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Martedì, 16 Aprile 2024
Il caso

La nave di Banksy sequestrata a Lampedusa per aver fatto "troppi soccorsi"

Le autorità italiane hanno messo sotto sequestro nel porto di Lampedusa la nave dello Street Artist, tra le accuse anche quella di aver effettuato "salvataggi di troppo"

C'è la scritta 'Rescue', ovvero salvataggio, e la riproduzione di una delle opere più famose di Banksy, la bambina che con la mano sorregge non il cuore stavolta ma un salvagente. La nave soccorso del leggendario street artist britannico Banksy, creatore di alcune tra le opere più iconiche di questo secolo, è bloccata nel porto di Lampedusa.  Da ieri è infatti sottoposta a un fermo amministrativo per presunte violazioni del decreto che disciplina le attività di ricerca e salvataggio in mare delle imbarcazioni. "Prenderemo tutte le misure necessarie per combattere questo fermo", assicura l'equipaggio. In particolare l'equipaggio contesta fermamente tutte le accuse obiettando che se avessero ascoltato le autorità italiane avrebbero di fatto violato la loro missione che è quella di salvare le vite in mare. 


Tre salvataggi operati autonomamente in area Sar libica e maltese, mancato rispettato delle indicazioni delle autorità italiane per il porto di Trapani e un numero di persone eccessivo a bordo, visto che sulla nave potevano essere caricate al massimo 60 naufraghi. Sono le tre contestazioni che hanno portato al fermo amministrativo notificato ieri al comandante della nave Louise Michel, Beckert Reimar.  Nel documento, di cinque pagine, viene anche fatto riferimento all'ultimo soccorso nella notte tra il 24 e il 25 marzo, dove c'è stata una collaborazione tra la Guardia costiera italiana e l'equipaggio della nave Louise Michel. Quest'ultimo - secondo quanto si legge nel documento - ha comunicato di aver recuperato tutti i 38 naufraghi, tra i quali un adulto e un bambino in stato di incoscienza che necessitavano di cure immediate per sindrome da annegamento e gli stessi venivano trasbordati sulla motovedetta della Guardia costiera assieme al medico di bordo della Louise Michel e portati a Lampedusa. Inoltre, mentre la nave procedeva verso nord, le stesse autorità italiane -si legge nel provvedimento - avrebbero a quel punto chiesto alla Louise Michel di dirigersi rapidamente a Lampedusa a causa dei rischi dovuti al sovraffollamento della nave. 

"Ci hanno detto a voce in una email che non siamo autorizzati a lasciare il porto di Lampedusa - ha spiegato la capomissione della Louise Michel, Morena Milijanovic - L'intenzione è molto chiaramente quella di impedire attivamente che le navi capaci di soccorrere soccorrano, la conseguenza è che le persone muoiono in mare". Morena Milijanovic racconta delle quattro operazioni di salvataggio eseguite in 24 ore che hanno "salvato 187 persone", di "quando abbiamo emesso un mayday che è stato ignorato dalla guardia costiera italiana per oltre mezzora. Siamo riusciti a portare in salvo queste persone dall'acqua". 

Il portavoce della nave di Banksy Jonathan Work fornisce la sua versione di quanto accaduto: "Non posso entrare nel merito delle singole contestazioni, su cui ci difenderemo nelle sedi opportune, però, a noi la situazione appare chiara. Sabato abbiamo effettuato quattro salvataggi e poi ci hanno fermati, una volta entrati nel porto di Lampedusa la Guardia costiera ci ha imposto di non muoverci più dal molo. Il nostro unico proposito era ed è salvare vite umane: c'erano altri interventi da fare, nello specchio di mare di fronte a Lampedusa, ma non avevamo il permesso di andare. La Guardia costiera non ci ha aiutato nelle operazioni di salvataggio, non ha risposto a Frontex: volevano solo mandarci verso Trapani, quando c'era ancora tanto da fare attorno a Lampedusa. Noi non facciamo nulla di sbagliato, non abbiamo violato il diritto internazionale. Non abbiamo violato alcuna regola". 
 

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