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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
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Le "vite a giornata" dei braccianti migranti tra baraccopoli fatiscenti senza acqua né cure

Il rapporto di Medici Senza Frontiere, che per cinque mesi ha offerto cure e orientamento in sette insediamenti in Basilicata, compreso quello dell'ex-Felandina, raccogliendo storie e testimonianze

"Dicono che siamo in Europa, ma mi sembra che qui si viva peggio che in molti posti in Africa. Questa è la periferia invisibile dell'Europa". A. ha 30 anni, viene dal Niger. Lui come tanti altri è passato dall'ex-Felandina, il complesso industriale dismesso nei pressi di Metaponto diventato una baraccopoli dove avevano trovato rifugio in condizioni precarie decine e decine di migranti impegnati nella raccolta nei campi agricoli.   

In Basilicata ci sono circa duemila braccianti migranti: vivono in baraccopoli come quella dell'ex-Felandina e in casolari fatiscenti, senza acqua potabile e in pessime condizioni igienico-sanitarie, e lavorano nei campi in condizioni durissime. Una "vita a giornata" e le loro sono storie di precarietà ed esclusione, come rivela il rapporto di Medici Senza Frontiere presentato oggi a Matera. Tra luglio e novembre 2019, la ong ha offerto cure mediche e orientamento socio-sanitario in sette insediamenti informali, tra cui l'ex-Felandina, per poi passare a dicembre il testimone all'associazione locale LOE-USIP, di cui fanno parte anche medici volontari, a cui sono stati donati il camper dell'unità mobile, le attrezzature mediche e le scorte di farmaci.

Tra le baraccopoli per i braccianti migranti nelle campagne lucane

Il team di MSF è intervenuto in un totale di 7 insediamenti, 3 nella provincia di Matera e 4 nella provincia di Potenza: strutture pericolanti o comunque non adeguate all’uso abitativo in totale isolamento rispetto ai servizi ed ai centri abitati, accomunati tutti dall’assenza di acqua potabile, di elettricità, di un sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti, con conseguenti condizioni igienico sanitarie che mettono rischio la salute delle persone. La mancanza di elettricità rappresenta un ostacolo alla corretta conservazione di farmaci, come l’insulina, oltre che all’accurata preparazione e conservazione dei cibi con conseguenti rischi di diffusione di problemi gastrointestinali dovuti al cattivo stato di conservazione degli alimenti. Inoltre, espone le persone a rischi di incendio ed esplosioni dovuti all’utilizzo di fuochi a legna o cucine da campo alimentate a gas.

Braccianti migranti in Basilicata tra precarietà ed esclusione sanitaria (MSF)

In cinque mesi, la clinica mobile di MSF ha effettuato più di 900 visite mediche, identificando in 785 casi condizioni mediche legate in particolare alle difficili condizioni di lavoro e di vita. Più della metà dei pazienti ha manifestato problemi di accesso al sistema sanitario, sebbene oltre il 30% abbia dichiarato di essere in Italia da più di 8 anni. Sul totale delle persone assistite, solo il 43% era in possesso di una tessera sanitaria in corso di validità, mentre il 27% aveva una tessera sanitaria scaduta e, nonostante avesse un permesso di soggiorno in corso di validità, non era in grado di rinnovarla per barriere amministrative legate all’impossibilità di eleggere una residenza. Il 28% ha dichiarato di non aver mai avuto una tessera sanitaria né un codice STP, solo il 2% era in possesso di un codice STP.

Negato il diritto alla salute, la denuncia di Medici Senza Frontiere

"Un paziente di 29 anni, con una grave impotenza funzionale ai polsi dovuta verosimilmente a calcificazioni ossee e aggravata dal lavoro nei campi, non ha potuto ricorrere a una visita specialistica perché la sua tessera sanitaria era scaduta e non poteva recarsi nella precedente località di residenza per rinnovarla", racconta il dottor Gianluca Granà, medico di MSF. "Nonostante fosse in possesso di un regolare permesso di soggiorno, un ostacolo di tipo prettamente burocratico ha impedito il pieno accesso alle cure per questo paziente".

L’intervento di MSF in Basilicata, denuncia l'associazione, evidenzia come il Sistema Sanitario Nazionale non si sia ancora adeguato ai bisogni dei lavoratori soggetti ad alta mobilità e come le barriere amministrative non garantiscano alle persone l’accesso ai servizi di medicina generale. La situazione è grave e MSF fa appello alle autorità locali affinché intervengano per abbattere le difficoltà di accesso al sistema sanitario attraverso l’attivazione di ambulatori di medicina dedicati nei territori in cui si registra una forte presenza di stranieri, anche a carattere regionale. Per MSF servono servizi di mediazione linguistico-culturale nelle strutture sanitarie e programmi di formazione per il personale socio-sanitario sull’approccio interculturale così come indicato nel piano socio-sanitario della Regione Basilicata 2018-2020. Bisogna poi definire strategie di lungo periodo per garantire soluzioni abitatine dignitose alle persone di origine straniera presenti sul territorio, distinguendo fra le soluzioni stagionali e quelle rivolte a colore che decidono di stanziarsi nella regione.

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