Martedì, 15 Giugno 2021
I chiarimenti

Perché non si può chiedere "sei vaccinato?" a colleghi di lavoro e dipendenti

Il Garante della privacy è intervenuto per chiarire alcuni dubbi sul tema della condivisione delle informazioni sanitarie

Secondo le stime del commissario per l'emergenza covid Francesco Paolo Figliuolo, a fine settembre sarà vaccinato l'80% della popolazione. E così si comincia a pensare al superamento della gestione emergenziale della pandemia: nel piano del commissario, in vista dell'autunno si passerà a un maggiore coinvolgimento di medici di base, pediatri e farmacie, anche nell'ottica di un'eventuale nuova dose per far fronte alle varianti del coronavirus. I passi in avanti della campagna vaccinale hanno aperto un dibattito sulla condivisione delle informazioni sanitarie tra colleghi di lavoro e tra datori di lavoro e dipendenti. Si può chiedere "sei vaccinato?" a colleghi e dipendenti?

Già nel mese di febbraio il Garante della privacy è intervenuto per chiarire alcuni dubbi, pubblicando le Faq (le risposte alle domande più frequenti) sul tema. In sostanza, per il legislatore europeo i dati sanitari rientrano tra le "categorie particolari di dati personali" e vanno sempre tutelati in termini di privacy. Secondo il Garante della privacy, il datore di lavoro non può chiedere ai propri dipendenti di fornire informazioni sul proprio stato vaccinale o copia di documenti che comprovino l'avvenuta vaccinazione anti Covid-19. Il datore di lavoro quindi non potrà, ad esempio, neanche chiedere al lavoratore di esibire il green pass dal 15 giugno. Le informazioni non possono essere scambiate nemmeno con il consenso del lavoratore.

Solo il medico competente può trattare i dati dei lavoratori

Il Garante spiega nel dettaglio: "Il datore di lavoro non può considerare lecito il trattamento dei dati relativi alla vaccinazione sulla base del consenso dei dipendenti, non potendo il consenso costituire in tal caso una valida condizione di liceità in ragione dello squilibrio del rapporto tra titolare e interessato nel contesto lavorativo". Il datore non può neanche ottenere l'elenco dei vaccinati dal medico competente. Secondo il Garante della privacy, infatti, "solo il medico competente può trattare i dati sanitari dei lavoratori e tra questi, se del caso, le informazioni relative alla vaccinazione, nell'ambito della sorveglianza sanitaria e in sede di verifica dell'idoneità alla mansione specifica".

Inoltre, la vaccinazione non può essere richiesta come condizione per l'accesso ai luoghi di lavoro. L'autorità garante ribadisce che "solo il medico competente nella sua funzione di raccordo tra il sistema sanitario nazionale/locale e lo specifico contesto lavorativo, può trattare i dati personali relativi alla vaccinazione dei dipendenti e, se del caso, tenerne conto in sede di valutazione dell'idoneità alla mansione specifica". Insomma, se un dipendente sia vaccinato o meno non è un'informazione che può riguardare l'azienda o i colleghi. Il datore di lavoro dovrà limitarsi ad attuare le misure indicate dal medico competente nei casi di giudizio di parziale o temporanea inidoneità alla mansione cui è adibito il lavoratore. 
 

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