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Lunedì, 27 Maggio 2024
L'allarme

Dopo la carne, arriva il latte sintetico

È l'allarme lanciato da Coldiretti, dopo che Israele ha autorizzato una startup locale di food-tech, la Remilk, ad iniziare la produzione di latte coltivato

Anche il latte entra nel gruppo dei prodotti alimentari sintetici. Dopo la carne e il pesce in provetta, anche il latte potrà presto essere sostituito da veri e propri prodotti lattiero caseari senza mucche. Uno sviluppo nel settore agroalimentare che è già realtà.

Israele autorizza il primo latte coltivato

Israele ha autorizzato una startup locale di food-tech, la Remilk, a iniziare la produzione di latte coltivato. L'azienda israeliana produce proteine di latte attraverso un processo di fermentazione a base di lievito che le rende "chimicamente identiche" a quelle presenti nel latte e nei latticini di mucca. Secondo la startup il latte così prodotto è privo di lattosio, colesterolo, ormoni della crescita e antibiotici. Ciononostante, è "quasi identico a quello vero".

Ma le associazioni di categoria italiana respingono l'idea di commercializzare in Italia il latte coltivato. Scatta così l'allarme lanciato da Coldiretti e Filiera Italia che a Tuttofood hanno sancito con Assica, Assolatte, Unaitalia e Assocarni la prima alleanza contro l'assalto del cibo sintetico alle tavole mondiali e a comparti strategici del vero Made in Italy agroalimentare, dalla carne ai salumi, dal latte ai formaggi, in occasione del convegno su "I rischi del cibo sintetico" nell'ambito della più importante fiera dell'agroalimentare in Italia a Milano.

Le azioni di categoria dell'agroalimentare paventano un pericolo per la sopravvivenza della Fattoria Italia che vale oggi 55 miliardi di euro e rappresenta uno dei fiori all'occhiello del tricolore a tavola. Ma anche una novità che viene nettamente bocciata dagli italiani con il 72% dei cittadini che non mangerebbe la carne sintetica ottenuta in laboratorio e solo il 18% la proverebbe mentre il 10% non sa e ha quindi bisogno di più informazioni, secondo l'indagine Tecnè.

La barricata di Coldiretti contro il latte coltivato

Dura critiche alla decisione del governo israeliano. "Il ministero della Sanità di Israele - spiega Coldiretti - ha infatti concesso alla società Remilk, che sta già producendo su scala industriale in diverse aree del mondo, di vendere al pubblico i suoi prodotti lattiero caseari nati in laboratorio senza aver mai visto neppure l'ombra di una mucca usando il gene della proteina del latte e inserendolo in bioreattori per la crescita accelerata con un processo simile a quello usato un po' per tutti gli alimenti creati in laboratorio, o "a base cellulare" come suggerito da Fao e Oms.

Cos'è la carne sintetica e perché fa paura

"La verità è che non si tratta di cibo ma di un prodotto ingegnerizzato, con processi di lavorazione molto più simili a quelli dei farmaci e proprio in questo ambito devono essere valutati" afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini secondo cui "nei prodotti a base cellulare si utilizzano ormoni che invece sono vietati negli allevamenti europei dal 1996.

Il ministro Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida non ci sta e si dice pronto ad alzare le barricate. "Stiamo difendendo il futuro dei nostri figli e del mondo, è giusto mettere la qualità al centro del cibo che mangiamo. Sul cibo artificiale abbiamo avviato un percorso trasparente che è iniziato con la raccolta di firme della Coldiretti", ha affermato il ministro.

Il valore della filiera del bovino 

Ma quanto vale il settore in Italia? Secondo i dati comunicati da Serafino Cremonini, presidente di Assocarni, "La filiera del bovino in Italia rappresenta più del 4,5% del comparto della produzione agroalimentare, con circa 9,3 miliardi di euro di fatturato, 350.000 addetti e oltre 131.000 aziende agricole. I bovini per loro natura sono contributori netti alla sicurezza alimentare, perché si alimentano per il 90% di erba e cellulosa non consumabili dall'uomo, fornendo proteine ad alto valore nutrizionale, ha dichiarato il presidente di Assocarni.

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"Inoltre, l'allevamento bovino, da sempre strettamente legato alla terra e alla sua produzione agricola, rappresenta un presidio importante per salvaguardia del territorio e per l'ambiente. Non è un caso che, con il crollo degli allevamenti passati da 1,5 milioni di fattorie nel 1961 alle attuali 131mila, il nostro territorio abbia subito il dissesto idrogeologico che è sotto gli occhi di tutti. L'abbandono delle produzioni tradizionali a favore del cibo da laboratorio, oltre a non fornire gli stessi nutrienti della carne naturale, inciderà negativamente sugli ecosistemi ambientali", ha affermato. Cremonini lancia poi un appello all'esecutivo di Roma. "Pertanto, riteniamo che il governo italiano, in base ai più elementari principi di precauzione, abbia fatto una scelta importante nel bloccare la produzione nel nostro Paese". 

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