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Lunedì, 23 Maggio 2022
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Benetton, parla Oliviero Toscani: "In questo paese c'è solo invidia per il successo"

"Nessuno ricorda che venti anni fa le autostrade erano un autentico disastro e nessuno le voleva". Oliviero Toscani, fotografo legato per molti anni alla famiglia Benetton, commenta a Trevistotoday l'accordo su Autostrade che vede il gruppo di Ponzano Veneto uscire progressivamente dalla gestione di Aspi

"Questo è un Paese di cattiveria, frustrazione e invidia per il successo". Questo il pensiero di Oliviero Toscani, fotografo legato per molti anni alla famiglia Benetton, che commenta a Denis Barea di Trevistotoday l'accordo su Autostrade che vede il gruppo di Ponzano Veneto uscire progressivamente dalla gestione di Aspi che diventerà una public company

Toscani, che idea si è fatto sulla vicenda?

"Ho conosciuto Luciano Benetton nel 1980 - dice lui - e devo dire che non ho mai incontrato persone più oneste in vita mia. Quello che è successo è una ingiustizia sotto il profilo umano perchè Luciano Benetton ha una serietà e un integrità morale fuori da ogni discussione".

Perchè tanto rancore nei confronti della famiglia?

"Ma, la gente gode nel dare addosso ai Benetton. La ragione? Questo è un Paese di cattiveria, frustrazione, invidia per il successo. Il risultato è che tutto ciò che funziona deve essere distrutto".

"Nessuno si ricorda - insiste Toscani - quando venti anni fa le autostrade erano un autentico disastro e nessuno le voleva. Benetton al tempo era un gruppo industriale che andava bene eppure Luciano e i suoi fratelli si addossarono l'onere. Purtroppo, e sfortunatamente, queste cose succedono: hanno assunto manager che alle fine della fiera hanno la stessa qualità dei nostri politici, cioè sono poco seri. Gli ingegneri e i responsabili non erano all’altezza del compito, anche se naturalmente non tutti. Alla fine ci sono andati di mezzo gli altri".

Autostrade, la road map per il ritorno sotto l'ala pubblica

Atlantia e Aspi si sono impegnate a garantire l’immediato passaggio del controllo di Aspi a un soggetto a partecipazione statale, Cassa depositi e prestiti. Questo avverrà attraverso la sottoscrizione di un aumento di capitale riservato da parte di Cdp; l’acquisto di quote partecipative da parte di investitori istituzionali; la cessione diretta di azioni Aspi a investitori istituzionali di gradimento di Cdp, con l’impegno da parte di Atlantia a non destinare in alcun modo tali risorse alla distribuzione di dividendi.

Altro passaggio è la scissione proporzionale di Atlantia, con l’uscita di Aspi dal perimetro della holding e la contestuale quotazione di Aspi in Borsa. Gli azionisti di Atlantia valuteranno la smobilizzazione delle quote di Aspi, con conseguente aumento del flottante. In alternativa, Atlantia ha offerto la disponibilità a cedere direttamente l’intera partecipazione in Aspi, pari all’88%, a Cdp e a investitori istituzionali di suo gradimento.

La partita cruciale si giocherà sui numeri, quelli del valore di Aspi: una possibile cifra è quella di 11 miliardi, ma, appunto, è tutta da verificare. Quello che è certo è che, a valle dell'operazione, viene rivoluzionata la catena societaria con Edizione che diventerà azionista di minoranza. La holding della famiglia di Ponzano Veneto detiene ora direttamente il 30% di Atlantia, la holding infrastrutturale che, a sua volta, controlla l'88% di Aspi. Nel capitale di Aspi anche Allianz, e Silk road per una quota complessiva del 12%.

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