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Sabato, 22 Giugno 2024
La confessione / Russia

Cosa sappiamo di Darya Trepova, la presunta attentatrice del blogger russo

In un video del ministero degli Interni russo si dichiara colpevole dell'omicidio di Vladlen Tatarsky

Si chiama Darya Trepova la giovane 26enne arrestata per l'attentato a San Pietroburgo dove è morto l'influencer propagandista filoputiniano Vladlen Tatarsky. Attraverso un video rilasciato dal ministero dell'interno russo, Darya avrebbe confessato la responsabilità dell'attentato: "Ho portato una statuetta li' dentro, che è esplosa" ha detto, ma si è rifiutata di dichiarare chi le abbia procurato l'ordigno esplosivo o se sia o meno collegata a reti di oppositori politici.

Il video ha da subito lasciato qualche dubbio, come confermato dal marito di Darya, Dmitry Rylov, il quale pensa fermamente che sia stata incastrata. L'uomo al momento non si trova in Russia e, in un'intervista a The Insider, ha riferito: "Per quanto ne so, era necessario consegnare questa statuetta, in cui c'era qualcosa...". Secondo lui, Darya non è il tipo di persona che potrebbe uccidere qualcuno. 

L'attentato è successo domenica 2 aprile allo Street Food Bar #1 di San Pietroburgo. La ragazza è stata vista entrare nel locale con un pacco voluminoso, contenente la statuetta esplosiva. All'interno era presente Vladlen Tatarsky - il cui vero nome è Maksim Fomin - presumibilmente obiettivo dell'attentato. L'influencer stava tenendo un comizio con i sostenitori del suo canale Telegram Cyber Front Z. Dopo aver consegnato l'ordigno, questo è stato fatto saltare. Nell'esplosione è morto il propagandista e sono state ferite 32 persone delle oltre cento presenti. 

Chi è Darya Trepova

Classe 1996, Darya è originaria di San Pietroburgo ma vive a Pushkin. Ha frequentato la facoltà di economia dell'università della città ma è stata espulsa nel 2019. Darya era stata arrestata già una volta per una protesta illegale contro l'invasione russa in Ucraina. La ragazza avrebbe materialmente consegnato la statuetta contenente 300 grammi di tritolo all'obiettivo dell'attentato dentro a una scatola voluminosa, come ritratto da delle immagini di sicurezza.

Pur avendo confessato, la ragazza non ha voluto riferire se ci sia qualche organizzazione d'opposizione dietro questo gesto o se abbia organizzato tutto da sola. Alla domanda "Chi te l'ha data (la bomba, ndr)" avrebbe risposto "Posso dirtelo dopo?". Nel video la si vede con i capelli tagliati, più corti rispetto a quelle immagini che la ritraggono portare l'ordigno nel bar. Dopo l'attentato la ragazza sarebbe fuggita nell'appartamento del marito di una sua amica e avrebbe pianificato di volare in Uzbekistan. Tuttavia la ragazza è stata identificata dalle immagini di sicurezza e - dopo che i federali hanno interrogato la madre e la sorella - è stata rintracciata e arrestata. 

Dopo l'attentato, nel canale Telegram di Tatarsky ci sono stati tutta una serie di commenti che puntano il dito contro il principale oppositore di Putin nel paese, Alexei Navalni e le sue organizzazioni. I commenti accusano Darya di essere una pedina per conto di organizzazioni d'opposizione al Cremlino. Quest'ultimo, proprio subito dopo l'attentato, senza prove, ha accusato l'Ucraina di celarsi dietro all'evento. Un funzionario presidenziale ucraino ha controbattuto all'accusa con comunicato che parlava di "terrorismo interno". 

La dinamica dell'attentato, fin'ora

Daria Trepova è stata ripresa mentre consegnava al'interno del bar di San Pietroburgo una scatola voluminosa. La scatola conteneva con tutta probabilità la statuetta imbottita di tritolo. Secondo alcuni testimoni, la ragazza si sarebbe presentata come Nastya, un diminutivo di Anastasia, e avrebbe consegnato la statua a Tatarsky all'esterno del locale. Dopo averlo salutato, la statuetta sarebbe esplosa e la ragazza fuggita. Nell'attentato sono stati feriti 32 ospiti, la più piccola una 14enne, 10 dei quali in gravi condizioni. L'unica vittima però il propagandista Tatarsky. 

Chi era Vladlen Tatarsky

Tatrsky si trovava nel locale per un comizio organizzato con i suoi "followers". Era proprietario di un canale Telegram che contava 560 mila iscritti. Era un blogger filoputiniano e diffondeva giornalmente informazioni a favore dell'intervento militare russo in Ucraina. Era considerato un estremista, in quanto aveva spesso fatto dichiarazioni sensazionalistiche come "tutto il governo ucraino deve essere smantellato" e ha convintamente sostenuto il massacro di Bucha. Ha avuto un passato da militare, avendo combattuto al fronte durante l'annessione russa del Donabass nel 2014. Negli ultimi mesi, tuttavia, era diventato molto critico nei confronti delle operazioni dell'esercito al fronte. 

Prima di essere un blogger, Tatarsky ha avuto un'attività di immobili e ha lavorato come minatore in una cava di carbone. In difficoltà finanziaria, ha rapinato una banca ed è stato arrestato per questo. Riuscì a fuggire solo con lo scoppio delle proteste del Donbass nel 2014, occasione nella quale entrò nel corpo militare e iniziò la sua carriera da informatore propagandista.

Le reazioni

Se verrà davvero confermata la confessione di Darya Trepova, l'omicidio di Tatarsky sarebbe il secondo omicidio perpetrato su suolo russo che riguarda una figura pubblica associata alla guerra in Ucraina. Soltanto lo scorso agosto infatti è stata uccisa Darya Dugina in un attentato vicino a Mosca con una autobomba. Dugina era figlia di un ultranazionalista pensatore di estrema destra vicino a putin, Alexander Dugin. Quest'ultimo, nell'apprendere la notizia dell'attentato, ha elogiato Tatarsky come un eroe. 

Il ministero degli Esteri russo ha omaggiato il propagandista, definendolo un "difensore della verità" e ha attaccato i governi occidentali per non aver condannato l'attentato: "La mancanza di reazione da parte dei governi occidentali nonostante le loro preoccupazioni per il benessere dei giornalisti e della stampa libera parla da sola", in riferimento all'arresto del giornalista del Washinton Post Evan Gershkovich. 

Per ora i governi di Russia e Ucraina si sono incolpati a vicenda sulle responsabilità dell'attentato. Restano da capire i motivi che hanno spinto Darya a organizzare un gesto del genere e, se e quali organizzazioni ci sono dietro di lei. Gli Stati Uniti hanno finora soltanto parlato di come l'attentato riveli evidenti "contrasti nel Cremlino", in un report dell'Institute for the Study of the War (Isw).

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