Giovedì, 4 Marzo 2021
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"Mia madre uccisa dall'ex compagno, anche io sono una vittima del femminicidio"

Su Today la testimonianza di Carmine Ammirati. Aveva 17 anni quando la mamma venne assassinata. Il suo appello nella giornata contro la violenza sulle donne: "C'è ancora molto da fare per evitare queste tragedie"

Nella foto Carmine Ammirati e la mamma Enza Avino, uccisa nel 2015 dall'ex compagno

Sono 91 le donne uccise nei primi dieci mesi del 2020, una ogni tre giorni guardando i dati del rapporto Eures. 99 lo scorso anno, nello stesso lasso di tempo. 3.344 dal 2000 ad oggi, la maggior parte morte in ambito familiare, quasi sempre per mano del compagno. Poi ci sono altre vittime, vive. Sono gli orfani di femminicidio, circa 2 mila in tutta Italia, costretti a convivere ogni giorno con un dolore da cui non si guarisce. Sopravvissuti.

La testimonianza di Carmine Ammirati

Carmine Ammirati oggi ha 23 anni. Nel 2015 sua madre, Enza Avino, venne assassinata dall'ex compagno Nunzio Annunziata a Terzigno, in provincia di Napoli. Un omicidio annunciato da un'escalation di pressioni psicologiche, violenza e stalking nei confronti della donna, davanti agli occhi impotenti del figlio, allora 17enne. Quel giorno, per lui, ha inizio l'inferno: "Avevo 17 anni quando mia madre è stata ammazzata dall'ex compagno - racconta a Today - non potrò mai dimenticarlo. Sono figlio unico, per me lei era tutto. Il nostro era un rapporto d'amore e d'amicizia. Vivere 5 anni di violenze in casa e vedere mia madre che subiva stalking da questa bestia era già tremendo. Poi il colpo di grazia. Mi ha tolto il pilastro della mia vita". 

La mamma di Carmine uccisa dopo l'ennesima denuncia

Una tragedia avvenuta dopo l'ennesima denuncia nei confronti dell'ex compagno che la tormentava e minacciava ormai da mesi, ci spiega ancora Carmine: "Stavamo dai miei nonni. Quel giorno mia mamma era scesa per andare a denunciarlo un'altra volta. Uscita dalla caserma è salita in macchina, lui l'ha inseguita, le ha tagliato la strada e le ha scaricato tutto il caricatore della pistola addosso. Mia madre è morta durante il tragitto per arrivare in ospedale. Ci hanno chiamato da lì, ma quando siamo arrivati era già morta". 

Carmine Ammirati: "Oggi forse sarebbe andata diversamente"

Oggi, forse, Nunzia avrebbe avuto un destino diverso. Forse, tutte quelle denunce l'avrebbero protetta, come crede anche Carmine: "Mia mamma lo aveva denunciato. Era arrivata in un mese a fare più di 15 denuncie. Non era una cosa da prendere sottogamba. Oggi forse le cose sarebbero andate diversamente. Non voglio incolpare nessuno, ma lo Stato può dare un grande aiuto per evitare queste cose. Se devo fare il paragone con 5 anni fa, sicuramente qualcosa è cambiato e si sono fatti passi in avanti, ma non ancora il giusto per evitare certe tragedie".

Dopo l'omicidio della mamma, Carmine era caduto in un baratro di vuoto, solitudine e rabbia: "I primi 3 anni mi sono chiuso in me stesso. Non uscivo più, stavo sempre in casa. Sono stati momenti bui che non auguro nemmeno al peggior nemico. Quello che ho vissuto, tutte quelle violenze psicologiche, è un fardello che ti condiziona il resto della vita. È una ferita indelebile, non si smette mai di soffrire". E quel dolore lo descrive: "Sai quando sei in una stanza buia e cerchi la maniglia della porta per aprire e far entrare un po' di luce? Io l'ho cercata per tre anni questa maniglia e sono riuscito con fatica, da poco, a far entrare un pizzico di luce per andare avanti e affrontare la vita". 

La rinascita di Carmine Ammirati

La forza per reagire gliel'ha data il suo dolore, così come la voglia di metterlo nero su bianco. Carmine Ammirati è il primo orfano di femminicidio ad aver scritto un libro - 'Là dove inizia l'orizzonte', edito da Graus Edizioni - in cui racconta la sua storia ma anche la sua rinascita. "A darmi la forza per uscirne e parlarne è stato soprattutto il mio dolore - spiega a Today - Consapevole che c'erano altri bambini e ragazzi nelle mie stesse condizioni, era da egoista rimanere in quel mio angolo e restare a guardare cosa accadeva. Da lì è uscita tutta la mia forza per andare avanti. Il libro è un modo per entrare nelle case, nelle scuole, e dare la forza ai ragazzi che vivono questa tragedia tutti i giorni. Se la mia testimonianza può servire a combattere il femminicidio è giusto darla. Nel libro racconto la mia storia ma cerco anche di dare una speranza, perché nonostante la vita possa assumere i connotati più tristi e disumani, l'uomo ha sempre in mano il proprio destino e può scegliere un altro finale, più colorato". Un messaggio importante per gli altri orfani di femminicidio, "fratelli a distanza" - come li definisce Carmine Ammirati - ma un monito per tutti. 

Carmine si è diplomato in informatica da poche settimane, un traguardo che taglia da solo. L'amore di sua mamma strappato via troppo presto e così violentemente, non gli impedisce però di custodire il ricordo più bello: "Il suo sorriso. Aveva un sorriso stupendo, indimenticabile. È la cosa che mi dà forza ogni mattina. Chiuso gli occhi e immagino lei che sorride, con i suoi lunghi capelli neri, e vado avanti".

Nella foto Carmine Ammirati

CARMINE AMMIRATI-3

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