App Immuni, per adesso è davvero un mezzo flop: "Ma servirà in autunno"

"L'App Immuni non ha raggiunto il target, ma sarà utile in autunno" assicura il commissario Domenico Arcuri. Al momento i download sarebbero più di 4 milioni, troppo pochi. Ne servirebbero almeno il triplo per iniziare a ragionare. Come stanno andando le cose all'estero

Ha parlato di molti temi il commissario Domenico Arcuri, intervistato da Lucia Annunziata, durante il webinar organizzato dal Centro studi americani. Della scuola innanzitutto ("distribuiremo 10 milioni di mascherine al giorno per le scuole", "per garantire il distanziamento alla riapertura delle scuole a 8 milioni di studenti almeno il 40-50% dei banchi"), ma ha anche sancito ufficialmente il mezzo flop dell'app Immuni. "Io temo una nuova ondata ad ottobre, in autunno", ha detto il commissario Domenico Arcuri: "Penso che possa esserci una ripresa della curva dei contagi ma sarà molto difficile che ci rigetti nel dramma di marzo. Una ripresa dell'epidemia sì, ma abbiamo anche la capacità di gestirla meglio". 

"Il fatto che ci siano focolai resterà fino al vaccino, al crescere dei focolai la situazione diventerà più problematica ma riconoscerli in un tempo ravvicinato e trattarli in un tempo altrettanto ravvicinato i focolai, come prima non eravamo capaci, ci può permettere di gestirli. "Lo abbiamo visto - ha aggiunto - in queste ultime settimane, la capacità di riconoscere la presenza del virus quasi immediato in un focolaio, quindi riconoscerlo e trattarlo, consente di non fare danni devastanti ed evitare che i casi si diffondano, si moltiplicano, dobbiamo continuare così, ma dobbiamo anche fare i conti con il fatto che il nemico resta invisibile e noi stasera non sappiano domani dove sarà un focolaio". E "dobbiamo fare i conti con il fatto che se i focolai si moltiplicassero esponenzialmente c'è un problema: non uguale a quello che avevamo a marzo ma molto maggiore di quello di queste settimane, per questo non ci dobbiamo rilassare troppo".

C'è però un problema. Con l'app Immuni le cose non sono andare come auspicato. "La App Immuni non ha raggiunto il target che immaginavamo all'inizio", lo ha ammesso il commissario Domenico Arcuri. "La campagna di comunicazione c'è e continua ad esserci - ha aggiunto - e le ragioni per cui è successo hanno a che fare con il ciclo dell'epidemia che stiamo vivendo", ovvero "una qualche forma di comprensibile ma non condivisibile rilassamento generale". In ogni caso "la App c'è, va avanti nei download e ci sarà molto utile io credo a partire dall'autunno".

La soglia ipotizzata per il buon funzionamento di Immuni se l'app è l'unico strumento di tracciamento sarebbe quella del 60 per cento della popolazione. In Italia secondo gli ultimi dati Censis ad avere uno smartphone è il 73 per cento della popolazione nostrana, quindi Immuni dovrebbe essere scaricata da almeno 36 milioni di persone: tuttavia se l’app lavora non da sola ma in un contesto integrato con altre strategie di tracciamento (ricerca dei contatti dei positivi, ecc.), allora la percentuale di persone che dovrebberlo scaricarla perché abbia una utilità scende fino al 20 per cento. Una percentuale e un obiettivo più a portata di mano. Al momento i download in Italia sarebbero poco più di 4 milioni, ancora troppo pochi. Ne servirebbero almeno il triplo per iniziare a ragionare.

Non è che all'estero le cose vadano molto meglio. In Francia, su 1,8 milioni di utenti che hanno scaricato l'app StopCovid (dati di 10 giorni fa), più di un quarto l'ha già disinstallata (460 mila), solo 68 persone hanno segnalato di essere positivi al coronavirus e in 14 hanno ricevuto l'allerta di essere entrati in contatto con contagiati. Anche in Giappone il primo bilancio dell'utilizzo dell'app di tracciamento "COCOA" messa in campo dal governo è negativo: l'applicazione, infatti, è stata fermata dopo alcuni giorni perché presenta problemi tecnici. In controtendenza la Germania, dove invece Corona Warn-app ha raggiunto ie superato i 15 milioni di download

Scuola, Arcuri: "Il 50 per cento dei banchi singoli deve essere comprato"

Ma torniamo alla scuola. Arcuri ha spiegato che per garantire il distanziamento alla riapertura delle scuole a 8 milioni di studenti almeno il 40-50% dei banchi che gli stessi studenti usano dovrà essere ricomprato. Considerando che mancano solo due mesi all'inizio previsto del nuovo anno scolastico 2020-2021, non c'è tempo da perdere. "Contribuire a rendere possibile il distanziamento significa dotare le classi che non li hanno di banchi che hanno caratteristiche diverse di quelli fino a ieri presenti", ovvero " banchi singoli". Quindi "bandiremo una gara pubblica europea accelerata per reperire sul mercato le attrezzature che ci servono"; e considerando che si tratta di "otto milioni di studenti, pensiamo che per circa la metà delle attrezzature dovranno essere reperite sul mercato perché non sono adeguare, l'altra metà è già adeguata". Da questo, una volta accertato quanti banchi singoli servono, partirà la stima per capire quanti spazi in più serviranno: "Quante aule in più serviranno al momento non lo sappiamo", perché "prima dovremo sapere quanti banchi sono già attrezzati e quanti banchi singoli sono già disponibili, a quel punto capiremo quanto spazio serve e quante aule in più servono"; ed "è già in corso un lavoro interministeriale".

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Intanto è stato lanciato il bando europeo per l'acquisto di due milioni di test sierologici, da somministrare al personale docente e non docente prima dell'apertura delle scuole: lo ha confermato Domenico Arcuri, aggiungendo: "Immaginiamo che questa operazione dovrà essere ripetuta con cadenze che ora non sappiamo prevedere ma che dipenderanno dall'andamento della pandemia".

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