Sabato, 24 Luglio 2021
Siamo nei guai

Moriremo di caldo?

Le temperature "siciliane" in Norvegia, le vittime in Canada e le conseguenze del caldo estremo nell'area mediterranea, una delle zone più sensibili e soggette al cambiamento climatico. Cosa sta accadendo oggi e quali potrebbero essere le conseguenze domani. Ne abbiamo parlato con Edoardo Ferrara, fisico teorico e meteorologo

Foto EPA/KATIA CHRISTODOULOU

A Banak, nell'estremo nord della Norvegia al di sopra del circolo polare artico, qualche giorno fa sembrava di stare a Siracusa. Si sono toccati i 34,3 gradi centigradi, la temperatura più alta mai registrata a queste latitudini. In Lapponia il termometro è salito a 32,5°, più di 15 gradi rispetto alla media del periodo. Non stiamo facendo molto per rallentare la crisi climatica in corso. "Nell'ultimo anno le concentrazioni dei principali gas serra sono aumentate - ha denunciato l'Onu -, mentre la temperatura media globale è stata di circa 1,2°C al di sopra dei livelli preindustriali, pericolosamente vicina al limite di 1,5°C stabilito dall'accordo sul clima di Parigi".

Caldo estremo: cosa sta succedendo al clima e quali sono le conseguenze

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista dell'Accademia nazionale delle scienze americana (Pnas), entro 50 anni molti luoghi della Terra, soprattutto in Asia, Africa, Australia e Sudamerica, potrebbero diventare invivibili a causa delle temperature elevate e potenzialmente letali, con medie estive che superano i 40°C. Oggi questo avviene nel Sahara. Si muore di caldo, e non è una frase fatta. Il problema è devastante oltre che incombente, perché il caldo estremo ha e avrà anche un costo in termini di vite umane, soprattutto per chi vive nei Paesi più vulnerabili che hanno poche risorse per adattarsi almeno in parte all'aumento delle temperature. Non basta un condizionatore per far fronte al riscaldamento globale: chi ne ha più bisogno nel mondo non può permetterselo, e oltretutto l'aria condizionata contribuisce al riscaldamento del pianeta.

Il problema è collegato a questioni sociali molto più ampie: la "qualità" della casa in cui si vive, il lavoro che si svolge, la disponibilità di acqua, l'assistenza sanitaria. Non tra millenni ma già nel secolo che stiamo vivendo, nel giro di due generazioni, l'aumento delle temperature globali potrebbe rappresentare un pericolo per milioni di persone in diverse aree del pianeta. Temperature sahariane potrebbero provocare migrazioni di massa verso zone più vivibili e con un clima meno opprimente, oltre che compromettere la fertilità dei terreni, causare gravi problemi di salute e moltiplicare i fenomeni naturali estremi (uragani, siccità, incendi, scioglimento dei ghiacciai e innalzamento del livello degli oceani). Per capirne di più abbiamo fatto qualche domanda a Edoardo Ferrara, fisico teorico e meteorologo di 3bmeteo.com.

Il caldo record ha provocato centinaia di vittime in Canada. Morti improvvise e inaspettate per cui le condizioni meteorologiche estreme sono considerate un fattore determinante. Tra le diverse minacce climatiche che gli esperti associano al riscaldamento globale, l'aumento delle ondate di calore è quella che sentiamo più vicina. Non parliamo di un futuro remoto: gli ultimi sei anni sono stati i più caldi mai registrati in tutto il mondo. Cosa sta accadendo?

"Il riscaldamento globale è un trend ormai consolidato, soprattutto dagli anni 2000 in avanti dove abbiamo avuto una sequenza impietosa di annate sempre più calde a livello globale. Questo non esclude che a livello locale possano verificarsi ondate di freddo o comunque fasi caratterizzate da temperature sotto la media, ma rimangono sempre più delle 'isole' o brevi parentesi in un contesto climatico globalmente sempre più caldo. E in questo contesto le ondate di calore non possono che essere via via più frequenti e anche durature, fatto che stiamo sperimentando anche in Italia. Proprio il Mediterraneo si sta dimostrando una delle aree più sensibili e soggette al cambiamento climatico. In un ambiente mediamente più caldo le piogge risultando spesso più intense ma concentrate nello spazio, alternate a fasi secche più durature".

Quali potrebbero essere le conseguenze del caldo estremo in Europa e in Italia?

"Le conseguenze più dirette sono certamente ambientali ma anche socio-economiche. In un ambiente più caldo è chiaro che alcune specie animali e vegetali non abituate a temperature elevate incorreranno in sofferenza. Per contro possono invece trovare un habitat ideale specie 'aliene', ovvero non autoctone, come diversi insetti tra cui cimici asiatiche, zanzare tigre. Contestualmente anche il settore agricolo può venire duramente colpito dal caldo: è il caso attuale del Centrosud Italia che sta sperimentando temperature abbondantemente sopra la media da giorni, e sempre da ormai troppi giorni non sta piovendo con condizioni localmente di seria siccità; i danni economici sono così considerevoli. A tutto questo si aggiunge lo stato di disagio fisico con conseguenze anche molto negative sul nostro organismo, specie per i soggetti più sensibili. Per contrastare il caldo aumenta inoltre la domanda energetica, che non sempre riesce a soddisfare il fabbisogno richiesto: non di rado si assiste infatti a blackout elettrici durante i picchi di calore, a causa dell'elevata richiesta di energia per l'uso dei condizionatori. Ultimo ma non ultimo, l'aspetto meteorologico: in un ambiente più caldo inevitabilmente si ha più energia a disposizione per i fenomeni meteo che possono così risultare più estremi. Ad esempio i temporali potrebbero risultare meno frequenti, ma più violenti. Nella stagione autunnale invece le perturbazioni atlantiche, interagendo con un mare mediamente più caldo, potranno essere caratterizzate da precipitazioni più intense".

Parte del nostro territorio è già oggi a rischio desertificazione?

In realtà questo è improprio. Anche in un ambiente caldo vi possono essere piogge intense, per quanto alternate a maggiori momenti siccitosi. Ad esempio la Sicilia ha avuto anche estati sopra media pluviometrica dopo il 2000.

In base al trend delle temperature degli ultimi anni, come vivremo secondo lei tra vent'anni in una città italiana come Roma o Milano?

"Dovremo abituarci a convivere con temperature spesso sopra la media, sia in estate che in inverno, ma con conseguenze più incisive sul nostro organismo chiaramente durante la stagione estiva. Il caldo oltretutto viene esaltato nelle aree urbane, dove il disagio fisico rimane elevato anche durante le ore serali, quando il cemento rilascia calore ritardando il fisiologico calo delle temperature, e spesso aumenta l'umidità relativa, incrementando così la sensazione di afa. Questo non significa che farà sempre caldo o le temperature saranno sempre sopra la media: ci potranno essere fasi fredde e con temperature sotto la media, ma stanno diventando via via meno frequenti e di breve durata".

Il pianeta si sta riscaldando da decenni e molto probabilmente continuerà a farlo. Ridurre le emissioni di gas serra è la soluzione al problema del riscaldamento globale. Stiamo facendo abbastanza?

"No, sostanzialmente per mancanza di una visione comune tra le varie nazioni, non tutti remiamo nella stessa direzione. La riduzione delle emissioni di gas serra rimane un obiettivo imprescindibile e fondamentale, ma i tempi di risposta del clima saranno lunghi e probabilmente siamo già fuori tempo massimo". 

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