Domenica, 16 Maggio 2021
Nessuna limitazione per Vaxzevria

Astrazeneca, i casi gravi e i tempi della seconda dose: l'Ema aggiorna le linee guida

L'Agenzia europea del farmaco ha raccomandato di continuare a somministrare una seconda dose del vaccino Vaxzevria tra 4 e 12 settimane dopo aver somministrato la prima. Casi collaterali gravi in un caso ogni 100mila persone vaccinate: "Ma benefici superiori ai rischi e aumentano con l'aumentare dell'età"

Il vaccino AstraZeneca è efficace nel prevenire ricoveri, ricoveri in terapia intensiva e decessi dovuti al Covid-19. Lo spiega l'agenzia europea del farmaco in una nuovo aggiornamento sul monitoraggio degli effetti del vaccino anti Covid Vaxzevria. Gli effetti collaterali più comuni sono generalmente lievi o moderati e migliorano entro pochi giorni. Gli effetti collaterali più gravi sono casi molto rari di coaguli di sangue insoliti con piastrine basse, che si stima si verifichino in un caso su 100mila persone vaccinate.

"I dati disponibili in tutta l'Ue non sono sufficienti per fornire ulteriore contesto sui benefici e sui rischi in relazione al sesso e dunque per confermare o smentire la potenziale maggiore esposizione della donne ai casi di trombosi" spigano dall'agenzia europea del farmaco.

Il comitato di farmaco vigilanza dell'Ema ha raccomandato di continuare a somministrare la seconda dose di Vaxzevria, il vaccino AstraZeneca, tra 4 e 12 settimane dopo aver somministrato la prima in linea con le informazioni sul prodotto.

"Il comitato ha preso in considerazione le raccomandazioni di somministrare la seconda dose di Vaxzevria dopo un intervallo più lungo delle 4-12 settimane raccomandate, di non somministrare affatto una seconda dose o di somministrare un vaccino a mRNA come seconda dose - spiega l'agenzia in una nota - L'esposizione e il tempo di follow-up non sono stati sufficienti per determinare se il rischio di coaguli di sangue con basse piastrine dopo una seconda dose differirà dal rischio dopo la prima dose. Al momento non ci sono dati o sono limitati per modificare le attuali raccomandazioni", conclude l'Ema. 

Nessuna conferma per quanto riguarda un rischio maggiore nelle donne: secondo l'agenzia europea non ci sono dati sufficienti per un'analisi in relazione al sesso.

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