Mercoledì, 23 Giugno 2021
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Cosa c’è dietro le foto e i video sugli ospedali vuoti che girano sui social

Sono tanti, “precisi” nelle intenzioni di chi li gira ma in realtà facilmente smontabili e lasciano a bocca aperta gli operatori sanitari che tutti i giorni sono in prima linea: "Mancano di rispetto a chi sta morendo"

La foto condivisa su Facebook dall'ex ministra della Salute Giulia Grillo contro foto e video che negano l'emergenza sanitaria

Sono organizzati. Metodici. Precisi, nel riportare luogo, data e ora delle loro segnalazioni. E non temono di essere smentiti perché mentre girano con il cellulare i video che secondo loro smonterebbero “l’emergenza sanitaria” nei pronto soccorso degli ospedali fanno vedere la data su uno scontrino o la testata di un quotidiano.

Quei video circolano ovviamente sui social network, vengono ricondivisi all’infinito. Ad esempio anche dall’ex esponente M5s Davide Barillari, consigliere regionale ora nel gruppo misto in Regione Lazio, che su Twitter qualche giorno fa invitava gli utenti a inviargli “tutti i video e le foto (attendibili!) di pronto soccorso e reparti vuoti di ospedali di tutte le regioni”, lasciando come recapito il proprio indirizzo mail in Regione. Dopo aver retwittato molti di questi video, Barillari (“visionario ed eretico”, si definisce nella bio) ieri ha condiviso una composizione fotografica con gli interni di alcuni ospedali vuoti e l’hashtag #fineemergenza. “Decine di video girati in queste ore all’interno di ospedali e pronto soccorsi fanno vedere una realtà assai diversa da quella propagandata dal regime e dai loro servili media. A chi dobbiamo credere?”, è la domanda che campeggia al centro della composizione, circondata da sale vuote. Un post che l’account social dell’agenzia Taffo ha definito “inaccettabile”, chiedendo una segnalazione di “massa” nei confronti di Barillari affinché venga chiuso il suo account.

La stessa foto condivisa da Barillari compare oggi anche sul profilo Facebook della deputata M5s ed ex ministra della Salute Giulia Grillo, ma con un bel “FALSO” stampato sopra. “Il tam-tam di notizie false e mistificazioni sulla situazione dei pronto soccorsi italiani, segna il capitolo più disgustoso dall’inizio della pandemia ad oggi”, scrive. “C’è un limite tra complottismo ‘innocuo’ e completa mistificazione della realtà con risvolti quasi, se non del tutto, eversivi” - scrive Grillo, anche se non è ben chiaro cosa intenda per ‘complottismo innocuo’, la quale punta il dito du “gruppi ben organizzati che si fomentano a vicenda nelle chat di Telegram e Signal”.

I video dei negazionisti con gli ospedali vuoti

Su Facebook ad esempio c’è un gruppo pubblico aperto a tutti, creato appena quattro giorni fa e i cui iscritti aumentano di ora in ora, per raccogliere questi filmati, in “un ambiente funzionale a smascherare le fakenews dei giornali ‘di stato’”. E video che arrivano sono tanti, decine e decine.

C’è quello ormai “famoso” girato dall’ospedale Sacco di Milano girato all’interno di una sala d’attesa del pronto soccorso vuota e che per questo dimostrerebbe come emergenza, ambulanze e malati siano solo una finzione costruita ad arte. Peccato che quella ripresa sia una sala d’aspetto dedicata ai parenti dei pazienti, i quali ovviamente dall’inizio della pandemia non possono più accedere all’ospedale. Un altro elemento a sostegno della tesi negazionista rappresentata dal video sarebbe il fatto che durante tutta la ripresa non si sia verificato il tanto “sbandierato” traffico di ambulanze a sirene spiegate. Ma i contagiati non arrivano al pronto soccorso, seguono un percorso differenziato e non passano da lì.

Ieri quelle immagini sono state commentate in diretta durante un collegamento con la trasmissione di Rai1 “Oggi è un altro giorno” da una dottoressa del Sacco. Ricordando quelle immagini, la dottoressa Annamaria Brambilla si addirittura commossa: “La cosa che ci fa più male, al di là dal fatto che non viene rispettato il nostro lavoro quando c’è abnegazione da parte di tutto il personale, è la mancanza di rispetto per le persone che stanno morendo, che stanno male, che ci sono e sono tante. È una cosa che Milano deve sapere”.

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