Sabato, 13 Luglio 2024
Colpe chiare, basta vederle

La scusa del clima per mascherare le colpe dell'alluvione in Romagna

Gli eventi estremi saranno sempre più frequenti ma per la scienza il rischio alluvioni è da attribuire all'eccessiva urbanizzazione e al cattivo utilizzo del suolo

Secondo un'analisi pubblicata dal celeberrimo Imperial college di Londra degli scienziati del World Weather Attribution, organizzazione che studia la correlazione tra eventi meteorologici e clima, il cambiamento climatico non avrebbe contribuito ad aumentare l'intensità dell'alluvione che ha colpito in modo drammatico le province di Ravenna, Forlì e Cesena. L'alluvione che ha causato 17 morti e circa 50.000 sfollati è conseguenza di tre distinti eventi di forti precipitazioni registrate il 2, 10 e 16 maggio 2023.

Per analizzare se e in che misura il cambiamento climatico causato dall'uomo abbia alterato la probabilità e l'intensità di queste precipitazioni estreme, scienziati provenienti da Italia, Paesi Bassi, Francia, Stati Uniti e Regno Unito, hanno analizzato elementi statistici.

precipitazioni accumulate da 1 al 21 maggio

Le forti piogge registrate nei primi 21 giorni di maggio 2023 sono l'evento più piovoso di questo tipo mai registrato con un tempo di ritorno stimato in circa 200 anni. Ciò significa che in un dato anno la probabilità che si verifichi un evento del genere è di circa lo 0,5%.

L'esame dei modelli climatici ha suggerito che in Emilia-Romagna in primavera non si registra alcun aumento rilevabile delle precipitazioni. Questa scoperta corrobora ricerche precedenti che hanno scoperto che con il cambiamento climatico indotto dall'uomo il numero di sistemi a bassa pressione nel Mediterraneo centrale è diminuito. In pratica statisticamente le precipitazioni sono diminuite. Pertanto secondo gli scienziati agitare lo spauracchio del cambiamento climatico sarebbe poco più di una foglia di fico per nascondere il vero problema.

Negli ultimi decenni, la rapida urbanizzazione e il tessuto urbano sempre più denso hanno limitato lo spazio per il drenaggio dell'acqua e aumentato il rischio di inondazioni. Questo ha esacerbato l'impatto delle forti piogge: un evento estremamente raro e a cui le infrastrutture non potevano "ragionevolmente resistere" semplicemente perché non si era pensato a costruirle con ragionevolezza.

Come spiegano gli scienziati dell'Imperial College di Londra esistono molte opzioni per adattarsi ad eventi estremi che in modo ineluttabile colpiranno anche il nostro paese con successive ondate di siccità, caldo, inondazioni. Il miglioramento della pianificazione urbana è solo un esempio. 

Per aumentare la capacità del suolo di assorbire acqua basterebbe aumentare gli spazi verdi delle città: più alberi che diminuirebbero anche i rischiosi effetti delle isole di calore urbano migliorando il benessere generale dei residenti. Aumentare la copertura forestale può inoltre rallentare le portate dei fiumi, diminuendo il rischio di alluvione con la creazione di aree di regolazione dell'ecosistema più forti. Una diversa irreggimentazione delle acque permetterebbe inoltre di immagazzinare l'acqua in eccesso conservandola in vista dei periodi di siccità. A tutti gli effetti secondo gli scienziati un approccio olistico potrebbe aumentare la resilienza dell'intero sistema. Anche in vista dell'arrivo del noto fenomeno meteo de El Niño che porterà dal prossimo anno e per 4 anni stagioni più calde e secche in Europa. Occorre far presto, senza cercare facili scuse. 

"Bisognerebbe spostare case e fabbricati piuttosto che difenderli inutilmente"

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