Coronavirus, il bollettino quotidiano è ancora utile?

L'infettivologo Bassetti: "E' profondamente sbagliato. Il popolo non è abituato a questi numeri, noi non comunichiamo il numero delle persone colpite da infarto". Anche il viceministro Sileri da mesi ne mette in dubbio l'opportunità

Non è la prima volta che se ne discute: ha ancora senso dare ogni tardo pomeriggio il bollettino nazionale dell'epidemia? C'è chi è convinto non sia più necessario. "Con mascherine e distanziamento si può tornare alla normalità. Questo è il messaggio che deve venire dalla medicina oggi: torniamo a vivere con delle precauzioni. Non possiamo continuare a dare ogni sera il bollettino di guerra, questo è profondamente sbagliato. Il popolo non è abituato a questi numeri, noi non comunichiamo il numero delle persone colpite da infarto". Lo dice Matteo Bassetti, direttore della Clinica malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova e presidente della Società italiana di terapia antinfettiva (Sita), in collegamento con la trasmissione 'In Onda' su La7.

"E' giusto mettere in guardia la popolazione durante la fase emergenziale, ma ora non c'è più. Torniamo a vivere facendo meno allarmismo, perché colpisce le aziende e l'economia", aggiunge Bassetti, per il quale in Italia "siamo arrivati a una potenza di fuoco di circa 100mila tamponi al giorno e ci manteniamo su livelli molto significativi".

"Bisogna sempre guardare la percentuale sui tamponi fatti", evidenzia Bassetti, sottolineando che "buona parte dei contagi che oggi contiamo provengono da viaggi all'estero". "Poi -prosegue- c'è quel numero degli oltre 100 pazienti in terapia intensiva che deve essere tenuto in considerazione, ma non deve al momento terrorizzarci. Noi oggi siamo più bravi e il messaggio è che la gente muore di meno. I morti sono sempre tanti, ma è evidente che oggi è una malattia in qualche modo diversa anche perché siamo diversi noi, sia nel fare i tamponi che nel curare le persone".

Che il numero di nuovi casi quotidiani in sé non debba spaventare lo ha detto anche  il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, un paio di giorni fa: "Il trend è in crescita, il virus circola un po' di più. Parliamo di 1400-1500 positivi al giorno, circa i due terzi sono scoperti con screening e di questi solo un terzo presenta dei sintomi. La situazione è sotto controllo. È vero che abbiamo avuto quasi 500 focolai in più, ma non significa che la situazione non è sotto controllo. Il focolaio viene identificato e chiuso, limitato e controllato. Dobbiamo abituarci a questo: nelle prossime settimane vedremo ancora i casi salire e dovremmo preoccuparci qualora il virus dovesse nelle Rsa, negli ospedali o nelle case degli anziani. Quando i numeri dei ricoveri in ospedale aumenteranno in maniera significativa, quello sarà un vero campanello di allarme e allora dovremo pensare a fare qualcosa per difendere tutta la comunità" ha detto a Sky TG24.

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A luglio Sileri diceva: "Ribadisco che sono contro i bollettini giornalieri, che non riflettono un trend" dell'epidemia di Covid-19. "Un bollettino deve essere spiegato". E un mese prima, a giugno, esprimeva sempre lo stesso concetto: "Si sa, sono contro la divulgazione dei numeri giorno per giorno. Messi così sono fuorvianti e non servono", perché "ci sono fluttuazioni giornaliere" che confondono. Però "io sono uno solo, sono l'unico medico del Governo". Una contrarietà ai bollettini quotidiani sui dati dell'epidemia di nuovo coronavirus, ma non alla comunicazione chiara e puntuale: "Andrebbe dato il trend settimanale - dice - comparato al numero di tamponi fatti, a chi sono stati fatti, a come stanno questi pazienti. Io i numeri così non li darei - ripeteva Sileri - perché se calano tutti stappano bottiglie di spumante, poi se il giorno dopo aumentano si grida alla tragedia. Ma i tamponi positivi quando sono stati fatti, e a chi?". Il dibattito è aperto.

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