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Domenica, 19 Maggio 2024
L'intervista

Carenza di farmaci, c’è davvero un'emergenza in Italia?

"La difficoltà è mondiale e non solo italiana", ha dichiarato Andrea Mandelli, presidente della Federazione ordini farmacisti italiani (Fofi) in un'intervista a Today.it

La decisione del ministro della Salute Orazio Schillaci di istituire un tavolo di lavoro permanente sull'approvvigionamento dei farmaci per far fronte alla carenza di alcuni medicinali nelle farmacie italiane è stata vista di buon occhio un po' da tutte le parti sociali. Sul tema, però, si continua a discutere: c’è chi parla di una vera e propria emergenza e chi invece getta acqua sul fuoco sostenendo che "non c’è un allarme reale", ma solo una "distorsione comunicativa". Come stanno veramente le cose? Lo abbiamo chiesto ad Andrea Mandelli, presidente della Federazione ordini farmacisti italiani (Fofi).

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Palù (Aifa): "Nessun allarme reale", solo "distorsione comunicativa"

"Non c’è un allarme reale" sulla carenza di farmaci in Italia, ha dichiarato Giorgio Palù, presidente dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) dopo la decisione del ministro della Salute Schillaci di istituire un tavolo di lavoro permanente sull’approvvigionamento di farmaci. Da giorni nelle farmacie italiane non si trovano alcuni dei più comuni farmaci utilizzati per curare l’influenza e il Covid (antinfiammatori, antivirali e antibiotici), situazione che sta creando un po' di panico tra la popolazione. Secondo Palù però "non c’è nessun allarme reale", si tratta più di una "distorsione comunicativa. I farmaci di cui c'è una vera carenza, tra i 3.197 che l'Aifa mette sul sito, sono 30. Di 300 che importiamo dall'estero, 30 sono realmente essenziali perché non trovano un corrispettivo prodotto da un'industria italiana". Quindi secondo Palù non ci sarebbe nessuna emergenza anche perché quei 30 farmaci introvabili "vengono usati in sala operatoria", mentre "degli antinfiammatori, dei cortisonici, dei miorilassanti e degli antibiotici abbiamo sempre valide alternative". Come stanno davvero le cose?

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Perché c’è una carenza di farmaci in Italia

"È in atto una 'tempesta perfetta' che continua a incidere sul problema della carenza di medicinali di uso comune, iniziata già nella scorsa primavera", ha spiegato il presidente della Federazione dei farmacisti Mandelli in un’intervista a Today.it, riferendosi al "picco dell’influenza in Italia, all’aumento dei casi Covid in Cina, alla guerra in Ucraina e al caro energia. L’aumento dei casi Covid in Cina non solo sta richiedendo un maggior utilizzo di principi attivi nel Paese per permettere alle persone di curarsi, ma sta creando anche delle difficoltà nella produzione dei principi attivi, dei rallentamenti. Poi ci sono gli effetti della guerra in Ucraina e del caro energia, la competizione mondiale per prendere plastica, alluminio, carta e vetro che servono per il packaging, ultimo il sovrapporsi della malattia influenzale all’epidemia del Covid, che in Italia c'è anche se con numeri inferiori. La tempesta perfetta è questa: quattro momenti particolari che determinano una carenza di farmaci".

Fofi: "La difficoltà è mondiale e non solo italiana"

Questo problema non si sta verificando solo in Italia: in Francia, ad esempio, hanno vietato la vendita di paracetamolo su internet, in Germania il ministro ha invocato cautela nell’acquistare farmaci. "La difficoltà è mondiale e non solo italiana", ha chiosato il presidente della Fofi. E allora perché Palù ha dichiarato che "non c’è nessun allarme reale"? "Io guardo il sito dell’Aifa che scrive che mancano quasi 3.200 farmaci, 1.500 perché la casa farmaceutica ha interrotto la produzione e altri 1.500 perché non si trovano", questa la risposta di Mandelli alla nostra domanda, sottolineando che "il dato lo hanno pubblicato loro. Credo che l’emergenza sia sotto gli occhi di tutti e sia rappresentata dagli italiani che corrono da una farmacia all’altra per trovare un determinato medicinale. Il ministero ha aperto un tavolo e quindi credo che il problema ci sia", ha concluso.

Mandelli: "È difficile trovare una soluzione in poco tempo"

Il tavolo aperto dal ministro della Salute è molto importante per individuare delle soluzioni al problema ma "fintanto che non si normalizza un po' la situazione, la pandemia cinese soprattutto, sarà difficile trovare delle soluzioni", ha dichiarato Mandelli perché "le aziende italiane sono bravissime a produrre farmaci ma ci vogliono i principi attivi (prodotti soprattutto in India e in Cina). È difficile prevedere quando questa situazione cesserà, come è difficile prevedere gli effetti che ci sono in tutto il campo industriale sul tema dell’energia. Quello che possiamo fare è quello che stiamo facendo noi farmacisti con grande senso di responsabilità, invitando i clienti a non girare di farmacia in farmacia amplificando la richiesta di farmaco. I cittadini devono fidarsi del proprio farmacista e farsi consigliare un farmaco equivalente quando c’è (perché non è detto che ci sia) o un farmaco alternativo, nella stessa classe terapeutica ma magari non con quel principio attivo". Mandelli ha poi lanciato un appello alla civiltà: "Non compriamo farmaci per farne incetta, perché prendere un farmaco in più che non serve sottrae la possibilità di cura a qualcuno che ne ha bisogno".

Carenza farmaci: la galenica e il 'reshoring'

I farmacisti italiani stanno cercando di far fronte alla carenza di farmaci anche attraverso la galenica, la preparazione in farmacia di alcuni principi attivi, come ad esempio "l’antinfiammatorio pediatrico in sciroppo che manca", ci dice Mandelli riferendosi all’introvabile Nurofen a base di ibuprofene.

Poi c’è il grande tema del 'reshoring, ovvero della possibilità di riportare in patria alcune produzioni, strategia caldeggiata da Palù. "Noi abbiamo delocalizzato molta della produzione, eravamo i primi al mondo nella chimica" mentre "oggi le materie prime ci arrivano in larga misura dall'estero. Quindi, forse, quello che si chiama con un anglicismo 'reshoring', riportare in patria alcune produzioni, sarà opportuno. E nel medio-lungo periodo anche il nostro Paese deve confrontarsi con queste esigenze", ha dichiarato il presidente dell'Aifa. Secondo Mandelli il 'reshoring' è un argomento di politica industriale "molto delicato" perché "è molto semplice fare la produzione di un farmaco, ma poi se faccio una fabbrica che fa chimica si creano tutta una serie di problematiche relative all'inquinamento ambientale. Si può fare, ma va fatto in un certo modo, quindi i costi aumentano e tutto diventa più difficile. In questo momento di emergenza dobbiamo tamponare, poi penseremo a fare programmazione".

Andrea Mandelli, presidente Fofi

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