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Domenica, 14 Aprile 2024
Sabbia dorata

Fare il bagnino? Si fattura 260mila euro

Inchiesta sul mondo dei balneari: ecco quanto fatturano e i costi delle imprese

Fare il bagnino è un business? Prima il dato nudo e crudo: secondo lo studio di Nonisma (commissionato dal Sindacato italiano balneari e Fipe-Confcommercio), in Italia chi ha uno stabilimento ha un fatturato medio di 260 mila euro l’anno. È un dato medio, che va dai fatturati milionari di Flavio Briatore al piccolo stabilimento a conduzione familiare. C’è chi in Italia unisce ai servizi della spiaggia la ristorazione. Da qui nascono le differenze: i servizi ‘tradizionali’ (spiaggia, parcheggio e noleggio) generano la metà del fatturato. Un fattore distintivo è rappresentato dai servizi di somministrazione in quanto hanno effetti di rilievo sul fatturato e spingono verso una maggiore complessità gestionale. Bar e ristorante determinano infatti una quota addizionale di fatturato vicina a quella dei servizi di spiaggia (44% vs 48%). Il ristorante poi spinge verso una stagionalità più lunga, tanto che oltre 1 impresa su 4 opera per oltre 6 mesi l’anno.

Le spese da sostenere sono numerose, tra il 60 e il 70% del fatturato. Il servizio di salvataggio in carico agli stabilimenti costa circa 10 mila euro, la pulizia dell’arenile 7/8 mila euro, la Tari circa 10 mila euro, il servizio notturno per tutto il periodo estivo circa altri 10 mila euro, le dune invernali circa 2 mila euro a stabilimento. In più si devono aggiungere Iva, tasse e stipendi del personale. 

Le concessioni balneari in italia-2

Ora tutti attendono al fronte i nuovi scenari, con le gare legate alla Bolkestein, ma in Italia in realtà negli anni passati i bagnini non hanno smesso di investire. Questo emerge dallo studio di Nonisma: solo meno di un’impresa su 10 si è astenuta da investimenti significativi. Si tratta di investimenti molto spesso recenti, che risalgono mediamente a 5 anni fa (2017), soprattutto per quanto riguarda attrezzature e arredi. Per questi beni, tuttavia, la necessità di ammodernamento è costante: nel biennio 2020-2022 oltre il 60% delle imprese ha acquistato attrezzature e arredi e circa il 50% strutture amovibili. Gli investimenti hanno riguardato più spesso l’area dei servizi di spiaggia (93% dei casi), bar (85%) e ristorante (70%). Oltre la metà delle imprese ha investito nell’area destinata all’intrattenimento dei bambini.

"In un quadro complessivo mi sento di affermare che non siamo degli sfruttatori, come veniamo dipinti da certa stampa – conclude il presidente Vanni -. I dati confermano come è vero che si riesce a portare a casa lo stipendio, ma non è vero che chi ha uno stabilimento vive di rendita. È invece vero che il settore è in grande fermento, perché produce 11 miliardi di indotto, che rappresentano una voce importante per il Pil italiano. Sullo studio di Nonisma sono dati veritieri, poi bisogna però calarsi nelle realtà e vedere le differenze che ci sono in Italia".

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