Lunedì, 14 Giugno 2021
Il caso / Germania

Il cardinale che scrive al Papa e si dimette: "Una catastrofe sugli abusi sessuali"

"La Chiesa è a un punto morto", scrive il tedesco Reinhard Marx. Il testo integrale della missiva inviata a Papa Francesco

Il cardinale Reinhard Marx. Foto ANSA/RONALD WITTEK

Il cardinale tedesco Reinhard Marx ha offerto le sue dimissioni a Papa Francesco affermando che la Chiesa cattolica è "a un punto morto" a seguito della "catastrofe degli abusi sessuali". "In sostanza, per me si tratta di condividere la responsabilità per la catastrofe degli abusi sessuali da parte degli esponenti della Chiesa nei decenni scorsi", ha scritto il cardinale in una lettera al Papa. Marx ha inoltre detto che le inchieste e i rapporti degli esperti degli ultimi dieci anni hanno mostrato in modo consistente che vi sono stati "molti errori personali ed amministrativi" ma anche "errori sistemici ed istituzionali".

Il cardinale Marx e la lettera a Papa Francesco: "Mi dimetto, la Chiesa è arrivata a un punto morto"

Il cardinale Marx ha offerto le dimissioni da arcivescovo di Monaco e Frisinga, incarico a cui era stato nominato nel 2007 da Papa Benedetto XVI, in una lettera datata 21 maggio. Secondo quanto ha reso noto oggi l'arcidiocesi, il cardinale, che a settembre compirà 68 anni, ha chiesto al Papa di "accettare le sue dimissioni" e di "decidere" sul suo futuro. Nella lettera il cardinale afferma che la Chiesa cattolica è arrivata ad "un punto morto" e che la sua rinuncia all'incarico potrebbe servire come segnale per dare un nuovo inizio, un nuovo impulso. "Voglio mostrare che non è l'incarico la cosa che è in primo piano, ma la missione evangelica", ha scritto ancora. "Sono disposto ad assumermi la responsabilità personale non solo per i miei errori, ma per quelli dell'istituzione della chiesa che ho aiutato a modellare e formare nel corso di decenni", conclude il prelato che è stato presidente della Conferenza episcopale tedesca fino al 2020.

La decisione è arrivata a pochi giorni dalla revisione del diritto canonico, una riforma che stravolge il libro VI del codice e cambia prospettiva, tra le altre cose, sulle pene per gli abusi sui minori. Adesso non sono più considerati delitti contro obbligazioni particolari dei chierici, ma delitti contro la vita, la dignità e la libertà degli uomini. La scorsa settimana, Papa Francesco aveva inviato due vescovi stranieri per indagare sull'arcidiocesi più grande della Germania, quella di Colonia, dove si sarebbero verificati alcuni casi di abusi sessuali.

Di seguito, il testo completo della lettera del cardinale Marx a Papa Francesco.

"Santo Padre,
indubbiamente la Chiesa in Germania sta attraversando dei momenti di crisi. Certamente vi sono molti motivi – anche oltre la Germania in tutto il mondo – che qui non ritengo dover elencare dettagliatamente. Tuttavia, la crisi viene causata anche dal nostro personale fallimento, per colpa nostra. Questo mi appare sempre più nitidamente rivolgendo lo sguardo sulla Chiesa cattolica in generale e ciò non soltanto oggi, ma anche in riferimento ai decenni passati. Mi pare – e questa è la mia impressione – di essere giunti ad un “punto morto” che, però,  potrebbe diventare anche un punto di svolta secondo la mia speranza pasquale. La “fede pasquale” vale anche per noi vescovi nella nostra cura pastorale: Chi  vuole vincere la sua vita, la perderà; chi la perderà, la vincerà!

Sin dallo scorso anno sto riflettendo sul suo significato per me personalmente e - incoraggiato dal periodo pasquale - sono giunto alla conclusione di pregarLa di accettare la mia rinuncia all’ufficio di arcivescovo di Monaco e Frisinga. Sostanzialmente per me si tratta di assumersi la corresponsabilità relativa alla catastrofe dell’abuso sessuale perpetrato dai rappresentanti della Chiesa negli ultimi decenni. Le indagini e le perizie degli ultimi dieci anni mi dimostrano costantemente che ci sono stati sia dei fallimenti a livello personale che errori amministrativi, ma anche un fallimento istituzionale e “sistematico”. Le polemiche e discussioni più recenti hanno dimostrato che alcuni rappresentanti della Chiesa  non vogliono accettare questa corresponsabilità e pertanto anche la co-colpa dell’Istituzione. Di conseguenza rifiutano qualsiasi tipo di riforma e innovazione per quanto riguarda la crisi legata all’abuso sessuale.

Io la vedo decisamente in modo diverso. Due sono gli elementi che non si  possono perdere di vista: errori personali e fallimento istituzionale che richiedono cambiamenti e una riforma della Chiesa. Un punto di svolta per uscire da questa crisi può essere, secondo me, unicamente quella della “via sinodale”, una via che davvero permette il “discernimento degli spiriti”, così come Lei ha sempre sottolineato e scritto nella Sua lettera alla Chiesa in Germania.

Sono un prete da quarantadue anni e vescovo da quasi venticinque anni, venti dei quali sono stato Ordinario di una grande diocesi. Avverto con dolore quanto sia scemata la stima nei confronti dei vescovi nella percezione ecclesiastica e secolare, anzi, probabilmente essa ha raggiunto il suo punto più basso. Per assumersi della responsabilità, secondo il mio punto di vista, non è sufficiente reagire soltanto nel momento in cui si riesce ad individuare, sulla base degli atti, chi sono i singoli responsabili e quali i loro errori ed omissioni. Si tratta, invece, di chiarire che noi in quanto vescovi vediamo la Chiesa come un suo insieme.

Inoltre non è possibile relegare le rimostranze semplicemente al passato e ai funzionari di allora e in tal modo “seppellirle”. Personalmente avverto la mia colpa e la corresponsabilità anche attraverso il silenzio, le omissioni e al troppo peso dato al prestigio dell’Istituzione. Soltanto dopo il 2002 e, successivamente, in modo più intenso dal 2010 sono emersi i responsabili degli abusi sessuali. Tuttavia, questo cambiamento di prospettiva non è ancora giunto al suo compimento. La trascuratezza e il disinteresse per le vittime è stata certamente la nostra più grande colpa in passato.

A seguito del progetto scientifico (studio MHG) sull’abuso sessuale sui minori commissionato dalla Conferenza Episcopale Tedesca nel duomo di Monaco ho affermato che abbiamo fallito, ma chi è questo “noi”? Certamente vi faccio parte anch’io. E questo significa che devo trarre delle conseguenze personali. Questo mi è sempre più chiaro. Credo che una possibilità per esprimere la mia disponibilità ad assumermi delle responsabilità sia quella delle mie dimissioni. In tal modo probabilmente potrò porre un segnale personale per nuovi inizi, per una nuova ripartenza della Chiesa e non soltanto in Germania. Voglio dimostrare che non è l’incarico ad essere in primo piano, ma la missione del Vangelo. Anche questo fa parte della cura pastorale.

Pertanto, La prego vivamente di accettare le mie dimissioni. Continuerò con piacere ad essere prete e vescovo di questa Chiesa e continuerò ad impegnarmi a livello pastorale sempre e comunque Io riterrà sensato ed opportuno. Vorrei dedicare gli anni futuri del mio servizio in maniera più intensa alla cura pastorale e impegnarmi per un rinnovamento spirituale della Chiesa, così come Lei instancabilmente ammonisce".

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