Giovedì, 15 Aprile 2021

Fase 2, la circolare del Viminale: chi rientra al proprio domicilio o residenza resta in Regione

La circolare del Viminale con le indicazioni ai prefetti sull'applicazione del nuovo Dpcm: "Puntare sul senso di responsabilità dei cittadini, valutazione equilibrata dei singoli casi"

Carabinieri ed esercito controllano automobilisti e pedoni lungo la via Emilia a San Donato Milanese, 13 aprile 2020. Ansa/Andrea Canali

Il Viminale ha inviato una circolare ai prefetti sulle misure della fase 2 dell'emergenza coronavirus. L'obiettivo del nuovo quadro di regole, spiega il documento, è "trovare un punto di equilibrio tra la salvaguardia primaria della salute pubblica e l'esigenza di contenere l'impatto delle restrizioni sulla vita dei cittadini, tra il sostegno al riavvio del sistema economico produttivo e la sicurezza dei lavoratori". Ecco, in sintesi, le indicazioni che il Ministero dell'Interno dà ai prefetti nella circolare per l'applicazione delle nuove misure del Dpcm che entrerà in vigore da lunedì 4 maggio (qui il documento integrale). Si tratta di misure applicabili sull'intero territorio nazionale ed efficaci fino a domenica 17 maggio.

Il Dpcm sulla fase 2 consente il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza ma una volta rientrati, "non saranno più consentiti spostamenti al di fuori dei confini della Regione in cui ci si trova", a meno che non ci siano "comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute", si legge nella circolare del Viminale.

Viminale ai prefetti: "Congiunti? Anche relazioni durature"

Il ministero dell'Interno fa poi un riferimento agli spostamenti per far visita ai cosiddetti "congiunti". Il termine congiunti ricomprende "i coniugi, i rapporti di parentela, affinità e di unione civile, nonché le relazioni connotate da duratura e significativa comunanza di vita e di affetti", come stabilito da una sentenza della Cassazione del 2014. L'ambito a cui si riferisce l'espressione congiunti, viene spiegato nel documento, "può ricavarsi in modo sistematico dal quadro normativo e giurisprudenziale". L'ultimo Dpcm approvato, si legge ancora nella circolare, innova "la precedente normativa prevedendo espressamente che si considerano necessari, e come tali giustificati, gli spostamenti per incontrare congiunti purché venga rispettato il divieto di assembramento e il distanziamento interpersonale di almeno un metro e vengano utilizzate protezioni delle vie respiratorie".

Ok ad allenamenti individuali per squadre. "E' consentita, anche agli atleti e non, di discipline non individuali, come a ogni cittadino, l’attività sportiva individuale, in aree pubbliche o private, nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno due metri e rispettando il divieto di ogni forma di assembramento”. Si apre così alla ripresa degli allenamenti per le squadre. L’ultimo Dpcm aveva già aperto alle sessioni di allenamento, a porte chiuse, degli atleti professionisti e non professionisti di discipline sportive individuali, riconosciuti di interesse nazionale da Coni, Comitato paralimpico e rispettive federazioni. Ora la circolare, firmata dal capo di Gabinetto del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, autorizza anche alla ripresa degli allenamenti per atleti di discipline non individuali, "sulla base di una lettura sistematica delle varie disposizioni, suffragata da un orientamento condiviso in sede interministeriale".

Coronavirus, guida alla fase 2: cosa si può fare e cosa no dal 4 maggio

Controlli nelle aziende che riprendono attività. Le aziende non dovranno più inviare ai prefetti richieste di autorizzazione o la comunicazione preventiva per la ripresa delle attività produttive industriali e commerciali. Il sistema sulla verifica della sussistenza delle condizioni per la ripresa viene sostituito con un "regime di controlli sull’osservanza delle prescrizioni" contenuti nei protocolli in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. "A fronte dell’esigenza di sostenere il riavvio del tessuto produttivo economico nazionale - indica la circolare del Viminale - si pone l’imprescindibile necessità di garantire la sicurezza dei lavoratori e di assicurare idonei livelli di protezione negli ambienti di lavoro".

Per questi obiettivi sarà determinante attivare "un adeguato sistema di controlli, teso a verificare la puntuale osservanza delle prescrizioni poste a presidio delle tutele e ad applicare le eventuali, relative sanzioni". I prefetti vengono invitati a programmare specifici servizi di controllo. A questo fine potranno essere costituiti nuclei misti con l’apporto di vigili del fuoco, ispettorato del lavoro, comando carabinieri per la tutela del lavoro, Asl. "Per talune ipotesi di violazione delle misure", indica il provvedimento, "è possibile disporre, già all’atto dell’accertamento, la chiusura dell’attività per una durata non superiore a 5 giorni. Riguardo alle attività sospese, l’obbligo della comunicazione al prefetto resta per consentire l’accesso ai locali aziendali per motivi di vigilanza, interventi di manutenzione, pulizia, spedizione e ricezione di beni".
 

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