Giovedì, 26 Novembre 2020

Allarme asili nido: in Italia c'è posto solo per un bimbo su quattro (e costa caro)

Secondo il nuovo rapporto dell'Istat, l'offerta di servizi educativi per la prima infanzia rivolti ai bambini sotto i tre anni è ancora inferiore all'obiettivo fissato dall'Unione europea

Secondo il nuovo rapporto diffuso dall'Istat, i posti nei servizi educativi rivolti alla prima infanzia nel nostro Paese per i bambini sotto i tre anni coprono appena il 24,7% dei potenziali utenti. I dati dell'ultima rilevazione parlano di 13.145 servizi attivi su tutto il territorio nazionale nell'anno scolastico 2017/2018, e il 51% dei posti disponibili (su un totale di 354.641) sono pubblici. Rispetto all'anno precedente si registra un lieve aumento della copertura dovuto sia al calo dei bambini residenti in Italia sia a un lieve incremento dei posti disponibili, ma siamo ancora lontani dal parametro del 33% fissato nel 2002 dall'Unione europea per il 2010. Ancora una volta, l'Italia si presenta divisa in due: se a nelle varie regioni del Nord e del Centro la ricettività si avvicina al target europeo (tra chi lo ha già superato e chi invece è di poco lontano dalla percentuale richiesta), al Sud invece – nonostante alcuni segnali di miglioramento – la quota rimane ancora molto al di sotto dell'obiettivo. L’eterogeneità sul territorio è molto ampia: in Valle D’Aosta hanno un posto disponibile nei servizi educativi 47 bambini su 100, in Campania meno di 9.

L'offerta educativa per la prima infanzia in Italia

L’offerta educativa per la prima infanzia si compone per circa l’80% di nidi d’infanzia (gli asili nido tradizionali), a cui si aggiunge il 2% di posti nei nidi aziendali e il 10% nelle “sezioni primavera”, organizzate solitamente all’interno delle scuole d’infanzia, cui possono accedere i bambini dai 24 ai 36 mesi.

In Italia i bambini sotto i 3 anni che frequentano una struttura educativa sono il 28,6%, valore inferiore alla media dell’Unione Europea, pari al 34,2%. Il dato comprende anche una piccola quota di bambini che frequentano le ludoteche, nonché gli iscritti alla scuola dell’infanzia come “anticipatari” (il 5,2% dei bimbi residenti tra 0 e 2 anni). La percentuale di bambini sotto i 3 anni che frequentano un servizio educativo specifico non supera dunque il 23,4% della popolazione target.

La quota di bambini che hanno usufruito dell’offerta comunale di servizi educativi è passata dal 13,0% del 2016/2017 al 13,5% dell’anno successivo. Il lieve aumento è dovuto principalmente agli iscritti negli asili nido – che crescono per il secondo anno consecutivo dopo la flessione iniziata nel 2011 e la successiva stabilizzazione – mentre l’utenza nei servizi integrativi è rimasta pressoché invariata. In termini assoluti sono 194.567 i bambini iscritti nei nidi e nei servizi integrativi comunali e privati convenzionati al 31.12.2017, il 2% in più rispetto all’anno precedente.

Nel 2017 la spesa corrente impegnata dai comuni per i servizi educativi ammonta a circa 1 miliardo e 461 milioni di euro, di cui il 19,6% rimborsata dalle famiglie sotto forma di compartecipazione degli utenti.

I costi

Nel 2015 il carico medio sostenuto da una famiglia per l'asilo nido si aggirava intorno ai 1.570 euro, nel 2017 è salito a 1.996 euro. Un dato  "coerente con le indicazioni desumibili dall’indagine condotta sui comuni: l’importo medio per utente accertato dai comuni come compartecipazione, nel caso dei nidi comunali a gestione diretta, è pari a 2.009 euro l’anno", scrive l’Istat.

"I vincoli economici spiegano una parte non trascurabile della mancata iscrizione all’asilo nido dei bambini: nel 2018 sono il 12,4% i genitori di bambini di 0-2 anni non iscritti al nido che dichiarano di non averlo fatto perché i costi sono eccessivi. Le differenze territoriali sono ampie: questa percentuale è al 17% al Nord, all’11,3% al Centro e al 7,2% nel Sud. Lo scarso utilizzo degli asili nido è spiegato sia dall’offerta limitata, sia da elementi che si collegano più direttamente alle scelte delle famiglie, tra cui l’aspetto economico. Il primo vincolo è più stringente al Sud e nelle Isole mentre il secondo prevale al Nord, dove l'offerta è più ampia", si legge nel rapporto. 

Il commento del ministro Gualtieri e di Save the Children

"I dati Istat confermano: mancano posti negli asili nido e quelli disponibili pesano sul bilancio delle famiglie. Con il nuovo assegno fino a 3.000 euro molte famiglie potranno affrontare questa spesa e con investimenti 2,5 milliardi aumenteranno i posti", è stato il commento via Twitter del ministro dell'Economia Roberto Gualtieri dopo la diffusione del rapporto Istat.

"I dati sugli asili nido diffusi oggi dall’Istat sono l’ennesima conferma di come nel nostro Paese i servizi per la prima infanzia siano un’opportunità riservata ancora a pochi bambini. I primissimi anni di vita sono di cruciale importanza per lo sviluppo e per il futuro stesso dei minori e per questo è fondamentale che a tutti i bambini venga garantito l’accesso al nido e a servizi socio-educativi di qualità per la prima infanzia. Solo così potremo contrastare alla radice quelle disuguaglianze educative che purtroppo segnano il cammino dei minori sin dalle prime fasi della loro vita", dice Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children. "Auspichiamo un forte intervento già nella legge di bilancio per il sostegno alle famiglie nel pagamento delle rette dei servizi, che se confermate dovrebbero rappresentare una vera e propria 'dote educativa' da garantire a tutti i bambini fin dalla primissima infanzia, ma queste devono essere accompagnate da un contestuale investimento per la copertura dei servizi per la prima infanzia su tutto il territorio nazionale, che oggi presenta ancora troppe differenze a livello territoriale, con una copertura che raggiunge il 19,6% nei comuni del nord-est ma che si ferma a poco più del 5% al sud. Percentuali troppo basse che richiedono un impegno concreto e urgente nella manovra economica per l’implementazione del sistema di educazione ed istruzione da 0 a 6 anni, a partire dalla riconversione di quegli spazi all’interno delle scuole dell’infanzia che oggi continuano a rimanere inutilizzati in conseguenza del calo demografico".

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