Domenica, 13 Giugno 2021
Tutt'altro che un gioco

La Blue Whale esiste: 25enne condannata a un anno e mezzo nell'unico caso finito a processo

La ragazza aveva costretto attraverso i social una minorenne a infliggersi dei tagli sul corpo e a inviarle le foto

Si era spacciata come "curatore" nell'ambito della cosiddetta "Blue Whale Challenge" e aveva costretto, dopo averla circuita tramite i 'social', una minorenne di Palermo a infliggersi alcuni tagli sul corpo e ad inviarle le foto: il primo step di una cinquantina di prove di coraggio che la monore avrebbe dovuto portare a termine. 

Oggi una 25enne è stata condannata a un anno e mezzo - con pena sospesa - con le accuse di atti persecutori e violenza privata. A deciderlo è stato oggi il giudice monocratico della nona sezione penale Angela Martone nell'unico processo celebrato davanti al Tribunale di Milano per il celebre caso di "Blue Whale".

La vicenda, al centro di un processo durato due anni, era venuta a galla in seguito a una inchiesta di una giornalista che, fingendo di essere una minorenne pronta alla 'sfida', aveva aperto un profilo sui social ed era entrata in contatto con una alunna delle scuole medie di Palermo, ai tempi 12enne, che, nell'estate di quattro anni fa per qualche mese, aveva cominciato a giocare per davvero con la giovane imputata. Da qui la denuncia della stessa giornalista alle forze dell'ordine per segnalare i pericoli che stava correndo la ragazzina e l'avvio dell'indagine coordinata dal pm di Milano Cristian Barilli.

La ragazza, secondo la ricostruzione degli inquirenti e degli investigatori della Polizia Postale, tra il maggio e il giugno del 2017, con un complice di origini russe allora di 16 anni, avrebbe contattato la vittima mediante profili Instagram e Facebook come "curatorlady", sostenendo di essere uno dei "curatori" del gioco, indicandole e imponendole i gesti da compiere, per altro concordati con un complice.

"Se sei pronta a diventare una balena - recita uno dei messaggi inviati all'adolescente siciliana - inciditi 'yes' sulla gamba, se non lo sei tagliati molte volte per autopunirti". Inoltre la presunta "curatrice" avrebbe reiterato le "proprie minacce" e la propria "capacita' intimidatoria" avvisando la 12enne di conoscere il suo "indirizzo IP di connessione", cioe' il luogo da cui si connetteva e quindi di poter "raggiungerla e di ucciderla qualora avesse interrotto la partecipazione alla 'Blue Whale Challenge'" Oggi il giudice Martone ha inflitto una pena (sospesa) di un anno e 6 mesi con la non menzione riconoscendo le attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti

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