Lunedì, 1 Marzo 2021

Feto sepolto con il nome della madre, interrogazione a Conte: "Intervenga il governo"

A presentarla un nutrito gruppo di parlamentari e consigliere regionali del Lazio. Ama intanto respinge ogni responsabilità, così come l’ospedale San Camillo dove è stata eseguita l’interruzione di gravidanza

È diventato un caso nazionale la testimonianza di una giovane romana che ha raccontato su Facebook di aver scoperto nel cimitero Flaminio che, dopo aver abortito, il feto era stato seppellito a sua insaputa, con una croce e il suo nome.

Un gruppo di parlamentari e consiglieri regionali del Lazio ha presentato un’interrogazione parlamentare - insieme a un’altra, parallela, al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti - che chiedono l’intervento di governo e Regione per difendere il diritto alla privacy della donna. L’iniziativa è stata lanciata dalla deputata Leu Rossella Muroni e la capogruppo della Lista Zingaretti Marta Bonafoni, ma tra i firmatari ci sono tra gli altri anche il capogruppo radicale del Lazio Alessandro Capriccioli e l'ex presidente della Camera Laura Boldrini.

Feto seppellito con il nome della madre senza consenso: il caso di Roma

In assenza di un regolamento regionale, per quanto riguarda questo tipo di sepoltura nel Lazio si fa riferimento al Regolamento Nazionale di Polizia Mortuaria. Questo prevede che dalla 20esima settimana di gestazione la sepoltura possa avvenire su richiesta dei familiari o su disposizione della Asl, in quel caso in fosse singole con sopra una “croce in legno e una targa su cui è riportato comunemente il nome della madre o il numero di registrazione dell’arrivo al cimitero, se richiesto espressamente dai familiari”, come spiega il sito dell’Ama (la municipalizzata romana dei rifiuti che si occupa anche dei servizi cimiteriali). La stessa Ama ha respinto ogni responsabilità: il cimitero si sarebbe limitato “a eseguire la sepoltura a fronte di un consenso già dato per espresso” dalla Asl, la croce è il segno “tradizionalmente in uso” e la targa “deve riportare alcune indicazioni basilari per individuare la sepoltura”.

La donna protagonista della vicenda ha raccontato però di non aver mai dato il proprio consenso alla sepoltura e nel suo post su Facebook ha espresso tutta la propria rabbia, il disappunto e l'angoscia nel vedere tra l’altro propria privacy violata e una croce, “simbolo cristiano che non mi appartiene” sopra la fossa e la targa con il proprio nome. L’Ansa scrive inoltre che l’ospedale dove è stato praticato l’aborto, il San Camillo di Roma,  sostiene di non avere colpe: i feti vengono identificati con il nome della madre solo per la burocrazia legata al trasporto, fanno sapere, e le carte vengono consegnate all’Ama al momento della presa in carico dei feti. Da quel momento, gestione e seppellimento sono di completa ed esclusiva competenza di Ama”, fanno sapere, e la violazione della privacy è avvenuta “all’interno del cimitero Flaminio”.

Uaar: "Pratica criminalizzante"

La vicenda “ha scoperchiato che di default c’è questa pratica criminalizzante, che non è solo seppellire con la croce ma addirittura di indicare il nome della madre”, ha denunciato Adele Orioli dell’Uarr, l’Unione atei agnostici e razionalisti, che ha parlato di “ingerenza confessionalista” perché le sepolture del Comune di Roma, dice, “sono affidate in convenzione alla Caritas e a Sant’Egidio” ma anche “all’associazione ‘Difendere la vita con Maria’", "la cui convenzione sarebbe stata rinnovata solo lo scorso anno”. L’alternativa al procedimento “d’ufficio” della Asl (come è avvenuto in questo caso), spiega Orioli, “è occuparsi personalmente dello smaltimento, cioè con un esborso economico. Questo crea un diritto a pagamento e il diritto all’anonimato non può essere a pagamento. Di fatto però oggi a Roma lo è”.

Garante della Privacy annuncia istruttoria sul caso

"In relazione alla dolorosissima vicenda del feto sepolto con il nome della mamma, il Garante per la protezione dei dati personali ha deciso di aprire un'istruttoria per fare luce su quanto accaduto e sulla conformità dei comportamenti, adottati dai soggetti pubblici coinvolti, con la disciplina in materia di privacy”, si legge in una nota del garante della Privacy. 

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