Domenica, 13 Giugno 2021
La storia / Arezzo

Gravidanza a rischio, l'aborto sembrava l'unica soluzione: la piccola Marta salva grazie al coraggio dei medici

Una grave problematica sorta durante la gestazione, poi la soluzione trovata dai medici della Ginecologia dell'ospedale San Donato di Arezzo, grazie all'amnioinfusione. "E noi accettammo, consapevoli dei rischi per il futuro della bambina ma anche decisi a non perderla", racconta mamma Valentina

Marta è nata lo scorso 7 maggio. Prematura, pesava un chilo e 520 grammi e ancora per un mesetto dovrà restare nell'incubatrice della terapia neonatale. Deve la sua vita alla professionalità e al coraggio dei medici che hanno seguito sua madre Valentina quando durante la gestazione sono insorte gravi problematiche e l'unica prospettiva sembrava quella dell'interruzione della gravidanza. È la storia raccontata da ArezzoNotizie. Valentina e Gabriele, i genitori di Marta, sono arrivati da Pistoia all'ospedale San Donato di Arezzo per tentare il tutto per tutto, grazie alla tecnica della amnioinfusione che ha sopperito alla carenza di liquido amniotico che avvolgeva la bambina durante la gravidanza e che a un certo punto si era drammatica ridotto. Enrico Periti, medico dell'unità operativa della ginecologia del San Donato, ha proposto loro di tentare, poiché la coppia rifiutava l'opzione dell'aborto. "E noi accettammo, consapevoli dei rischi per il futuro della bambina ma anche decisi a non perderla".

Cos'è l'amnioinfusione

"La signora aveva una grave assenza di liquido amniotico alla ventesima settimana di gravidanza. Una condizione molto grave: una scelta era quella di interrompere la gestazione e l’altra quella che le abbiamo prospettato al San Donato: l’amnioinfusione e cioè l’infusione di soluzione fisiologica all’interno della cavità amniotica durante il corso della gravidanza", ha ricostruito Ciro Sommella, direttore di ginecologia e ostetricia del San Donato. Una volta deciso per l'amnioinfusione, Valentina e sua marito si sono spostati una volta a settimana, per 14 settimane, da Pistoia ad Arezzo per sottoporsi alla procedura. "Ognuno si è assunto la propria responsabilità. La paziente era consapevole che la bambina sarebbe potuta nascere prematura e quindi con gravi conseguenze sulla sua vita futura. Noi medici sapevano bene i rischi di natura anche legali e di responsabilità professionale che ci assumevamo", ha detto il dottor Sommella. "È stato un momento molto difficile – ha ricordato Valentina -. Dovevamo decidere rapidamente e lo abbiamo fatto. In realtà non abbiamo mai avuto dubbi sulla scelta da compiere".

Ma quali sono le potenzialità dell’amnioinfusione? "Da una parte - spiegano dalla Asl Toscana Sud Est - permette una sufficiente visualizzazione ecografica per evidenziare malformazioni strutturali fetali e dall’altra reintegra il liquido amniotico, la cui quantità è fondamentale per lo sviluppo armonico corporeo e il corretto sviluppo della funzionalità respiratoria. In assenza di liquido amniotico, è alta la probabilità che il bambino al momento della nascita vada incontro a gravi problematiche respiratorie che possono essere letali o comprometterne gravemente lo sviluppo neurologico".

La nascita di Marta, prematura ma sana

 "Ad inizio mese ho avuto una nuova perdita di liquido amniotico e mi sono recata al pronto soccorso di Prato. Tre giorni dopo ho avuto le contrazioni e il 7 maggio Marta è nata. Ovviamente prematura, pesava 1 chilo e 520 grammi e adesso è nella terapia intensiva neonatale dell'ospedale di Prato e ci dovrà restare probabilmente un mese. Ma è sana e sta bene. E deve la sua vita alla professionalità e anche al coraggio dei medici che mi hanno seguita, in particolare al dottor Periti, a cui non smetteremo mai di essere riconoscenti", le parole di mamma Valentina. "Uno dei cardini della nostra professione - ha commentato  Sommella - è il dovere che abbiamo di proporre tutte le soluzioni che abbiamo a disposizione per aiutare la paziente. E questo anche in assenza di tecniche o terapie dal sicuro successo, assumendoci il conseguente rischio. Abbiamo informato i genitori che si sono trovati a scegliere tra il tentare di tutto per salvare la vita del feto e il timore di avere per la bambina una qualità scadente di vita. E hanno fatto la scelta giusta. Un ringraziamento va all'equipe di medici della diagnosi prenatale di Arezzo che ha offerto una prestazione di alto valore scientifico e altrettanto importante dal punto di vista umano. Scienza e umanità devono sempre procedere di pari passo perché si possa dire di aver preso a cuore un paziente. Sono orgoglioso che il centro di diagnosi prenatale di Arezzo possa essere visto come un punto di riferimento non solo per le cittadine della nostra provincia".

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