“Immuni” ma non agli stereotipi: sull’app la donna con il bambino e l’uomo che lavora (poi il dietrofont)

Dopo le polemiche è stata modificata una delle grafiche di presentazione dell’app Immuni che vedeva riproposto lo stereotipo delle donne viste solo come madri e degli uomini impegnati sul lavoro

Una donna che tiene in braccio un neonato e un uomo che lavora al computer. Dopo le proteste, i ruoli si sono invertiti: l’uomo tiene in braccio il bambino e la donna lavora al computer. 

Tanto ci voleva?, viene da chiedersi. Parliamo del caso di Immuni, l’app del Governo creata per fronteggiare l’epidemia di Covid-19 e ottimizzare il contact tracing, che è stata scaricata in 24 ore da oltre 500mila persone e ha subito suscitato polemiche per l’utilizzo di un’immagine stereotipata della famiglia e della società. 

La rappresentazione della donna vestita di rosa e votata all’accudimento (vicino a lei c’è anche una pianta, così tanto per) e dell’uomo vestito di blu impegnato - presumibilmente - con lo smart working aveva fatto storcere subito il naso. Compariva sul sito ufficiale dell’app, una delle varie slide pensate per accompagnare le informazioni per l’utente e non è sfuggita agli occhi di tanti, che hanno iniziato a protestare sui social. Una volta modificata, sono stati cambiati anche i colori degli abiti e resi più neutri: arancione per la donna, verde per l'uomo.

app immuni stereotipi-3

Certo, si potrebbe obiettare che la grafica originaria non facesse altro che fotografare una situazione concreta: il carico del lavoro di cura è soprattutto sulle spalle delle donne e solo il 57% delle madri tra i 25 e i 54 anni risulta occupata rispetto all’89,3% dei padri nella stessa fascia d’età, come rilevava un recente rapporto di Save the Children sulla maternità in Italia citando dati Istat.

Ma sappiamo bene che la realtà è fatta anche di milioni di donne che lavorano e contemporaneamente si occupano della famiglia e della casa, lottando tutti i giorni per superare gap e pregiudizi. Pregiudizi che investono anche gli uomini, quelli che vengono ironicamente definiti “mammo” quando capita di vederli con un bambino in braccio oppure mentre fanno qualche servizio in casa: quel “mammo” non è che una scimmiottatura di quello che viene visto come tradizionale, vero e unico ruolo della donna (ossia l'angelo del focolare), un’etichetta appiccicata a un uomo che si vuole vedere come “fuori posto” mentre invece non si riesce considerare che anche lui sta svolgendo un ruolo all’interno della famiglia che è proprio del suo essere padre e compagno. 

"Come è possibile che oggi mostrare una donna con un bambino in braccio e il papà che lavora in smart-working diventi una colpa di cui chiedere scusa?", si chiedono il presidente e il vicepresidente di Pro Vita e Famiglia Onlus.

La "colpa" in realtà non è aver rappresentato una donna con un bambino in braccio mentre l'uomo lavora ma l'aver rappresentato ancora una volta, di nuovo, come sempre, stereotipatamente, la donna con un bambino in braccio e l'uomo che lavora. 

“Sull’app Immuni peggio dell’immagine stereotipata (donna col bambino e uomo al lavoro) ci sono i commenti. Tanti, troppi, che la giustificano e si scandalizzano per lo scandalo”, ha twittato l’ex premier Enrico Letta, e non è stato l'unico politico di sesso maschile a criticare la scelta.

L’ex deputata Anna Paola Concia si è rivolta sempre su Twitter alla ministra delle Pari Opportunità Elena Bonetti e a quella dell’Innovazione tecnologica Paola Pisano per chiedere di cambiare “questa immagine fuori dal tempo e dalla storia” perché "le donne italiane non meritano tutto questo". Opinione condivisa anche da esponenti di diversa estrazione politica, come Mara Carfagna. Sull'onda delle proteste, la ministra Bonetti ha risposto a Concia annunciando modifiche dopo aver parlato con la ministra Pisano e alla fine l'immagine è stata modificata (e la piantina è rimasta vicino alla donna con il computer) .

La grafica in questione è una buccia di banana su cui Immuni è scivolata, dopo aver tanto faticato per rispondere a tutte le preoccupazioni sulla privacy e la sicurezza dei dati. Una svista, corretta in tempi anche abbastanza rapidi tutto considerando l'apparato che c'è dietro, ma che proprio alla luce di questa velocità di replica da parte delle istituzioni coinvolte e di modifica fa pensare che avrebbe potuto facilmente essere evitata.

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Come diceva Giobbe Covatta in una vecchia pubblicità: “Basta poco, che ce vo'?”. Ci vuole che lo stereotipo è duro a morire e rappresentazioni come quella inizialmente comparsa su Immuni non fanno altro che perpetuarlo. La strada per l'innovazione - non solo tecnologica - è ancora lunga, ma passa anche da questi piccoli passi. 

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