Domenica, 7 Marzo 2021
Il prezzo del Natale

Sugli sci sì, a scuola no: è scontro tra Regioni e Governo

Le aziende "della neve" si oppongono alla proroga della chiusura delle stazioni invernali anche a Natale. Per forzare l'esecutivo le regioni alpine hanno approvato un piano per contingentare le presenze sulle piste da sci. Tra i testimonial anche Alberto Tomba

piste di sci aperte in svizzera durante la pandemia di covid

Le regioni alpine chiedono di poter riaprire, in sicurezza, gli impianti sciistici per salvare -almeno in parte- la stagione turistica. La richiesta al governo arriva dai vicepresidenti e dagli assessori delle regioni che hanno approvato oggi in sede di Conferenza delle Regioni e delle Provincie autonome le linee guida per l'utilizzo degli impianti di risalita nelle stazioni e nei comprensori sciistici da parte degli sciatori amatoriali.

Il documento individua l'obbligo della mascherina chirurgica da tenere sotto lo scaldacollo, presenze contingentate su funivie e cabinovie, ma nessun limite invece per le seggiovie. Per limitare gli assembramenti sulle piste è previsto anche un tetto massimo di skypass giornalieri, con abbonamenti da acquistare online per evitare code alle biglietterie.

"Pur con la piena consapevolezza delle difficoltà e delle incertezze dettate da questo difficile momento tutto il sistema turistico sta lavorando alacremente per un avvio in sicurezza della stagione invernale con il coordinamento degli Assessori agli impianti a fune di Val d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Provincia di Trento, Provincia di Bolzano, Veneto e Friuli Venezia Giulia"

Attualmente il Governo nel prossimo Dpcm esclude la possibilità di aprire gli impianti a fune per le festività natalizie, ma gli assessori delle regioni alpine chiedono all'esecutivo di rivedere questa scelta che metterebbe in crisi un intero sistema.  Un appello cui si sono uniti i volti azzurri dello sci, Alberto Tomba e Federica Brignone, che chiedoo di "riaprire le piste da sci per dare un segnale al paese e salvare un settore dal fallimento certo".

"È molto importante che gli impianti aprano a Natale, perché sarebbe un segnale positivo per tutti. Altrimenti, con le stazioni chiuse, il danno sarebbe irreparabile. Nello sci il distanziamento non è certo un problema. Le piste vanno aperte. Si deve riaprire per Natale anche per dare un segnale di speranza per il Paese intero. "

Intanto sul tavolo di palazzo Chigi ci sarebbe un’iniziativa a livello europeo che prevederebbe una norma studiata di concerto tra Italia, Francia, Austria e Germania per prendere decisioni omogenee. Ma meglio abbandonare almeno per dicembre e inizio gennaio fantasticherie di vacanze sugli sci. Così come nel nuovo dpcm resteranno probabilmente sospese le attività di palestre, piscine, centri natatori, centri benessere e centri termali.

Conte: "No a vacanze indiscriminate sulla neve"

Una conferma arriva dallo stesso premier Giuseppe Conte che in serata, intervenendo a Otto e mezzo ha spiegato come - benché sarà possibile che a fine mese non ci saranno più regioni in zona rossa, a Natale serviranno comunque "misure ad hoc" per evitare che si ripeta quello che è accaduto la scorsa estate.

"Sullo spostamento tra regioni a Natale, il periodo natalizio richiede misure ad hoc. Si rischia altrimenti di ripetere il ferragosto e non ce lo possiamo permettere: consentire tutte occasioni di socialità tipiche del periodo natalizio non è possibile. Non possiamo concederci vacanze indiscriminate sulla neve. Anche per gli impianti da sci, il problema del protocollo è un conto, ma tutto ciò che ruota attorno alle vacanze sulla nave è incontrollabile".

"Cercheremo di aprire le scuole prima di Natale, stiamo lavorando per questo" ha infine affermato il Presidente del Consiglio.

Lucia Azzolina vuole riaprire la scuola a dicembre 

Tra le critiche più accese all'apertura degli impianti invernali c'è chi fa presente la perdurante chiusura delle scuole. Lo stesso coordinatore del CTS, Agostino Miozzo in un'intervista al Corriere della Sera ha illustrato il disastro che si sta consumando nelle giovani generazioni a causa del devastante impatto sulla sfera psichica e sociale "che non è evidente immediatamente, ma lo sarà nel lungo periodo".

"Con la didattica a distanza i danni per una generazione, e alla fine per il Paese, sono superiori ai rischi che corriamo riportando i ragazzi in classe"

articolo aggiornato alle 20:30

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