Zone rosse, confini regionali chiusi e coprifuoco: le opzioni sul tavolo del governo per evitare il lockdown

Nella riunione urgente convocata tra il ministro della Salute e i membri del Comitato tecnico scientifico valutati tre scenari cui fanno riferimento altrettante misure da sottoporre alla firma del premier Conte per il prossimo Dpcm

A Palazzo Chigi sono ore febbrili. Tra riunioni di maggioranza e l'atteso incontro con gli esperti del Cts si mormora la possibilità di anticipare il Dpcm che conterrà una nuova stretta con coprifuoco e lockdown a lunedì 12 ottobre. La decisione non è stata ancora presa ufficialmente ma il governo ha intenzione di intervenire al più presto: e nel mirino stavoltà finirà la "convivialità", ovvero feste, eventi, cerimonie e locali. Tutto però dovrà essere discusso con il comitato tecnico scientifico che avrebbe profilato al Governo tre scenari. 

Come anticipa il quotidiano il Messaggero l'Italia si troverebbe ora in uno scenario definito "giallo" in cui la trasmissibilità del virus è sostenuta e diffusa su tutto il territorio nazionale - indice Rt tra 1 e 1,25 - ma la situazione dei malati sarebbe gestibile dal sistema sanitario nel breve-medio periodo. Pertanto le raccomandazioni verterebbero unicamente sulla predisposizioni di zone rosse locali per contenere l'esplosione dei focolai nei singoli comuni, limitazioni dell’affollamento nei trasporti pubblici e un eventuale coprifuoco per i locali tale da limitare i comportamenti a rischio durante le ore notturne. Tuttavia provvedimenti potrebbero comprendere anche le scuole con lo scaglionamento delle lezioni tra mattina e pomeriggio e la didattica a distanza per gli istituti superiori.

Se dovessero andare in sovraccarico i sistemi sanitari si paleserebbe però un secondo scenario, una sorta di allerta arancione simile a quella adottata in Francia per le città dove almeno il 30% dei posti in rianimazione risultano occupati da pazienti contagiati dal Covid-19. Pertanto sarebbero richieti interventi straordinari con lockdown temporanei per 2 o 3 settimane in Comuni e Province, la chiusura dei confini regionali e l’interruzione delle attività sociali, culturali, sportive a maggior rischio di assembramento. Lo scenario arancione potrebbe presto coinvolgere regioni come la Campania dove secondo l'ultimo bollettino su 110 posti di terapia intensiva disponibili, 63 risultano occupati mentre nei reparti risultano occupati 686 dei 820 posti di degenza disponibili. Più contenuti i dati della Lombardia dove tuttavia si assiste a un vero proprio boom di contagi

Il terzo scenario da scongiurare

Se il virus dovesse tornare a diffondersi in modo incontrollato - indice Rt oltre 1,5 - mettendo a rischio la tenuta del sistema sanitario, il Cts potrebbe raccomandare al governo restrizioni alla circolazione tra Regioni e province e un lockdown generalizzato come quello che l'Italia ha sperimentato tra marzo e inizio maggio. 

Per scongiurare questo scenario il ministro della Salute incontrerà oggi gli esperti del Cts proponendo la possibilità che medici e pediatri possano effettuare test rapidi, evitando il collasso del sistema del drive-in in cui da giorni si registrano code lunghe anche 10 ore per sottoporsi al tampone. Il tutto sperando che il sistema di tracciamento dei contatti dei positivi possa tenere: l'esempio dell'esperienza vissuta dall'ex candidato governatore della Liguria Ferruccio Sansa dimostra purtroppo il contrario.

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