Sabato, 24 Luglio 2021
Stefano Pagliarini

Opinioni

Stefano Pagliarini

Giornalista Today Today

I ricorsi dei no vax contro le sanzioni: com'è facile intasare i tribunali 

Operatori sanitari non vaccinati - foto Ansa

In Italia ci sono migliaia di operatori sanitari che rischiano sanzioni e sospensioni per aver rifiutato di vaccinarsi. La legge prevede l'esenzione dal vaccino in caso di accertato pericolo per la salute, ma questa è una parte minoritaria. C’è chi si schiera dalla loro parte e si rende disponibile a dare assistenza legale a tutti i medici e gli infermieri non vaccinati, per fare ricorso e impugnare eventuali sospensioni o demansionamenti. I medici no vax sono un bel problema per le strutture sanitarie che, secondo un report della Presidenza del Consiglio dei Ministri, vedono circa 45mila camici bianchi senza la prima dose. Lo stesso problema che dovranno affrontare le scuole il prossimo settembre, quando riapriranno e ci sarà da pensare a come mettere insieme gli studenti immunizzati con i 227mila insegnanti che ancora non hanno ricevuto la vaccinazione. 

Qualcuno potrebbe dire: “Cavoli loro, chi non si è voluto vaccinare sta a casa e non lavora”. Non è così semplice perché in questo caso ci si muove sempre tra due diritti di rango costituzionale: quello al lavoro (art. 4) e quello che garantisce la tutela della salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività (art. 32). 

Intanto però serviva una decisione per affrontare l’emergenza e il Governo Draghi l’ha presa con il decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri del 31 marzo 2021 che prevede l’obbligo generalizzato di vaccinazione gratuita per la prevenzione della pandemia per gli operatori sanitari. Così lo Stato ha dato alle aziende sanitarie locali gli strumenti giuridici per affrontare il popolo no vax interno alla classe sanitaria .I sanitari che rifiutano di vaccinarsi - come previsto dall'articolo 4 del Decreto legge - fino al 31 dicembre 2021 possono essere demansionati ovvero messi a fare un lavoro che non implichi rischi di diffusione del contagio. E quando l'assegnazione  a mansioni diverse non risulta possibile, i sanitari no vax possono essere sospesi anche dalla retribuzione. Il che non significa licenziamenti in massa.

Carlo Palermo, segretario di uno dei maggiore sindacati dei medici ospedalieri, riferendosi alla legge, prevede “che possano essere addetti allo svolgimento di altre mansioni non a contatto con i pazienti, ma ciò solo ove possibile; in secondo luogo, l’operatore o il medico può essere messo in ferie forzose. In ultima istanza, si ricorre alla sospensione dalla professione senza il recepimento dello stipendio. Non è però contemplata la possibilità di licenziamento e la norma ha comunque validità fino al 31 dicembre 2021”. Dunque in teoria, un medico o un infermiere che decida di non vaccinarsi, non potrebbe comunque essere licenziato. 

Ma nel momento in cui quell'operatore non può essere spostato ci si trova in un vicolo cieco. Lo spiega l'ex presidente della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli che, commentando la sospensione di 115 operatori sanitari no vax in Alto Adige, dice che potrebbe essere illegittima se senza stipendio. Ha spiegato che “il personale, ove possibile, va adibito a prestazioni diverse non pericolose per terzi o per l'operatore stesso". Nel caso in cui ci fosse assoluta indisponibilità alternativa alla funzione originaria entra però in gioco un problema di diritto del lavoro: "Ci può essere licenziamento? E' un terreno scivoloso da valutare con attenzione”. Secondo il costituzionalista infatti, il medico, al di fuori della pandemia e dell’emergenza, ha l’onere del vaccino, non l’obbligo. E’ un concetto diverso e significa che per un medico o un infermiere c’è la necessità di vaccinazione connessa allo svolgimento di alcune attività, per cui “la cessazione del rapporto è ammissibile solo se è del tutto impossibile l'uso alternativo del sanitario senza necessità di vaccinazione”. Tanto che, commentando i casi dell’Alto Adige dice che le sospensioni "mi sembrano più un elemento di pressione. Un primo ammonimento".

La questione dei professionisti che dicono “no” al vaccino potrebbe quindi aprire una strada molto simile a quella dell’aborto negli ospedali, in cui il solco della questione divide fra chi rivendica il diritto ad una prestazione sanitaria legittima e i professionisti che, per motivi etici, si fanno da parte e preferiscono lasciare il campo ad un collega perché, per loro, quello è un omicidio. C’è però una bella differenza fra i medici obiettori e quelli no vax però. I primi rivendicano il rispetto di una posizione che è etica, i secondi, anche quando non si fidano del percorso della certificazione dei vaccini, in qualche modo dicono di non fidarsi della scienza.

Dunque potranno anche fare ricorso e magari anche vincerlo, ci sono grossi dubbi viste le prime sentenze, ma ammesso e non concesso che abbiano delle possibilità, resta il fatto che gli operatori sanitari contrari ai vaccini perché temono qualche mutazione, farebbero meglio a prendere consapevolezza di non essere al posto giusto e avere pietà per i giudici, già oberati di cause inutili. 


 

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