Lunedì, 1 Marzo 2021

Il vaccino AstraZeneca riduce la trasmissione del coronavirus e funziona "meglio" se le dosi sono distanziate

Il lavoro dei ricercatori è il primo a documentare che un qualsiasi "antidoto" contro il virus possa potenzialmente ridurre il contagio. Non è tutto: è apparso più efficace quando l'intervallo tra le due dosi era più lungo del divario di quattro settimane originariamente previsto. Ma non ci sono ancora certezze

E' una notizia potenzialmente importante. Il vaccino Oxford-AstraZeneca non solo protegge le persone dal decorso grave della malattia e dalla morte, ma rallenta anche sostanzialmente la trasmissione del cirus Sars-CoV-2. E' scritto nero su bianco in un nuovo studio dei ricercatori dell'Università di Oxford. Perché può essere una svolta? Il lavoro è il primo a documentare che un qualsiasi vaccino contro il coronavirus possa potenzialmente ridurre la trasmissione del virus.

Vaccino AstraZeneca-Oxford: "Rallenta la trasmissione del virus"

I ricercatori hanno misurato l'impatto sulla trasmissione tamponando i partecipanti ai trial ogni settimana, riscontrando una riduzione del 67% dei tamponi positivi tra i vaccinati. I risultati, dettagliati dai ricercatori di Oxford e AstraZeneca in uno studio che non è stato però ancora sottoposto a revisione paritaria (quindi occorre cautela), secondo il New York Times dimostrerebbe che il vaccino potrebbe ridurre la trasmissione di quasi due terzi.

Matt Hancock, ministro della Sanità britannico, ha salutato con un certo favore i risultati oggi, definendoli "assolutamente superbi". "Ora sappiamo che il vaccino di Oxford riduce anche la trasmissione e questo aiuterà tutti noi a uscire da questa pandemia", ha detto Hancock in un'intervista questa mattina alla Bbc. I risultati, ha detto, "dovrebbero dare a tutti la certezza che questo vaccino funziona non solo per proteggerti, ma anche per impedirti di trasmettere il virus".

"Il vaccino più efficace quando tra le due dosi passano più di 4 settimane"

Non è tutto. I ricercatori di Oxford e AstraZeneca hanno anche scoperto che una singola dose del vaccino era efficace al 76% nel prevenire il Covid-19. I dati hanno preso in esame i tre mesi successivi alla prima dose, escluso un periodo iniziale di tre settimane necessario affinché la protezione abbia effetto

I risultati incoraggianti danno sostegno alla strategia adottata dal Regno Unito e da altri Paesi per dare la priorità alla fornitura di quante più prime dosi di vaccini possibile, mettendo da parte le preoccupazioni che le persone riceveranno il richiamo più tardi di quanto inizialmente previsto.

Il vaccino è apparso più efficace quando l'intervallo tra le due dosi era più lungo del divario di quattro settimane originariamente previsto, hanno scoperto i ricercatori di Oxford e AstraZeneca. In pratica tra i partecipanti alla sperimentazione clinica che hanno ricevuto due dosi a distanza di almeno tre mesi, il vaccino era efficace all'82%, rispetto al 55% quando le dosi venivano somministrate a meno di sei settimane di distanza.

Una strategia di vaccinazione che distanzia le dosi di tre mesi "potrebbe essere l'ideale per il lancio di un vaccino pandemico quando le scorte sono limitate a breve termine", hanno scritto i ricercatori.

Ma attenzione: alcuni scienziati, esaminando le informazioni limitate rilasciate fino ad adesso, hanno avvertito che sarà necessaria un'analisi più approfondita dei dati prima di poter avere certezze. L'eventuale calo della trasmissione del virus dopo il vaccino "sarebbe una notizia estremamente gradita, ma abbiamo bisogno di più dati prima che questo possa essere confermato ed è quindi importante che tutti noi continuiamo ancora a seguire le linee guida di distanziamento sociale anche dopo che siamo stati vaccinati", ha detto il dottor Doug Brown, alla guida della British Society for Immunology.

I dati sul vaccino di AstraZeneca non sono generalizzabili ad altri vaccini. Negli Stati Uniti, la Food and Drug Administration è in attesa dei dati di uno studio clinico che ha arruolato circa 30.000 partecipanti, per lo più americani. I risultati di tale studio sono attesi entro la fine del mese. Lo studio dovrebbe fornire ad AstraZeneca dati di sicurezza sufficienti per consentirle tra un mese di chiedere l'autorizzazione a fornire il vaccino per uso di emergenza.

Gli Stati Uniti hanno accettato di acquistarne 300 milioni di dosi.

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