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Venerdì, 24 Maggio 2024
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Cosa dice il bollettino sulla disinformazione russa in Italia

Gabrielli ha precisato che non esiste una lista di filoputiniani d'Italia, come riferito da alcune testate, men che meno di personalità politiche

“Non esiste un Grande Fratello, una Spectre in Italia: nessuno vuole investigare sulle opinioni delle persone", ma restano accesi i riflettori sulla “circolazione delle fake news” che possono prendere "derive preoccupanti". Sono le parole del sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla Sicurezza, Franco Gabrielli, pronunciate in conferenza stampa convocata da Palazzo Chigi sul tema del bollettino sulla disinformazione russa prodotto dal Dis e desecretato oggi 10 giugno.

La lista dei filoputiniani

Gabrielli difende quindi l’intelligence italiana dalle accuse di aver stilato una lista per colpire filo-putiniani. E proprio in merito alla cosiddetta lista, Gabrielli ha precisato che c’è stata "un'attività di ricognizione di fonti aperte che non ha nulla a che vedere con l'attività di intelligence". Nessuna attività di intelligence quindi, ma soprattutto nessuna schedatura. Tradotto, non esiste una lista di filoputiniani d'Italia, come riferito da alcune testate, men che meno di personalità politiche. 

Gabrielli rassicura che “nessun giornalista o politico” è finito nel mirino dei Servizi segreti italiani. Semmai, precisa il sottosegretario, l'obiettivo era cercare di prevenire azioni di disinformazione che possono minare la sicurezza nazionale soprattutto nel contesto di una guerra in Ucraina lanciata da Putin.

Priorità viene data quindi alla tutela della libertà di opinione, che si differenzia dalla diffusione delle fake news: per questo, l’”unico antidoto alla propaganda è la libera informazione, tutto ciò che è un diverso pensiero è una ricchezza", ha sottolineato Gabrielli.

Il sottosegretario ha poi fatto una riflessione sulla pubblicazione del bollettino anticipato qualche giorno fa dal Corriere della Sera. "Il documento" sulla disinformazione russa "non è arrivato ai giornalisti perché sceso dal cielo, è stato editato il 3 giugno e quindi le stesse tempistiche fanno ritenere che ci sia stata qualche mano solerte” che quindi ha fatto circolare il report prima che lo ricevesse il Copasir il 6 giugno scorso.  

Si tratto di un gesto che porterà a provvedimenti seri. “È una cosa gravissima non tanto per il livello delle informazioni che vengono rese, ma per il fatto stesso che è un documento classificato e che doveva rimanere nell'ambito della disponibilità degli operatori, è una cosa gravissima e che ha creato grande discredito”, ha detto Gabrielli. Del bollettino, ha chiarito ai giornalisti il sottosegretario, era a conoscenza lo staff del presidente del Consiglio Mario Draghi.

Cosa dice il Dis sulla disinformazione russa in Italia

Il documento riservato è finalizzato a tutelare chi è coinvolto. È questa la sintesi del pensiero del sottosegratario alla Presidenza del Consiglio che ha precisato che con "due fugaci riferimenti a persone" non è possibile "sostenere che questa attività abbia a che fare con le opinioni dei cittadini di questo Paese". Dunque il termine "riservato è proprio il minimo sindacale e risponde all'esigenza di tutelare le persone che sono coinvolte". Nessuno della lista di nomi inseriti nel bollettino diffuso dal Corriere della Sera domenica scorsa è sotto investigazione.

Dunque per ora sono cinque gli italiani citati, "ma non attenzionati" - come ha ribadito il sottosegretario – i nomi delle persone presenti nel bollettino sulla disinformazione russa prodotto dal Dis e desecretato oggi.
Si tratta di Alberto Fazolo, economista e giornalista, che ha parlato dell'uccisione di diversi giornalisti in territorio ucraino; c’è poi il nome del freelance Giorgio Bianchi, che si trova in Ucraina “con finalità di propaganda filo-russa”, quello dell'eurodeputata Francesca Donato, descritta sull'emittente Russia Today come “colei che ha votato contro l'invio di armi in Ucraina”.

Infine compaiono i nomi di Rosangela Mattei - nipote di Enrico – le cui parole sono state rilanciate sui social da noti influencer antigovernativi e filorussi, e quello della blogger Francesca Totol che ha ripreso un tweet di campagna mediatica contro il presidente ucraino Zelensky. 

Nel bollettino si analizzano principalmente le tendenze social della propaganda russa, con particolare attenzione alla diffusione dei contenuti su Telegram "attraverso il quale la disinformazione – in ambito nazionale – viene veicolata da gruppi e canali con un’adesione media rilevata tra le 50mila utenze sino a un minimo di 10mila". Secondo i servizi, "tali gruppi si caratterizzano per i profili di contiguità con i movimenti antisistema no-vax/no-greenpass". 

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