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Lunedì, 24 Gennaio 2022
Come stanno le cose / Cina

La strategia "zero covid" della Cina funziona?

Milioni di persone in lockdown per pochi positivi asintomatici. Pechino insiste con questa politica, imponendo chiusure generalizzate per cercare di eliminare la diffusione del virus. Ma ora è più difficile rispetto ai primi tempi della pandemia, per tre motivi

Da molti mesi la Cina non è più l'epicentro mondiale del contagio da coronavirus, ma continua a perseguire la strategia cosiddetta "zero covid", imponendo lockdown parziali o totali per cercare di azzerare i contagi, nel tentativo di eliminare completamente la diffusione del virus. Mentre il resto del mondo cerca di riaprire anche per tutelare le attività economiche evitando nuove chiusure generalizzate, il governo di Pechino e le autorità locali insistono con la linea del rigore e la tolleranza zero. Anche a costo di bloccare qualche città da diversi milioni di abitanti non appena emerge un piccolo focolaio di contagio, perdipiù con casi asintomatici.

Le città della Cina in lockdown con pochi casi covid

Com'è la situazione oggi in Cina? Stando ai dati di Pechino, il Paese ha registrato nelle ultime 24 ore 175 nuovi casi covid: tra questi, cinque sono stati rilevati nella provincia dell'Henan, 95 nella storica città di Xi'an (nella vicina provincia di Shaanxi), che si trova in lockdown da quasi due settimane, e otto in un focolaio legato ad una fabbrica di abbigliamento nella città orientale di Ningbo. Si tratta di cluster piccoli ma abbastanza diffusi sull'immenso territorio cinese. Il loro moltiplicarsi nelle ultime settimane sta destando una certa preoccupazione, ma la strategia scelta per fronteggiarli non è cambiata.

Nelle ultime ore, le autorità cinesi hanno posto in lockdown parziale la città di Zhengzhou, con più di dieci milioni di abitanti nella provincia centrale dell'Henan, e hanno ordinato ai suoi dodici milioni di abitanti di sottoporsi a un test anti covid dopo la scoperta di undici casi di contagio negli ultimi giorni, nove dei quali asintomatici. C'è un lockdown parziale anche a Ningbo, città costiera nell'est della Cina che ospita il terzo porto più attivo del mondo, dopo la scoperta di ventitré casi in due giorni.

Xi'an, città di tredici milioni di abitanti nella provincia nordoccidentale di Shaanxi, è in lockdown da due settimane dopo la scoperta di un focolaio di poche decine di contagi. Le misure sono molto rigide: nei quartieri della città ritenuti più a rischio, le persone non possono uscire di casa nemmeno per fare la spesa al supermercato. E migliaia di cittadini sono stati trasferiti nei centri speciali per la quarantena. Le cose sembrano andare meglio dal punto di vista dei contagi, ma il blocco completo sarà revocato solo quando sarà raggiunta la "trasmissione zero" delle infezioni da Covid-19 , hanno affermato le autorità locali.

Anche la città di Yuzhou - 1,2 milioni di abitanti nella provincia centrale dell'Henan - è entrata in un lockdown molto rigido, con misure severissime dopo la scoperta di tre positivi al covid asintomatici. Non si può entrare e uscire, il trasporto pubblico è stato sospeso, tutti i negozi così come i luoghi di intrattenimento e svago sono stati chiusi e possono rimanere aperte soltanto le attività commerciali e i negozi essenziali per la vita quotidiana come supermercati e farmacie.

Perché la strategia "zero covid" potrebbe non funzionare oggi

Finora la strategia "zero covid" tutto sommato è stata fruttuosa, consentendo alla popolazione cinese di non essere travolta dai nuovi casi positivi come sta avvenendo in Europa. Il sistema del lockdown e dell'intransigenza adoperato fin dai primi tempi della pandemia, però, mostra le prime falle in questa nuova fase di lotta alla pandemia. Il contesto è mutato rispetto a due anni fa, e questo è un dato di fatto: l'economia soffre e la popolazione è fiaccata dalle chiusure generalizzate.

Se le cose stanno andando meglio dal punto di vista dei contagi (almeno a giudicare dai pochi dati che arrivano da Pechino), è lecito chiedersi se questa strategia di contenimento abbia senso ancora oggi. Di certo, adesso una politica del genere è più difficile da attuare rispetto ai primi tempi della pandemia, per tre motivi. In primis, il sistema "zero covid" potrebbe essere messo in crisi dalla variante Omicron, molto più contagiosa rispetto alla mutazione Delta. Si può "pretendere" di eliminare completamente la diffusione del virus, anche nei giorni del grande aumento di casi provocato da Omicron nel resto del mondo, continuando a tenere chiusi in casa milioni di persone?

Secondo motivo. Omicron in Cina, a quanto pare oggi poco presente, potrebbe diventare un problema non di poco conto dal 4 febbraio in poi, quando avranno inizio le Olimpiadi invernali a Pechino (in programma fino al 20). Tremila atleti da tutto il mondo, staff e giornalisti entreranno nel Paese e saranno rinchiusi in una cittadella olimpica senza possibilità di contatti con l'esterno. Per entrare dovranno sottoporsi a due tamponi molecolari consecutivi, poi dovranno essere testati ogni 24 ore e indossare sempre la mascherina.

Non sarà facile conciliare la necessità di organizzare un evento planetario con la volontà di ridurre i contagi a zero. Non solo, perché manca poco al 1° febbraio, giorno del capodanno cinese. In quelle 24 ore le possibilità di contagio aumenteranno a dismisura, dato che come da tradizione centinaia di milioni di persone viaggeranno per andare a trovare le proprie famiglie. E, forse, non ci sarà lockdown che tenga.

Qui sotto, la tabella con i nuovi casi covid confermati per milione di abitanti in Cina, dal 1° dicembre 2021 al 4 gennaio 2022 (Fonte Our world in data).

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