Venerdì, 26 Febbraio 2021
La prima zona rossa / Asti

Codogno, inferno e ritorno: "A marzo travolti, oggi aiutiamo Milano"

Nel Comune in provincia di Asti è stato individuato il 'paziente 1' che ha rivelato la presenza in Italia del nuovo coronavirus. Prima zona rossa qualche mese fa, adesso l'ospedale tende la mano a quelli più colpiti

L'ospedale di Codogno (FOTO ANSA)

Soltanto qualche mese fa, tra febbraio e marzo, Codogno è stato il cuore della prima zona rossa, il luogo in cui è stato individuato il cosiddetto 'paziente 1', che ha svelato la presenza in Italia del nuovo coronavirus. In quel momento, quella che sembrava una minaccia lontana, diventava un nemico vicino, con cui ancora oggi stiamo combattendo. Ma dopo un primo momento di grande difficoltà, oggi il Paese in provincia di Lodi si trova in una situazione ben diversa: mentre a marzo era travolta dall'ondata di contagi, adesso può aiutare gli ospedali più colpiti della zona. 

A rivelarlo è Andrea Segalini, medico di medicina interna dell'ospedale di Codogno (Asst di Lodi) e referente del Tavolo sanità di Azione per Cremona, intervenuto durante una diretta su Facebook: ''A eravamo travolti dallo 'tsunami, oggi tendiamo la mano ai territori più colpiti. A livello lavorativo ad oggi il nostro ruolo è un po' invertito rispetto alla prima ondata. Nel senso che a Codogno siamo a supporto di Milano, essendo insieme nella stessa Ats della città metropolitana. A marzo Milano ci aiutava sui pazienti Covid, adesso al contrario Lodi e Codogno stanno cercando di aiutare Milano, che è un po' il centro regionale insieme a Varese e Monza di questa nuova ondata di epidemia. Siamo tutti pronti, forse un po' più stanchi rispetto a marzo, ma ovviamente propositivi perché non è il momento di fermarsi e protestare ma di lavorare in maniera costruttiva per cercare di trovare una soluzione insieme".

''La prima ondata è stata molto intensa''

La prima ondata di Covid-19, ricorda Segalini, "è stata molto intensa nel territorio in cui lavoro e in cui vivo". Finita l'emergenza, "insieme a dei colleghi professionisti del mondo della sanità ci siamo riuniti a fine maggio-inizio giugno e abbiamo guardato alle nostre spalle per vedere cosa non era andato bene. Venivamo tutti da territori molto colpiti. In estate c'è stato un periodo di calma rispetto al problema Covid e questo ci ha portato a stilare una serie di proposte che potevano servire a prevenire una seconda ondata molto intensa ed evitare i morti, i disagi e le disabilità avuti nella prima ondata. A Cremona, Lodi, Codogno, Bergamo li ricordiamo tutti, perché ognuno di noi ha perso qualcuno o ha toccato con mano le problematiche che porta questa patologia".

E c'è anche il contributo di questi operatori sanitari nella mozione che chiede misure urgenti per raggiungere 21 obiettivi, firmata dal consigliere regionale Niccolò Carretta (Azione - gruppo misto) e da Elisabetta Strada (Lce). "Quello su cui ci siamo concentrati fin da subito - racconta Segalini - è il fatto che gli ospedali da soli senza dubbio non potessero reggere un'altra ondata così e che la cura del malato andava spostata per quanto possibile prevalentemente sul territorio, per prima cosa decongestionando i pronto soccorso. Perché purtroppo nel sovraffollamento" di questi reparti "la prima cosa che si perde, la prima cosa che salta, è la distinzione tra le vie di accesso per Covid e non Covid", con tutti i rischi che comporta. Altro tema ritenuto cruciale da Segalini, "è lo screening sugli operatori sanitari e tutto il discorso della prevenzione con il vaccino antinfluenzale che ad oggi è stato attuato ancora un po' a macchia di leopardo e sul quale la Lombardia è in ritardo rispetto ad alcune altre regioni".

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