Sabato, 27 Febbraio 2021

Come oggi la Campania potrebbe diventare zona arancione o rossa

Dopo le ordinanze di ieri oggi sotto osservazione c'è la Regione di De Luca: i suoi tecnici dicono che potrebbe rimanere zona gialla. Dal ministero sono di parere contrario

La Campania "rimandata" oggi potrebbe diventare zona arancione o rossa. Ieri il ministero della Salute ha emesso l'ordinanza che ha certificato il passaggio, nell'aria da giorni, di Abruzzo, Basilicata, Liguria, Toscana e Umbria da zona gialla ad arancione. Nell'occasione è stato deciso di rimandare la decisione sulla regione governata da Vincenzo De Luca e ai più la decisione è apparsa curiosa, visto che il presidente chiede il lockdown totale da settimane 

Come oggi la Campania potrebbe diventare zona arancione o rossa

I motivi sono quelli spiegati ieri: i numeri della Regione non dicono che il territorio è in sofferenza: Silvio Brusaferro dell’Istituto Superiore di Sanità e Gianni Rezza del ministero della Salute hanno ricontrollato per tutta la domenica i dati: "Vanno troppo bene, sono quasi da zona verde". Per questo ieri le agenzie di stampa, citando fonti della Regione, dicevano che era molto probabile la permanenza in zona gialla. Ma poi in serata qualcosa è cambiato. Oggi i giornali scrivono che i carabinieri dei Nas sono stati mandati dal ministero per verificare la fondatezza e la corretta relazione sui dati (posti letto ed altro). Il tutto avviene mentre la Campania era ieri a quota 3120 nuovi positivi, di cui 410 sintomatici, rispetto ad un numero ritualmente molto più basso di tamponi (meno di 16mila) nel weekend. 

Cosa sta succedendo? In omaggio al motto "errare è umano, ma per incasinare davvero tutto ci vuole un computer", i carabinieri stanno riesaminando i bollettini per cercare di trovare errori nell'invio dei dati al ministero. Secondo La Stampa gli 007 del ministero avrebbero già trovato anomalie che farebbero peggiorare da moderato ad alto il profilo di rischio della regione.

E poiché anche l’Rt, l’indice di contagiosità, in Campania è già salito a 1,64, sopra il livello che configura lo scenario 4, il peggiore, in base ai criteri sanciti dall’ultimo dpcm la regione finirebbe direttamente in zona rossa.

Dove la Campania si troverebbe in compagnia di Lombardia, Piemonte, Calabria, Valle d’Aosta e Alto Adige, dove già non si può uscire di casa se non per comprovate esigenze di lavoro, di studio o semplicemente per fare la spesa.

Dove i negozi, salvo quelli di beni essenziali, restano con le saracinesche abbassate. E dove dalla seconda media in su non si va più a scuola ma si studia via web.

Poi c'è il lato politico della questione. Che si invera dello scontro ancestrale tra De Luca e Luigi De Magistris, sindaco di Napoli che anche ieri è tornato a dire che "solo la zona rossa" può salvare un territorio flagellato dal virus. Ma che nel frattempo non fa nulla per evitare gli assembramenti fotografati nella sua come in altre città. 

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Campania zona rossa

Il gioco della politica in Campania somiglia al rimpallo tra governo e governatori a livello nazionale: sia De Luca che De Magistris nelle dichiarazioni alla stampa evocano la necessità di misure restrittive, nei fatti non prendono quelle che sarebbero di loro competenza perché hanno paura dell'impopolarità. Ma l'antica arte dello scaricabarile va a incrociarsi con i problemi reali: ieri la procura di Napoli ha smentito l'esistenza di indagini sui dati della Campania che era stata annunciata da alcuni giornali. Ma, insiste oggi Repubblica in un articolo a firma di Dario Del Porto e Conchita Sannino, resta l’alchimia dei bollettini regionali in cui i posti di degenza ordinaria sono cresciuti da giovedì a venerdì: 1940 contro 3160. 1300 posti in più che permettono di mostrare una situazione in cui gli ospedali non sono in saturazione . L'Unità di crisi regionale ha risposto che si tratta di posti attivabili, così come le terapie intensive che oggi sono a quota 590. Ma non c'è il personale per farle funzionare:

È di ieri la notizia che la Asl Napoli sottrarrà una quarantina di unità, tra anestesisti ed infermieri della Rianimazione, da un ospedale di frontiera appena chiuso - il San Giovanni Bosco, che effettuava 61mila prestazioni di pronto soccorso ed ora ha i lavori in corso per trasformarsi in Covid hospital - per inviarli al lavoro nella Terapia Intensiva modulare del centro Covid dell’Ospedale del Mare.

Intanto, da giorni, si vedono lunghe code di ambulanze, fereme per ore , dinanzi a vari ospedali della Regione.

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