Giovedì, 16 Settembre 2021
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Carabiniere morto a Roma: com'è nata la falsa pista dei due nordafricani

Sarebbe stata la vittima del furto a depistare suo malgrado le indagini, ma molti media hanno rilanciato con troppa enfasi e poche cautele la nazionalità dei due sospettati

I due sospettati in fuga

Non è la prima volta che accade e molto probabilmente non sarà neppure l'ultima. Nelle ore immediatamente successive all'omicidio del vice brigadiere dell'Arma Mario Cerciello Rega quasi tutti i giornali hanno scritto che i sospetti degli inquirenti si erano concentrati su due nordafricani. Poi come abbiamo visto questa pista si è rivelata fallace e le indagini dei carabinieri hanno portato all’arresto di due ragazzi americani, Christian Gabriel Natale Hjorth ed Elder Finnegan Lee, due turisti in vacanza in Italia. 

Ma com’è nata la pista dei due maghrebini? Secondo AdnKronos, è stata la vittima del furto dello zaino a depistare suo malgrado le indagini. Davanti ai carabinieri l’uomo avrebbe infatti dichiarato che i due autori del furto erano proprio nordafricani perché lui già li conosceva. Insomma, non si trattava di una fake news ma di una pista investigativa vera e propria (poi caduta). Del resto la stessa nota di ricerca diffusa alle pattuglie dei carabinieri e alle volanti della polizia parlava di due maghrebini. 

Le reazioni del mondo politico

La possibilità che a commettere il delitto fossero stati due migranti ha però fatto scattare la solita speculazione politica. Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, ha ad esempio scritto su facebook che "l’Italia non può essere il punto di approdo di queste bestie". Luca Marsella di Casa Pound si è chiesto "chissà come sono entrati in Italia i due nordafricanti che hanno ucciso a coltellate un carabiniere di 35 anni a Roma durante un controllo. Magari su una di quelle navi delle Ong. E magari qualche parlamentare del Pd gli ha stretto la mano e li ha aiutati a sbarcare". E via dicendo.

Le responsabilità di giornali e tv

Una speculazione a cui molti media hanno prestato però il fianco, rilanciando con molta enfasi e poche cautele la nazionalità dei due sospettati. L’associazione Carta di Roma, che promuove il codice deontologico giornalistico relativo a migranti, richiedenti asilo e rifugiati, ha stigmatizzato duramente questi episodi e "sta lavorando a stilare una mappa delle violazioni che si sono consumate intorno al racconto di questa drammatica storia. Il risultato di questa indagine - si legge nell’editoriale del presidente Valerio Cataldi - verrà portato all’attenzione dei consigli di disciplina dell’Ordine dei Giornalisti".

Il motivo? "La cautela nelle redazioni di cronaca, è la regola base - scrive Cataldi -. ‘Metti il condizionale’, ‘scrivi presunto che non si sa mai’, ‘scrivi sarebbe l’assassino’, ‘sarebbero i ladri’, ‘scrivi che si presume siano i responsabili’.'Evitiamo problemi’.

"La cautela ieri è scomparsa per almeno 12 ore. L’assassino presunto era certamente nordafricano, maghrebino. Lo era nei titoli dei telegiornali dell’ora di pranzo. I primi, il Tg2 e Tg5 lo hanno scritto, lo hanno letto in studio, lo hanno sottolineato nei servizi: ‘carabiniere ucciso, accoltellato da un nordafricano’, ‘ucciso da un maghrebino’.

La cautela cessa di esistere quando al reato si associa l’etnia dell’autore che a quel punto, anche senza verifica certa, non è più presunto ma diventa certamente africano, certamente assassino". 
 

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