Mercoledì, 17 Luglio 2024
Criminalità e immigrazione / Salerno

Click day, oltre 2mila istanze false e proventi milionari: "Coinvolti imprenditori, camorristi e addetti ai patronati"

47 arresti e 7 fermi eseguiti in due blitz della guardia di finanza. Tutti sono indagati a vario titolo per associazione a delinquere finalizzata all'immigrazione clandestina, riciclaggio e emissione di fatture false. Attività criminali legate alle assunzioni di migranti previste dal decreto flussi

Utilizzo illecito del cosiddetto click-day per i migranti previsto dal decreto flussi a partire dal 2020. Sono in tutto 54 gli indagati a vario titolo per associazione a delinquere finalizzata all'immigrazione clandestina, riciclaggio ed utilizzo ed emissione di fatture per operazioni inesistenti e violazione delle disposizioni contro l'immigrazione clandestina in due distinte operazioni eseguite dalla guardia di finanza su delega della Dda (Direzione distrettuale antimafia) alle prime ore del mattino di oggi, 10 luglio.

Aziende finte e migranti fatti arrivare con un click: ecco l'agenzia di reclutamento dei caporali

Le mani della criminalità sulle domande del click-day

Il primo blitz è scattato nelle province di Salerno, Napoli, Caserta, Potenza, Matera, Cosenza, Sassari, L'Aquila e Pesaro-Urbino, e ha portato all'esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare, in carcere e domiciliare nonché di divieto di esercizio dall'attività professionale nei confronti di 47 persone. La seconda operazione è stata invece effettuata dal comando carabinieri per la tutela del lavoro insieme alla guardia di finanza di Salerno, che hanno eseguito un provvedimento di fermo nei confronti di altri 7 indagati.

La rete di imprenditori e clan camorristici: cosa è emerso dalle indagini

Le indagini, spiega la procura in una nota, hanno permesso di ricostruire il sistema illecito che ruotava intorno ai click-day. La rete criminale costituiva società ad hoc e si avvaleva in modo fraudolento dell'identità digitale di imprenditori del tutto ignari, al solo scopo di "consentire l'inserimento delle istanze per l'ottenimento del nulla osta all 'ingresso sul territorio nazionale".

Le istanze venivano presentate da una rete di persone composta da imprenditori, addetti ai patronati e liberi professionisti, che dietro il pagamento di denaro da parte di cittadini extra-comunitari interessati "predisponeva ed effettuava I'inserimento" delle istanze e "curava le successive pratiche burocratiche". Infine un gruppo di soggetti, tra cui vari personaggi legati al clan camorristico di Cesarano già condannati per associazione mafiosa,riciclavano i proventi. 

"Allo stato delle indagini, che sono in fase iniziale - scrive la procura - è stato riscontrato l'inoltro di circa 2.500 istanze strumentali all'ingresso fraudolento di cittadini extracomunitari sul territorio nazionale, istanze basate su dati inesistenti o falsificati". Per ogni istanza inoltrata durante i click-day, ogni cittadino extracomunitario coinvolto avrebbe pagato una cifra tra i mille e i 2mila euro; che si sommavano ad altri 2mila per ogni nulla osta e visto rilasciati e, infine, ulteriori 2mila euro per ogni contratto di lavoro fittizio firmato.

L'esposto di Meloni all'Antimafia

Già a inizio giugno era stata la stessa premier Meloni a lanciare l'allarme sull'infiltrazione della criminalità organizzata nella gestione delle domande per far arrivare i lavoratori in Italia. In un esposto presentato direttamente al Procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo Giovanni Melillo, la presidente del Consiglio segnalava: "I decreti flussi sono stati utilizzati come meccanismo per consentire l’accesso in Italia, per una via formalmente legale e priva di rischi, a persone che non ne avrebbero avuto diritto, verosimilmente dietro pagamento di somme di denaro, secondo alcune fonti, fino a 15.000 euro per pratica".

"L'ipotesi di infiltrazioni criminali - ha sottolineato Meloni in un esposto in Consiglio die ministri di alcune settimane fa - sembra avvalorata dal fatto che la stragrande maggioranza degli stranieri entrati in Italia negli ultimi anni avvalendosi del decreto flussii proviene da un unico Stato, il Bangladesh, dove le autorità diplomatiche parlano di fenomeni di compravendita dei visti per motivi di lavoro". 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Click day, oltre 2mila istanze false e proventi milionari: "Coinvolti imprenditori, camorristi e addetti ai patronati"
Today è in caricamento