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Giovedì, 9 Febbraio 2023
Come una guerra / Madagascar

Morire di fame per il clima

Mangiare locuste e foglie di cactus per sopravvivere. Raccogliere la pochissima acqua piovana per venderla agli agricoltori. In Madagascar la prima carestia da cambiamento climatico è già realtà

La portata drammatica dei cambiamenti climatici, senza precedenti da migliaia di anni e con l'inequivocabile influenza umana sul riscaldamento dell'atmosfera, degli oceani e delle terre emerse, secondo quanto descritto da un recente report del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite, si tocca con mano in Madagascar. L'isola situata nell'oceano Indiano al largo della costa orientale dell'Africa è colpita dalla peggiore crisi alimentare delle ultime due generazioni. La "notizia" è che ciò non è la diretta conseguenza di un conflitto armato. Oggi nel sud del Madagascar si muore di fame e non per gli effetti di una guerra, ma per il clima.

Le famiglie che vivono al sud, lontane dalle mete paradisiache del nord spesso scelte dai turisti occidentali, sono sull'orlo della fame e i bambini rischiano di morire di inedia. Il Madagascar è uno dei Paesi più poveri e vulnerabili del mondo: quasi l'80% della popolazione vive con meno di due dollari al giorno. L'ultima crisi politica nel 2009-2013 ha avuto impatti molto negativi sull'economia e sui sistemi sanitari. Ma è il clima ad aver acuito la drammaticità della situazione. Gli esperti ritengono che il cambiamento climatico, con l'aumento dell'aridità, possa essere direttamente collegato alla crisi attuale.

La prima carestia causata dal cambiamento climatico

Tra il 1980 e il 2010, il Paese ha subìto 35 cicloni e inondazioni, cinque periodi di grave siccità, cinque terremoti e sei epidemie. E oggi sta affrontando la peggiore siccità degli ultimi quarant'anni, causata da anni di scarse piogge e intensificata da tempeste di sabbia e invasioni di locuste. Condizioni che hanno contribuito a trasformare terre fertili in deserti improduttivi. Secondo le Nazioni Unite, l'isola dell'oceano Indiano è sull'orlo della prima carestia causata dal cambiamento climatico al mondo. Decine di migliaia di persone stanno già soffrendo livelli "catastrofici" di fame e insicurezza alimentare dopo quattro anni senza pioggia. La siccità, la peggiore degli ultimi quattro decenni, ha devastato comunità agricole già di per sé molto isolate nel sud del Paese, lasciando le famiglie a cercare insetti per sopravvivere.

Si teme che il numero delle vittime legato all'insicurezza alimentare possa aumentare bruscamente quando il Madagascar entrerà nella tradizionale "stagione di magra" prima del raccolto. "Questo è senza precedenti - ha spiegato Shelley Thakral del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite -. Queste persone non hanno fatto nulla per contribuire al cambiamento climatico. Non bruciano combustibili fossili, eppure stanno sopportando il peso del cambiamento climatico".

Locuste e foglie di cactus come cibo dove non piove da 4 anni

I raccolti sono falliti e ora le persone si affidano agli insetti e alle foglie di cactus per sopravvivere. Tsaravolae, 19 anni, madre di Rovasoa, raccoglie e vende acqua e patate dolci, ma riesce a guadagnare i soldi appena sufficienti per un pasto al giorno. Suo padre Nerake, 58 anni, ha raccontato a Save the Children, una delle organizzazioni umanitarie internazionali che operano nel Paese, che dopo un breve periodo di pioggia aveva raccolto l'acqua piovana per venderla ad altri agricoltori e con i soldi guadagnati ha comprato semi di fagioli. Tuttavia, poco dopo la semina uno sciame di locuste ha distrutto l’intero raccolto. "Capita che se un giorno non abbiamo soldi per permetterci il cibo non mangiamo. Eravamo così malnutriti che non riuscivo più ad allattare mio figlio", racconta Voatsazoe, 45 anni e nove figli.

Nel remoto villaggio meridionale di Fandiova, nel distretto di Amboasary, le famiglie hanno recentemente mostrato a un team delle Nazioni Unite in visita in quella zona le locuste che stavano mangiando. "Pulisco gli insetti come meglio posso, ma non c'è quasi acqua", ha detto Tamaria, una madre di quattro figli. "I miei figli e io le mangiamo ogni giorno ormai da otto mesi perché non abbiamo nient'altro da mangiare e non piove per permetterci di raccogliere ciò che abbiamo seminato", ha aggiunto. "Oggi non abbiamo assolutamente niente da mangiare tranne le foglie di cactus", ha detto Bole, mamma di tre figli, seduta sulla terra asciutta. Suo marito è recentemente morto di fame, così come un vicino, lasciandola con i bambini da sfamare.

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Molte famiglie che un tempo dipendevano dall'agricoltura si sono spostate nelle città vicine, mettendo sotto pressione le risorse già scarse. Ma l'impatto dell'attuale siccità si fa sentire anche nelle città più grandi del Madagascar meridionale, con molti bambini costretti a mendicare per strada per il cibo e i prezzi dei generi alimentari nei mercati che stanno salendo. Yvonne Arunga, direttrice nazionale di Save the Children in Kenya e in Madagascar, spiega: "Vediamo persone che prendono l'acqua dalle pozzanghere per strada o usano quella di bacini stagnanti per bere e cucinare. Genitori e figli a volte camminano per chilometri ogni giorno per raccogliere l'acqua e venderla e per portare in tavola una ciotola di riso o qualche tubero. Un pasto al giorno non è sufficiente per un adulto e di certo non lo è per i bambini in crescita. Inoltre, l'alto tasso di natalità e di gravidanze adolescenziali rende le famiglie ancora più vulnerabili".

Cosa succederà domani in Madagascar e in altre zone della Terra minacciate dal cambiamento climatico? Il problema è devastante oltre che incombente, perché il caldo e in generale il clima "estremo" ha e avrà anche un costo in termini di vite umane, soprattutto per chi vive nei Paesi più vulnerabili che hanno poche risorse per adattarsi almeno in parte all'aumento delle temperature. Il problema è collegato a questioni sociali molto più ampie, come abbiamo spiegato qui: la "qualità" della casa in cui si vive, il lavoro che si svolge, la disponibilità di acqua, l'assistenza sanitaria.

Non tra millenni ma già nel secolo che stiamo vivendo, nel giro di due generazioni, l'aumento delle temperature globali potrebbe rappresentare un pericolo per milioni di persone in diverse aree del pianeta. Temperature sahariane potrebbero provocare migrazioni di massa verso zone più vivibili e con un clima meno opprimente, oltre che compromettere la fertilità dei terreni, causare gravi problemi di salute e moltiplicare i fenomeni naturali estremi, come la siccità che sta affamando il sud del Madagascar.

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