Lunedì, 1 Marzo 2021

In Italia più di 18mila minori migranti non accompagnati: cosa vuol dire "crescere lontano da casa"

Save the Children fotografa la situazione di questi bambini e ragazzi in un Atlante a loro dedicato: le opportunità e gli ostacoli nell’accoglienza e nell’integrazione che trovano una volta arrivati nel nostro Paese

Li vediamo sbarcare nei nostri porti, con gli operatori che cercano di strappare loro qualche sorriso per cercare di distrarli. Alle spalle hanno un vissuto fatto spesso di violenze, torture, schiavitù, privazioni e nei loro viaggi durati mesi, quando non anni, per arrivare in Europa hanno visto e sperimentato cose che nessun bambino dovrebbe mai vedere.

Sono più di 18mila i bambini e adolescenti migranti giunti in Italia senza alcun accompagnamento e ospitati oggi nel sistema di accoglienza del nostro Paese. Si tratta di una presenza costante e significativa rispetto al totale degli arrivi di migranti via mare in Italia, in aumento anno dopo anno. Soltanto nel 2018 i minori non accompagnati sono stati il 15% degli arrivi, ben 2.171 su 14.330 persone sbarcate. 

Una volta arrivati in Italia e in Europa si ritrovano in un paese che non conoscono, alle prese con le sfide e i problemi di un'integrazione molte volte difficile, senza la presenza di un familiare, sforzandosi di superare le difficoltà per non rimanere bloccati nel limbo e sentirsi invece parte attiva e responsabile della comunità territoriale che li ha accolti. Questa la fotografia - e i problemi - dei 18.303 minori stranieri non accompagnati sul territorio italiano a fine 2017, contenuta nel secondo Atlante a loro dedicate realizzato da Save the Children: "Crescere lontano da casa". 

Minori migranti non accompagnati in Italia: i numeri

La  maggior parte di loro, l'83,7%, ha tra i 16 e i 17 anni, ma ci sono poi i gruppi particolarmente vulnerabili come i piccolissimi, le ragazze e gli irreperibili. Il 6,7% ha sotto i 14 anni e lo 0,6 ha meno di sei anni. Le ragazze sono 1.247 (il 6,8% del totale) e provengono in maggioranza da due soli Paesi - Nigeria ed Eritrea - e sono esposte al rischio di tratta e violenza sessuale.

E poi ci sono le migliaia di minori "irreperibili", in transito verso altre destinazioni europee, che finiscono sfruttati nei cantieri, nei campi oppure nel mercato della prostituzione, invisibili e privi delle tutele e della protezione offerta dal sistema di accoglienza nazionale: parliamo di 5.828 ragazzi che si sono allontanati dalle strutture negli anni e che risultano ancora oggi minorenni e irreperibili. Tra di loro ci sono anche ben 605 ragazze. In maggioranza questi minori vengono da Somalia, Eritrea, Egitto e Afghanistan e cercando di ricongiungersi con familiari e amici e in altri paesi europei, spesso respinti dalle autorità francesi, svizzere e austriache quando riescono ad arrivare ai confini di Ventimiglia, Chiasso e del Brennero.

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L’Europa non ha saputo dare una risposta a questi minori, denuncia Save the Children in una nota, e anche la procedura di Relocation, che prevedeva la ridistribuzione in sicurezza dei richiedenti asilo di alcune nazionalità tra gli Stati Membri dell’Unione, e che è stata sospesa il 26 settembre del 2017, ha rappresentato un’occasione perduta.

L'accoglienza in Italia

Quasi la metà dei 18.303 minori non accompagnati presenti in Italia a 31 dicembre 2017 è ospitata in Sicilia (7.988, pari al 43,6% del totale), seguita poi da Calabria, Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna. Solo una parte residuale ha trovato ospitalità presso i privati, ma 9 su 10 sono ospitati in struttura di accoglienza.

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“Da tempo denunciamo ripetutamente le condizioni di vulnerabilità di questi bambini e adolescenti, raccogliendo nei porti di sbarco le loro terribili testimonianze sulle violenze compiute dai trafficanti lungo tutto il percorso e la permanenza in Libia. Anche oggi, di fronte alle persone che continuano a rischiare la loro vita nel Mediterraneo e agli ostacoli frapposti ai soccorsi, l’Europa non trova una voce comune in difesa dei diritti in particolare di chi è più vulnerabile, preoccupandosi invece di rafforzare le proprie frontiere", dice Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia, che, a pochi giorni si celebra la Giornata internazionale del rifugiato ricorda: "Il 51% dei rifugiati nel mondo è costituito da minorenni: più di 11milioni di ragazzi e ragazze, soli o con le proprie famiglie, costretti a vivere in strutture di accoglienza di emergenza, spesso privati della possibilità di andare a scuola e in condizioni igienico sanitarie precarie. Intere generazioni di bambini e bambine che hanno come unica realtà di vita quella di un campo profughi, senza una scuola o un ospedale, privati dei loro diritti fondamentali e della propria infanzia". 

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Certo, c'è la Legge Zampa, la legge 47 del 7 aprile 2017, che ha introdotto molte innovazioni nel sistema di accoglienza e protezione dei minori stranieri non accompagnati ma a più di un anno dalla sua approvazione il sistema delineato dal provvedimento "è come una casa in costruzione", dice Raffaela Milano, direttriec dei Programmi Italia-Europa di Save the Children. L'ambito che ha registrato il maggior impulso da parte degli enti attuatori è stato quello dei tutori volontari, rappresentanti legali e portavoce degli interessi del minore, ponte con le istituzioni e persone di riferimento, con cui confidarsi e a cui chiedere aiuto o consiglio nel quotidiano.

“I tutori sono un tassello fondamentale del processo di integrazione, se lo intendiamo, come dovremmo, non solo nei termini di garantire risorse materiali fondamentali (un posto dove dormire, un modo per mantenersi), ma anche come ricostruzione di un legame di fiducia - traumaticamente interrotto a causa della fuga e durante il viaggio - nei confronti degli altri, così come riguardo alle proprie capacità e ai propri talenti. La disponibilità dei tutori volontari è un segnale straordinario che viene dalla società civile e che oggi sta alle istituzioni raccogliere e non tradire”, conclude Milano.

La sfida dell'integrazione

L’iscrizione a un corso di lingua italiana o a scuola rappresenta per questi bambini e ragazzi il principale strumento per l’inserimento nella comunità ospitante e per l’avvio di un effettivo progetto di integrazione, spiega Save the Children.

Nella maggior parte dei casi, infatti, i minori presenti in prima accoglienza frequentano corsi di alfabetizzazione all’interno della struttura stessa o sono iscritti a un corso esterno ma quando si tratta dell'accesso al sistema dell'istruzione pubblica per l'assolvimento dell'obbligo scolastico la situazione si fa più complessa. Il problema più diffuso, denuncia STC, è la "prassi" di procedere indscriminatamente all'iscrizione dei minori presso i C.P.I.A. (Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti) che li pone in un ambiente frequentato anche da adulti, non sempre adatto didatticamente alla loro età e, soprattutto, separati dai loro coetanei e dal contesto della scuola.

Per quanto riguarda i minori non accompagnati inseriti nei progetti di seconda accoglienza della rete SPRAR, quasi tutti sono stati iscritti a scuola, anche se raramente nel ciclo scolastico corrispondente alla loro età o livello. L’inserimento nel contesto scolastico facilita allo stesso tempo la partecipazione alle attività extra-scolastiche, sportive, ricreative e culturali, ma anche di volontariato, che consolidano non solo i rapporti interpersonali tra i ragazzi e i nuovi amici che incontrano, ma anche la conoscenza e la relazione con il resto della comunità territoriale.

Una volta compiuti per i 18 anni, per loro significa fuoriscire dalla condizione di particolare tutela prevista dalla legislazione italiana per i minorenni e ritrovarsi a vivere, in quanto migranti adulti, un profondo cambiamento di status, che rende necessari dei passaggi amministrativi delicati e complessi, relativi in particolare alla conversione del permesso di soggiorno per minore età. 

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