Mercoledì, 21 Aprile 2021

L'App Immuni sarà operativa solo a fine maggio: cosa fare se si riceve un alert

Il compito dell'applicazione sarà tracciare i contatti dei Covid-positivi. Spetterà al cittadino attivarsi per segnalare alle autorità che c'è stato un contatto a rischio

Foto ANSA

L'app Immuni (che probabilmente non si chiamerà più così) sarà pronta per essere scaricata sugli smartphone solo a fine maggio. È quanto ha affermato il commissario straordinario per l'emergenza coronavirus Domenico Arcuri, ascoltato ieri sera in audizione informale in videoconferenza in Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera. "Ritengo che, a cavallo di fine mese, la app sarà pronta per essere usata" ha detto Arcuri, aggiungendo che "allo stato si può ritenere che la app sarà completamente coerente con le previsioni".

 "È importante sottolineare - ha detto Arcuri - che, allo stato dell'arte, le funzionalità della app fungeranno solo sino all'alert dei contatti registrati da un sospetto contagiato. L'alert avverrà con le modalità previste dalla norma, una volta effettuato l'alert le funzionalità della app si concluderanno".

Cosa fare se si riceve un alert

Insomma, "non è prevista al momento alcuna ulteriore funzionalità che inerisca alcuna relazione tra la app e il Servizio sanitario nazionale successiva all'alert". In sostanza Immuni invierà una notifica a chi è stato per più di 15 minuti a contatto con un Covid-positivo, ma spetterà al cittadino che riceve la segnalazione attivarsi per comunicare alle autorità sanitarie che c'è stato un contatto a rischio. Per questo, ha sottolineato Arcuri, è necessario che "i sistemi sanitari regionali sottopongano il numero più alto di cittadini ai tamponi". 

"La app - ha spiegato il commissario all'emergenza - dà un alert a un device e dice: 'sei stato in contatto per più di 15 minuti negli ultimi 14 giorni con un altro device risultato contagiato'. A questo punto il possessore del device-contatto stretto deve attivarsi e se il sistema sanitario regionale non è pronto a sottoporlo in un tempo molto ravvicinato a un tampone, la app ci ha aiutato ma non ha fatto fino in fondo il suo lavoro e nessuno lo ha fatto".

In pratica, ha aggiunto, "la app ha solo il fine di rendere più veloce e più certa la natura, la dimensione e la popolazione dei contagi: non c'è più l'intervista, non c'è più la ricerca di un modo per contattare i contatti ma questo avviene attraverso questa funzionalità". Se nel momento in cui viene rintracciato un contatto stretto non si fa subito il tampone, "la app non ha conseguito il risultato per cui è stata pensata".

Perché Immuni sarà utile solo se verrà utilizzata in massa

Un'altra condizione per rendere efficace Immuni è far sì che l'app venga scaricata da quante più persone possibili. Secondo il governo l'utilizzo dell'applicazione non comporterà alcun abuso sul versante della privacy: ciò nonostante è stato deciso di non renderla obbligatoria. Secondo molti esperti, Immuni sarà utile solo se verrà scaricata ed installata almeno dal 60% della popolazione. Il motivo è banalissimo: se una persona che ha l'infezione in corso (magari senza saperlo) non utilizza l'app nei suoi spostamenti, la segnalazione non parte. E dunque addio tracciamento. 

Quanto alla privacy Arcuri ha sottolineato che "l'unico titolare della protezione dei dati sarà il ministero della Salute". "Ritengo - ha aggiunto - che la previsione normativa che delinea i tratti che è necessario che la app abbia perché essa sia coerente con la normativa nazionale e sovranazionale relativa alla privacy e la scelta di un soggetto in house dello Stato che dispone di una infrastruttura tecnologica compatibile e che risiede in Italia, dove verranno conservati i dati, possano soddisfare sia il requisito della privacy che quello della sicurezza del dato". "A ciò - ha concluso - si aggiunga il sostanziale anonimato del tracciamento del sistema e la sua attivazione volontaria".

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