Giovedì, 4 Marzo 2021
Elezioni Usa 2020 / Stati Uniti d'America

Tutte le bugie di Trump per non lasciare la Casa Bianca

Dalle false accuse di brogli alla teoria del complotto del QAnon, tutte le ultime carte che il presidente uscente sta giocando per rimanere nello studio ovale

Potrebbero essere le sue ultime ore all'interno della Casa Bianca e lo sa bene. Per questo sta giocando tutte le sue carte. Carte preparate da mesi e ampiamente previste dagli avversari e dagli analisti ma che risultano essere le sue ultime speranze. Una serie prestabilita di bugie architettate per provare a rimanere arroccato all'interno dello studio ovale che ha pronunciato ieri all'interno di un discorso che diversi commentatori hanno definito inaccettabile. Il cavallo di battaglia di Trump è la questione brogli. Proprio nel momento in cui la vittoria dello sfidante, Joe Biden sembra profilarsi all'orizzonte, Trump ha messo in campo l'ipotesi di una serie di brogli che servirebbero ai democratici per “rubare le elezioni”.

Il previsto “red mirage”

Uno scenario ampiamente previsto da tutti gli analisti d'oltreoceano che sono sempre stati convinti che avrebbe sfruttato il cosiddetto “red mirage” per provare ad alimentare la bugia secondo cui fosse in vantaggio e poi le elezioni gli sarebbero state scippate. Scippate attraverso fantomatiche frodi di cui né lui né il suo entourage sono riusciti a fornire alcuna prova. In realtà si sta consumando il cosiddetto “blue shift”, il conteggio cioè dei voti dei sostenitori democratici arrivati per corrispondenza. Una scelta ampiamente prevista visto che la paura della Covid ha reso molto più utilizzato il voto per posta rispetto alle precedenti elezioni. Generalmente i democratici sono sempre stati maggiormente predisposti all'utilizzo e in quest'occasione la tendenza si è accentuata proprio per la pandemia. A differenza dei sostenitori repubblicani che, spinti proprio da Trump, sono soggetti sottovalutare la portata del virus e soprattutto sono stati invogliati a votare durante l'election day proprio per avvalorare la tesi dei brogli utilizzata da Trump. Una tesi che rimane in piedi proprio in virtù dell'iniziale vantaggio dovuto allo scrutinio prima dei voti dell'election day e poi di quelli per corrispondenza.

Perché non sta in piedi la tesi di brogli 

La tesi dei brogli di Trump non sta in piedi anche per diversi altri fattori. Un esempio è fornito dalla Florida dove non si è verificato l'effetto “red mirage”. Lì infatti è stato autorizzato lo spoglio dei voti per corrispondenza prima del 3 novembre. Orientamento diverso nell'Upper Midwest dove le legislature sono controllate dal Gop che non ha dato l'ok al conteggio preventivo. Un altro elemento che smentisce la possibilità di brogli è dato dal fatto che il conteggio delle schede è gestito a livello locale dai singoli stati e relative amministrazioni locali e non a livello nazionale. Risulta impossibile un coordinamento tra i singoli stati in ossequio a un'eventuale volontà di ribaltare il risultato attraverso la frode. A spiegarlo è stato il professore di diritto dell'Università del Texas Steve Vladeck che ha fatto anche notare come, per esempio, la Georgia e l'Arizona siano gestite dai repubblicani. Inoltre ad andare contro l'ipotesi di brogli di Trump vanno anche i risultati delle elezioni alla Camera e al Senato. Sono diversi i casi di candidati repubblicani che sono andati bene in stati dove Trump invece sta perdendo e in generale il partito sembra non aver perso il Senato e addirittura recuperare qualcosa alla Camera.

La teoria del complotto del QAnon 

Ma l'ultima e assurda ipotesi che Trump sta servendo ai suoi sostenitori è data dalla cosiddetta teoria del complotto di Qanon. Secondo questa teoria il presidente Trump sarebbe impegnato in una sorta di guerra santa contro il cosiddetto “Deep state”. Una teoria secondo cui i rappresentanti di questo stato parallelo assassinerebbero i bambini e i nemici politici. Trump si sarebbe posto alla guida di una battaglia senza quartiere contro questo gruppo di persone di cui fanno parte anche da diverse star di Hollywood e politici democratici. Un'idea sovversiva che l'Fbi ha catalogato come minaccia di terrorismo interno. 

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