta: "Non c'è prova che il vino faccia male o provochi il cancro"

Il virologo torna sulla polemica nata dalla decisione dell'Irlanda di applicare sulle bottiglie di alcolici etichette sul legame tra alcol e cancro. "Paragonare il vino all'amianto o al fumo non rende giustizia a un prodotto parte della nostra storia"

Etichette sulle bottiglie di vino che mettano in guardia sui rischi per la salute? "Sarebbe come deturpare un'opera d'arte". Non ha dubbi Matteo Bassetti, direttore Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, che torna cosi sulle polemiche delle ultime settimane. 

A tenere banco è infatti la decisione dell'Irlanda di applicare sulle bottiglie di alcolici etichette con maggiori informazioni sul legame tra alcol e cancro. Il modello sarebbe quello già utilizzato per le sigarette. L'idea ha incassato il favore di Antonella Viola, ricercatrice e docente all'Università di Padova. "L'alcol, qualunque tipo di alcol, anche quello contenuto nella birra, nel vino, nell'aperitivo, è un cancerogeno" , le parole della ricercatrice.

Una posizione che però ha fatto infuriare Bassetti, il quale torna sul tema con un lungo post su Facebook. "Premetto - scrive - che di questa polemica ne avrei fatto volentieri a meno: ma un attacco così diretto al vino è un attacco a uno dei simboli del nostro Paese. Fare di tutta un'erba un fascio, paragonando il vino all'amianto o al fumo, non rende giustizia a un prodotto che fa parte della nostra storia e che anche noi medici dobbiamo tutelare". 

Bassetti non ha dubbi e boccia le etichette sul modello irlandese: "Sarebbe come deturpare un'opera d'arte Non è la mia materia questa volta e nemmeno per la professoressa Viola. Mi sembra che abbia sconfinato. E poi, mi chiedo perché non si fa la stessa crociata contro zucchero, burro, bibite gassate, merendine o cibi da fast food che fanno molto peggio di un bicchiere di Pinot nero?".

Quanto ai rischi per la salute, Bassetti distingue tra uso e abuso. "Bisogna combattere abusi ed eccessi, lo studio citato dalla Viola sul cervello più piccolo di chi beve suscita molte perplessità. Che un consumo saltuario di vino riduca le dimensioni del cervello mi lascia scettico: si tratta, peraltro, di uno studio svolto in Inghilterra, Paese dove si consuma per lo più birra o superalcolici, pubblicato su Nature, che prende in esame 30 mila persone. Un lavoro criticatissimo, anche da molti ricercatori. Io sono sempre cauto rispetto agli studi sui fattori di rischio, e anche noi ne conduciamo tantissimi: perché spesso vengono fuori cose che non ti spieghi se non tieni conto di tante altre variabili, soprattutto quando vai a ragionare su grossi database. Insomma, ci vuole uno studio prospettico, che prenda in esame anche gli stili di vita di queste persone e le eventuale altre malattie , o di che tipi di alcolici assumono, eccetera. Altrimenti passano messaggi sbagliati. L'etanolo - aggiunge - è comunque cancerogeno dopodiché ci sono altre sostanze che ne potenziano l'effetto negativo, come zuccheri o conservanti. E poi, attenzione: non c'è evidenza che il vino faccia male, né che una quantità minima faccia venire il cancro. L'abuso, ovviamente, è sbagliato. Così come è sbagliato che lo Stato venda le sigarette, e sarei d'accordo nel mettere le etichette sui superalcolici, dannosi. Ma non tutti i prodotti sono uguali. Io ho vissuto in Friuli, ho visto l'amore nel produrre vini di qualità con pochi additivi e pochi solfiti. Siamo davvero convinti che facciano male come quelli preparati con le bustine nella Valle del Reno?".

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