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Mercoledì, 22 Maggio 2024
Dibattito necessario

I dubbi sulle armi italiane all'Ucraina

Massimo Villone, professore di Diritto costituzionale: "Un'autorizzazione che di fatto ha consentito ad alcuni ministeri di decidere quando e quali armi mandare. Vedo una certa disattenzione al ruolo del Parlamento su decisioni molto delicate". Come stanno le cose

''Io questa risoluzione non l'avrei votata''. Massimo Villone, professore emerito di Diritto costituzionale all 'Università Federico II di Napoli, più volte senatore prima per il Pds e poi per i Ds, spiega che si sarebbe astenuto sulla mozione con cui il Parlamento ha autorizzato il governo a inviare armi all'Ucraina. L'Italia non è un Paese in guerra, né co-belligerante. E' importante rimarcarlo. Al momento rispetta quanto scritto nell'articolo 11 della Costituzione perché ogni azione è in ambito Ue, Onu e Nato. Ma un dibattito serio e ampio su un tema così delicato è necessario.

C'è chi dice no

Il suo è un giudizio soprattutto giuridico: ''Alla fine c'è stata un'autorizzazione che non voglio definire in bianco - dichiara al Fatto Quotidiano  - perché non sarebbe tecnicamente giusto definirla così, ma che di fatto ha consentito ad alcuni ministeri di decidere quando e quali armi mandare. Vedo una certa disattenzione al ruolo del Parlamento su decisioni molto delicate anche dal punto di vista istituzionale, e non mi soddisfa''. ''Il Parlamento potrà provare a tenere sotto pressione il governo - prosegue il costituzionalista - visto che nella risoluzione si parla dell'obbligo di tenere costantemente informati i parlamentari. Ciò apre la via a possibili risoluzioni, non vincolanti, ma che rappresentano comunque strumenti che arrivano all'opinione pubblica. Serve vigilanza democratica: un conto è il sostegno al governo, altro è vigilare su di esso. Anche se di questi tempi sembra che ogni critica all'esecutivo sia un tentativo di farlo cadere''.

A proposito dell'articolo 11 della Costituzione che recita: 'L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali', Villone risponde che ''la nostra Carta non è per il pacifismo a prescindere. Per esempio, l'articolo 52 prevede 'la difesa della patria come sacro dovere del cittadino'. La guerra difensiva è assolutamente consentita per il nostro Paese''. ''Per la Costituzione chi aggredisce ha sempre torto - dice ancora Villone - Su questo non vi è alcun dubbio. Detto questo, se avessimo previsto l'invio di una forza di peacekeeping che si dovesse frapporre tra due Paesi in guerra non avrei visto problemi, visto che l'obiettivo sarebbe stato la pace. Sull'invio delle armi invece nutro dubbi: in sostanza, lo scopo in questo caso è guadagnare tempo per la trattativa. Onestamente non sono convinto, se mi fossi trovato in Parlamento con ogni probabilità mi sarei astenuto''.

Nel consiglio dei ministri di lunedì il governo Draghi ha approvato un primo decreto per autorizzare l’invio di armi, mezzi ed equipaggiamenti militari all’esercito ucraino. La decisione dell’Italia segue l’orientamento prevalente tra molti paesi dell’Unione Europea, che nei giorni scorsi avevano annunciato l’invio di armi per aiutare l’esercito ucraino a difendersi dall’invasione russa iniziata una settimana fa. Si tratta di missili antiaerei e controcarro, mitragliatrici, munizioni e mine anticarro.

Armi italiane in Ucraina

Un precedente decreto legge approvato venerdì 25 febbraio, all’articolo 2 aveva autorizzato “per l'anno 2022, la spesa di euro 12.000.000 per la cessione, a titolo gratuito, di mezzi e materiali di equipaggiamento militari non letali di protezione alle autorità governative dell’Ucraina”. Non letali, dunque, ma prettamente difensivi come giubbotti e elmetti in kevlar, metal detector portatili, robot per lo sminamento. Ora si passa alle armi che uccidono. A regolamentare la materia è una vecchia legge, la n. 185 del 9 luglio 1990, “Nuove norme sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento”. Una legge restrittiva, una buona legge. All’articolo 1 prevede che "L’esportazione, l’importazione e il transito di materiale di armamento nonché la cessione delle relative licenze di produzione devono essere conformi alla politica estera e di difesa dell'Italia. Tali operazioni vengono regolamentate dallo Stato secondo i principi della Costituzione repubblicana che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali".

Quindi, si legge ancora, “l'esportazione, l’importazione e il transito dei materiali di armamento, nonché la cessione delle relative licenze di produzione, sono soggetti ad autorizzazioni e controlli dello Stato” e “sono vietati quando siano in contrasto con la Costituzione, con gli impegni internazionali dell’Italia e con i fondamentali interessi della sicurezza dello Stato, della lotta contro il terrorismo e del mantenimento di buone relazioni con altri Paesi, nonché quando manchino adeguate garanzie sulla definitiva destinazione dei materiali”.

Il passaggio che riguarda l’Ucraina arriva dopo: l’esportazione ed il transito di materiali di armamento sono vietati “verso i Paesi in stato di conflitto armato, in contrasto con i principi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio dei ministri, da adottare previo parere delle Camere”. Il provvedimento si basa sugli articoli 3 e 4 del Trattato Nordatlantico che consentono alle parti di aiutarsi per accrescere “la loro capacità individuale e collettiva di resistere ad un attacco armato”. Sarà, infatti, la Nato a organizzare il ponte aereo per la consegna delle armi.

C'è anche l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, citato dalla legge 185, che riconosce che "nessuna disposizione del presente Statuto pregiudica il diritto naturale di autotutela individuale o collettiva, nel caso che abbia luogo un attacco armato contro un Membro delle Nazioni Unite, fintantoché il Consiglio di Sicurezza non abbia preso le misure necessarie per mantenere la pace e la sicurezza internazionale".

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