Lunedì, 12 Aprile 2021
Milano

Un premio per Annalisa Malara, l’anestesista che individuò il “paziente 1” positivo al coronavirus

Andando oltre i protocolli in vigore in quel momento, l’anestesista dell’ospedale di Codogno chiese di effettuare il tampone su Mattia, che risultò poi il primo paziente italiano positivo al Covid-19

Premiata Annalisa Malara, l’anestesista cremonese dell’ospedale di Codogno che lo scorso 20 febbraio scoprì la positività al Covid-19 di Mattia M., il “paziente 1”. Ci riuscì chiedendo l’autorizzazione all’azienda sanitaria per un tampone, anche se in quei giorni i protocolli italiani non lo giustificavano. 

Ad Annalisa Malara va il premio Rosa Camuna del 2020, il più alto riconoscimento assegnato dalla Regione Lombardia. “Infrangendo un protocollo sanitario, sottopose Mattia al test del tampone scoprendo così il primo paziente italiano positivo al virus”, ha detto il governatore Attilio Fontana annunciando il premio.

Fontana plaude alla "intuizione" della dottoressa Malara

"Fu grazie alla sua audacia se l’Italia e l’Intera Europa ricevettero l’allarme e furono messi nella condizione di frenare la diffusione del virus, che ahimè nella nostra regione, abbiamo scoperto più tardi, viaggiava invece indisturbato da almeno un mese prima", ha aggiunto Fontana, sottolineando che "le indicazioni dell’Oms prevedevano di eseguire i test tamponi alle sole persone provenienti dalla Cina". 

“Quella intuizione della dottoressa Malara ha cambiato il corso di una storia che sarebbe potuta essere ancora più drammatica di quanto non sia stata - ha evidenziato Fontana -. Per questo a lei il riconoscimento Rosa Camuna di Regione Lombardia che simbolicamente va a tutti i medici e gli operatori sanitari, che da quel giorno, hanno combattuto una lotta generosa, professionale e senza risparmio al virus".

L'anestesista che ha "scoperto" il focolaio italiano: "Ho pensato all'impossibile"

“Quando un malato non risponde alle cure normali, all’università mi hanno insegnato a non ignorare l’ipotesi peggiore. Mattia si è presentato con una polmonite leggera, ma resistente ad ogni terapia nota. Ho pensato che anch’io, per aiutarlo, dovevo fare qualcosa di impossibile”, aveva raccontato Annalisa Malara in un’intervista a Repubblica il 6 marzo scorso, pochi giorni prima dell’inizio del lockdown. “Verso le 12.30 del 20 febbraio i miei colleghi ed io abbiamo scelto di fare qualcosa che la prassi non prevedeva. L’obbedienza alle regole mediche è tra le cause che ha permesso a questo virus di girare indisturbato per settimane”, aveva aggiunto. 

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