Lunedì, 10 Maggio 2021
Il "Commissario Moderno" del fumettista

Cos'è questa storia della vignetta di Gipi sulla violenza contro le donne che sta scatenando molte polemiche

Il caso spiegato dall'inizio e le reazioni in difesa e contro l'autore

Il commissario Moderno disegnato da Gipi sul suo profilo Instagram

Negli ultimi giorni, sempre più persone che lavorano nel mondo dei fumetti (e non solo) si stanno esprimendo sul "caso Gipi". Per coloro che non hanno seguito la vicenda fin dall'inizio, può essere utile ricapitolare quello che è successo e quindi spiegare come mai uno dei fumettisti più apprezzati d'Italia, il primo a concorrere per il Premio Strega con un romanzo a fumetti, è per via di una striscia pubblicata su Instagram al centro di una grande polemica che unisce satira, umorismo, politica e la violenza sulle donne. 

Chi è Gipi, in breve, per chi non lo sapesse

Prima di tutto una breve bio di Gian Alfonso Pacinotti in arte Gipi. Fumettista, illustratore e anche regista di film (ha presentato due lungometraggi al Festival di Venezia e un mediometraggio al Festival del Cinema di Torino), è noto fin dagli anni '90, quando collaborava con il "settimanale di resistenza umana" Cuore. 

A partire dagli anni Duemila si afferma con diverse graphic novel, come La mia vita disegnata male e Unastoria, grazie a cui è il primo autore a concorrere al più prestigioso premio letterario italiano, lo Strega, con una storia a fumetti.

La striscia di Gipi che ha scatenato le polemiche

È questa

La prima cosa che si nota osservando questa striscia pubblicata sul profilo Instagram di Gipi è che è stata oscurata dal social, che mostra un'avvertenza: "Contenuti sensibili - Questa foto presenta contenuti che potrebbero infastidire alcune persone". E in effetti ha infastidito parecchie persone, ma ci arriviamo.

Cliccando in basso su "vedi foto" si può quindi vedere la breve storia che Gipi intitola "Il Commissario Moderno in 'finalmente un caso semplice'". Ed ecco il caso: il commissario fa entrare nel suo ufficio, accompagnata da un agente, una donna che si chiama Marisa e che dice di essere stata aggredita da Andrea. Il commissario esprime il suo "schifo" per Andrea, si vergogna di essere uomo come lui e dice ai suoi di arrestarlo subito. "Vabbè... se non altro è un caso semplice... Marisa è una donna... le credo" dice il commissario, con una nota dell'autore che sottolinea "Perché a una donna si deve credere sempre. Non è una cosa tanto difficile da capire!!". Senonché, poco dopo, nell'ufficio del commissario l'agente di prima fa entrare un'altra donna, che dice di essere stata aggredita da Marisa e di chiamarsi Andrea, lasciando sbigottito il commissario (che non aveva pensato che Andrea è un nome sia maschile sia femminile) di fronte al paradosso di due donne che si accusano di violenza l'una con l'altra. 

Le polemiche sulle vignette di Gipi e il caso del figlio di Beppe Grillo

La striscia di Gipi ha scatenato, come forse si poteva prevedere, moltissime polemiche. Come indicato dalla stragrande maggioranza dei commenti al post su Instagram, a Gipi si contestano fondamentalmente due cose.

La prima è che quella nota "a una donna si deve credere sempre" rappresenta una velata contestazione verso una presunta accondiscendenza del sistema giudiziario e di polizia verso le donne che denunciano di aver subito violenze. Per dirla con un commento: "ma veramente vuoi dirci che crediamo tutti alle donne in una società in cui il femminicidio è all'ordine del giorno?".

La seconda cosa, più specifica, che viene contestata a Gipi è che questa vignetta, pubblicata il 22 aprile, ha una tempistica quanto meno infelice visto che proprio in questi stessi giorni si parla del processo per stupro a carico di Ciro Grillo e dei maldestri (per non dire inopportuni, sbagliati e violenti anch'essi) tentativi di Beppe Grillo di difendere il figlio. 

La difesa di Gipi che cita una giornalista de Il Foglio

Alle immediate polemiche che si sono scatenate sul suo profilo Instagram, Gipi ha risposto difendendo la sua striscia, a sua volta con due ordini di motivazioni.

Il primo, generico, è che in sostanza voleva (poteva) essere solo una storia umoristica sul fatto che un commissario possa schierarsi subito dalla parte di una vittima se questa è donna, ma che possa poi trovarsi in una situazione paradossale se anche l'aggressore è una donna, che a propria volta denuncia di aver subito una violenza da chi l'accusa. Insomma, con l'ambivalenza del nome Andrea, Gipi gioca su questo paradosso.

Il secondo e più profondo motivo addotto da Gipi per spiegare la sua opera è invece un riferimento a un articolo scritto il 21 aprile su Il Foglio dalla giornalista Simonetta Sciandivasci e intitolato "Due parole che mancano su quella notte brava a Porto Cervo".

Nell'articolo (visibile a questo link agli abbonati de Il Foglio), Sciandivasci espone la sua tesi: "Alle presunte vittime si dà ascolto, non ragione. Ai presunti colpevoli si dà un processo giusto, in tempi accettabili". In sostanza, rispondendo all'associazione femminista Nonunadimeno che aveva lanciato l'hashtag #ioticredo prendendo posizione in difesa della ragazza che ha denunciato lo stupro di Ciro Grillo e dei suoi amici, Sciandivasci sostiene che il can can mediatico intorno al caso Grillo è strumentale e non è utile a portare avanti un processo che dovrebbe svolgersi senza pregiudizi, senza cioè stabilire vittime e carnefici prima del processo stesso. 

Una tesi generale, quella di Sciandivasci, evidentemente condivisa da Gipi, che quindi con questa striscia voleva anche esprimere il suo disaccordo su un clamore mediatico ritenuto eccessivamente e affrettatamente giustizialista. 

I colleghi di Gipi che si sono schierati pro o contro 

Come dicevamo all'inizio, molte persone che lavorano nel mondo dei fumetti si sono espressi sul "caso Gipi". Tra chi si è schierato contro la tesi esposta nella striscia sul commissario Moderno c'è il fumettista Sio (autore di scottecs) che ha pubblicato questa vignetta

In difesa di Gipi, e in generale del diritto di fare satira su tutto, si è invece schierato il vignettista Natangelo, che ha pubblicato questo

Più o meno a metà strada (nel senso che cerca di non schierarsi ma di affrontare la questione da un punto di vista neutrale) c'è infine Roberto Recchioni, fumettista, autore, sceneggiatore e uomo di punta della Sergio Bonelli. Sul suo profilo Facebook, Recchioni ha scritto: "Alla fine è impossibile non essere coinvolti nel “caso del giorno” perché anche se non dici niente, per taluni quel silenzio ha un significato.

Su Gianni e la sua storiella non entrerò nel merito perché ho un’opinione estremamente articolata sulla questione e non credo che se ne potrebbe parlare bene sui social.

L’unica cosa che rilevo è che “giusta” o “sbagliata” che fosse la storia postata su IG, poteva essere da spunto per intavolare un discorso interessante sull’umorismo, sulle priorità, sulla libertà espressiva e sul tempismo, invece è stata solo l’ennesima dimostrazione che i social trasformano qualsiasi discorso in tifo, e quindi “Gipi genio”, “Gipi boomer”, “voi non capite i fumetti”, “voi non capite un cazzo, invece”. È un peccato, ma ormai è quasi sempre così. E allora, tanto vale parlare di niente".

La risposta di ironica di Gipi in una nuova striscia

Travolto dalle polemiche, e dopo aver cercato di rispondere alle critiche al suo post con una serie di commenti, Gipi ha pubblicato una nuova striscia per chiudere (o provare a chiudere) il caso.

Eccola

In pratica, Gipi ironizza su sé stesso, e in questa striscia "minaccia" un interlocutore al telefono di mettere un like ai suoi post se non riceverà mille euro. Come a dire "ormai sono così disprezzato che chiunque mi manifesti vicinanza rischia di essere isolato da tutti".

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